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sabato 04 aprile 2020

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Guido Razzi – L’edonistico metropolitano

Fino al 20 maggio 2009

20.04.2009 - Irene Roberti Vittory



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Un pomeriggio d'Aprile vi trovate a camminare per Roma bagnata dalla pioggia. Le strade si riempiono di riflessi opachi e in mezzo a tutto quel grigio non vi sembrerebbe strano se spuntasse fuori un topo da un tombino. Vi guardate intorno, vi soffermate su qualche vetrina, vi immaginate con questo o quel vestito e di sfuggita osservate la vostra figura che scorre sul vetro. Ci vorrebbe un chilo in più, uno in meno, questo non mi starebbe bene, oddio questo lo adoro... I pensieri nascono così, durante una semplice passeggiata, nella sonnolenta realtà di un giorno qualsiasi. Nascono confusi, disordinati, sovrapposti, si riflettono l'uno nell'altro, si rincorrono. Realtà e fantasia si fondono e quel grigiore della città si trasforma in un'esplosione di colori. La musica vi accompagna: non è solo quella di un vecchio lettore mp3, è il sottofondo interiore, il rumore dei passi, i suoni spesso poco armonici della città. Anche questa è un'esplosione, un'esplosione di note, come nelle stridenti opere di Stravinskij. Non siete lontani da Guido Razzi, artista che a Roma si è formato e consacrato. Quanti colori inconsueti usa Razzi: rosa, turchese, verde acqua, giallo intenso, lilla. Ama la vitalità dei pensieri nascosti, quelli che a volte non si osa dire o che fuggono troppo in fretta perché li si possa catturare; ama la realtà, tutta intera, quindi non si accontenta dell'apparenza. Tra le sue 38 tele esposte ci imbattiamo sovente in manichini, in una dimensione narcisista ed esibizionista: è il tipo di società che produce donne troppo magre e oggetti troppo inutili. Ma sarebbe troppo semplice, e non è nell'ottica di Razzi, fermarsi alle polemiche e alle vetrine dei negozi. Se dietro un vetro c'è un manichino, spettro irraggiungibile e irreale della perfezione, dall'altra parte c'è un essere umano pensante, con tutte le sue manie e le sue ossessioni celate dietro voglie materiali. I volti che incrociamo per strada sono solo forme indistinte, destinate a diventare quasi subito delle astrazioni. Ecco perché accanto ai colori cangianti, alla nitidezza e alla precisione di questo ottimo artista, compaiono, come ectoplasmi, immagini più lontane, più sfumate. Sono le cose che passano in fretta e sono i segni di visioni momentanee, è vero, ma sono anche fantasmi che a volte ritornano, che devono trovare uno spazio perché non sono solo "cose" prive di significato, al contrario racchiudono la complessità della mente, che da esse viene segnata continuamente. Razzi, poi, non abbandona mai Roma, neanche in queste tele: non è un artista propriamente "da cartolina". Non vi capiterà di fermarvi ed esclamare: uh, il Colosseo! Vi capiterà invece, come nel dipinto "Roma capoccia", di trovare un simpatico gruppo di ratti. E in quell'autentico trionfo di colori che è "Arte metropolitana" insieme ai ratti, anche i gatti. Perché a ben pensarci tutti questi animali contraddistinguono Roma. A ben pensarci...sì, Razzi vuole portarci proprio a questo: all'ascolto primitivo dei nostri "stream of consciousness", e insieme a questo al sintonizzarci con la nostra città, con i suoi simboli, con i suoi colori e con la sua multiculturalità. Richiamando il già citato "Arte metropolitana", emerge dal fuoco artificiale di frecce, scritte e colori, anche il volto di una giovane. Ha il capo coperto da un velo e i suoi tratti sembrano mediorientali. Razzi ha letteralmente incorniciato il suo volto. Non è la prima volta che un elemento dei suoi dipinti viene messo in evidenza: è un'azione volontaria dell'artista che vuol far sì che l'attenzione sia puntata lì, particolarmente in quell'area, perché lì soprattutto c'è qualcosa su cui riflettere. E il messaggio che con questa tela, posta a conclusione della mostra, traspare in tutta la sua potenza, è quello di un'integrazione culturale ancora da compiere o, almeno, perfezionare. Le facce della città sono infinite, come le sue strade, i piedi che le attraversano, le vite che vi scorrono, le culture che vi si intrecciano. Come i pensieri in pochi secondi. 

 

Guido Razzi - L'edonistico metropolitano

Dal 17 Aprile al 20 Maggio 2009

Palazzo Venezia, via del Plebiscito 118

Ingresso libero

 

 

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