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martedì 31 marzo 2020

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Claudio Verna, la forza del colore

fino al 14 maggio 2009

25.04.2009 - Irene Roberti Vittory



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Entrando nella galleria Margutta ci si imbatte in un gioco di "specchi". Lo sguardo rimbalza a destra e a sinistra, i colori accesi fanno sgranare gli occhi. Ci si chiede cosa ci sia sotto quei colori, se si debba trovare una figura nascosta. No. Il messaggio è tutto lì. Colore, colore, colore. Colori disposti su altri colori; colori che, afferma Verna, sembra siano stati stesi sulla tela una sola volta. Sembra di vedere un solo colore. Ma, continua l'artista, è solo un'illusione: sotto l'arancione vivissimo, si nascondono altre tinte che hanno fatto sì che quell'arancione, apice di una ricerca, risultasse in quel modo. Il colore che vediamo è solo la punta di un iceberg, l'iceberg dello sperimentalismo pittorico. Da pittore attento quale è, Verna non concentra tutte le sue energie unicamente sul colore. Altre "macchie", sfumature e ricerche di luce rendono i colori realmente "vivi", tanto che a guardarli, dopo un po', la vista comincia quasi a soffrire. Sono pugni gentili quelli di Verna, ipnotizzanti i suoi arancioni e i suoi blu, frutto di anni di studio; studio che è stato accelerato negli ultimi sette anni proprio con i colori acrilici: per trent'anni, infatti, l'artista è rimasto ancorato ai colori a olio. Fino a questa svolta, a questa fase della carriera che, dice Verna stesso, è la più intrigante. Il disegno non serve, non esiste. È il colore stesso a sostenere lo spazio nella tela, a strutturarlo. Alcune tele presentano delle linee, dei tratteggi, delle crocette che ricordano pavimenti ancora da realizzare, mattonelle da incastrare; ma anziché supportare materia geometrica, sono perse nella dimensione allucinogena di colori, nella sperimentazione elaborata ora di un lilla ora di un bianco. Resta difficile inquadrare i colori in maniera semplicistica poiché ogni puntino - pixel diremmo - sfocia in un altro colore, e flussi continui di sfumature rendono i quadri dinamici. Ad impressionare gli occhi e amplificare l'effetto potente dei colori, contribuisce anche la dimensione delle tele. Sono tutte piuttosto grandi e, con il loro fluire psichedelico, catturano l'osservatore assorbendone completamente l'attenzione. Impossibile non trovare almeno un dipinto di fronte cui incantarsi. A farla da padrone è l'imponente "Grande arancio", realizzato nel 2007. Così Verna si esprime sull'opera: "Questo monocromo arancione è il quadro più ambizioso della mia carriera. Sembra fatto di nulla, solo una superficie colorata, e invece ci ho lavorato strenuamente, non con le pennellesse, ma intervenendo col pennello piccolo su ogni millimetro della tela. Volevo realizzare il mio sogno di sempre: la massima saturazione di luce e colore, un colore talmente carico da contenere tutti i colori possibili. L'arancione di questo dipinto non è stato steso direttamente sulla tela bianca, ma è la risultante di un procedimento in cui alla monocromia si arriva attraverso innumerevoli passaggi dei più svariati colori. D'altronde, tutti i monocromi di questa mostra vanno letti così: lavori stratificati e complessi che della monocromia hanno solo l'apparenza."La cura del particolare e la sperimentazione sono parole d'ordine per l'artista. E il colore è il protagonista assoluto: dolce ammaliatore ed energico strumento di comunicazione. 

 

Claudio Verna

Galleria Emmeotto – via Margutta 8 - Roma

Dal 16 Aprile al 14 Maggio

Orari: martedì-sabato 11-13:30 e 15-19:30. Lunedì su appuntamento

www.emmeotto.net

 

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