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lunedì 10 agosto 2020

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Razza partigiana

Storia di Giorgio Marincola (1923-1945)

04.05.2009 - Giuliana Caprioglio



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  Di questi tempi in cui si propone di equiparare i repubblichini ai partigiani, dimenticando che la sovranità dello stato era al Sud dove si era trasferito il re e non al Nord dove un primo ministro destituito dal re aveva fondato una "repubblica" al servizio di un esercito invasore; in cui c'è chi pensa di cambiar nome al 25 aprile trasformando la Festa della liberazione in festa della libertà (del popolo della libertà?), questo libro giunge a proposito per ricordarci cosa fu il movimento partigiano e chi furono i partigiani.
In questo libro, infatti, gli autori ricostruiscono con rigore storiografico e facendo ricorso ad una grande quantità di fonti il percorso umano breve ma intenso di un giovane che a  vent'anni decise di lasciare tutto: l'università, gli amici, gli affetti per unirsi ad una formazione partigiana di Giustizia e Libertà e, combattendo, morire. Morire per un'Italia matrigna perché questo giovane, Giorgio Marincola, era figlio di padre italiano e di madre somala, "meticcio" e "nativo", secondo il raffinato vocabolario delle leggi razziali. La vita di Giorgio Marincola viene seguita  nel suo percorso dalla nascita, al trasferimento in Italia (struggente la foto della madre con dedica al figlio pubblicata in apertura del testo), agli studi presso il liceo Umberto I. Qui la vita del giovane si incrocia con quella di una personalità di altissima caratura: Pilo Albertelli, professore di storia e filosofia e uno dei martiri delle Fosse Ardeatine, che avrebbe lasciato un indelebile impronta nei suoi allievi. E' probabilmente l'incontro con Albertelli a determinare in Giorgio Marincola una presa di coscienza della insostenibilità della dittatura fascista, presa di coscienza che ne determinerà l'ingresso nella resistenza.
Il saggio dedica ampio spazio alla ricostruzione dei caratteri della resistenza romana, una resistenza "minore" ma che, come mettono bene in evidenza gli autori, trovò ricco alimento nelle scuole con figure di docenti carismatici e saldamente antifascisti e, in quanto tali, in grado di indirizzare saldamente le convinzioni politiche dei loro allievi. Sono ricordati, accanto ad Albertelli, altri professori dell'Umberto I (oggi intitolato a Pilo Albertelli): Gisella Serra, Giovanni Battista Salinari, l'insegnante di religione don Pisanelli.
Dopo l'arresto di Albertelli il primo marzo del 1944 da parte della  famigerata banda Koch, i suoi ex allievi entrati nella resistenza si allontanano da Roma, Giorgio Marincola si trasferisce nel Vitebese. Rientrato a Roma assiste all'ingresso in città delle truppe americane e decide di continuare a combattere. Si reca quindi in Puglia per seguire un corso di addestramento organizzato dall'esercito inglese e quindi viene paracadutato nel Nord;  arrestato viene internato nel campo di Bolzano, liberato, rifiuta di essere trasferito dalla Croce rossa in Svizzera per recarsi in Val di Fiemme ed entrare in contatto col Cln di Cavalese. Inizia qui l'ultimo atto della vita di questo irriducibile giovane uomo. La sua strada, il 4 maggio 1945, ad armistizio firmato, incrocia quella di una colonna tedesca in ritirata ma non sazia di morte. I tedeschi avanzano innalzando la bandiera bianca, Marincola è ad un posto di blocco, i tedeschi a tradimento aprono il fuoco, Giorgio ed altri partigiani muoiono. I Tedeschi mettono a ferro e fuoco i paesi di Stramezzino e Molina, uccidono numerosi civili, carabinieri e partigiani.
Si chiude così la breve vita di un giovane che coltivava il sogno di laurearsi in medicina e tornare in Somalia per fare il medico ma restò in Italia e sacrificò la sua vita per liberarla dalla dittatura e dall'oppressione nazista.

Carlo Costa- Lorenzo Teodonio
Razza partigiana. Storia di Giorgio Marincola (1923-1945)
Prefazione di Alessandro Triulzi
Pavona, Iacobelli editore, 2008
pp. 162
euro 14,90

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