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sabato 30 maggio 2020

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Maestri dell’Avanguardia russa

Chagall, Kandinskij, Malevich fino al 26 luglio

17.05.2009 - Irene Roberti Vittory



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Da una piccola e malinconica stanzetta al mondo delle fiabe; da poche figure geometriche, quadrati in primis, a milioni di figure accatastate, come riflessi di uno specchio rotto. Dall'anima alla realtà tangibile, senza che le due cose si separino mai. Ampio è il panorama tematico e concettuale presentato da Chagall, Kandinskij, Filonov e Malevich. Chagall apre le porte della sua camera e ciò che vi troviamo è quotidianità malinconica, onirica. Come se quello che si vede da fuori la finestra fosse troppo amaro per riportarlo sulla tela così com'è. Meglio rifugiarsi in un certo non so che di fantastico, di alterato. Sì, meglio alterare la realtà. Lo fanno i bambini, lo fa anche Chagall; ma Chagall bambino non è più, e con la coscienza del grande artista non evade mai dalla storia, né dalla sua né da quella della sua terra. Kandinskij può farci credere di essere ancora bambino. Ma le sue forme malleabili e perfette e i suoi colori altro non sono che il frutto di un'accuratissima ricerca cromatica, ricerca che non vuole essere sperimentale, bensì spirituale. Osserviamo, meravigliamoci, riflettiamo. Ecco che l'osservatore diventa attivo, è parte integrante dell'opera perché vive su di sé gli effetti della contemplazione, canalizzandoli in maniera soggettiva, senza scervellarsi tanto su chi è l'autore e quale messaggio vuole lasciar intendere con quel quadro. Nella sala più ampia di Villa Olmo, si dispiegano le tele di Malevic. Siamo alle prese con la sensibilità pura, con la pura negazione dell'oggetto in sé e l'elevazione della "simpatia" che con esso si instaura. In una parola, Suprematismo. E la forma ideale della purezza sensibile è il quadrato, che con la sua apparente rigidità si presta, invece, ad innumerevoli trasformazioni dalla incalcolabile carica suggestiva. E' il caso degli ipnotici quadrati bianchi e neri, o di disposizioni disordinate di forme: i quadrati scivolano, sembrano effettivamente covare all'interno una forza centrifuga che ben presto li proietterà altrove, o li costringerà ad una metamorfosi. Quando il comun denominatore rimane la suggestione ma la tecnica si fa molto più minuziosa, qui irrompe Filonov. Quarto artista non citato nel titolo ufficiale della mostra, definirlo "Picasso russo" sarebbe come minimo riduttivo, e scorretto. La scomposizione in parti minuscole ("bisogna disegnare con tenacia e precisione ogni atomo") e la frammentazione della realtà, restituita agli occhi in tutta la sua complessità, fa emergere piante di città e volti umani e animali; insomma, dopo la sorpresa della minuziosità tecnica, sono i significati a risalire con la loro spinta inquieta. Spinta che si fa addirittura terrifica ne "Il festino dei re", opera densa di tragicità storica nonché personale: fu accanto ad essa che l'artista venne ritrovato morto a causa della fame e del freddo. Tutto il tracciato lasciato da questi quattro maestri, in realtà, è impregnato di Russia - come potrebbe essere altrimenti? - e della sua drammaticità in un'epoca che non concedeva vita, né dignità, né umanità. Avanguardia è un termine positivo per la storia dell'arte perché ne rappresenta una progressione, un nuovo approccio. E allo stesso tempo accoglie in sé gli sguardi ora spenti ora attoniti degli artisti e di tutta quella società allo sbando che essi rappresentano. Sguardi attoniti che diventano anche quelli dei visitatori costretti, da sensazioni ed evidenze visive, a fare i conti con quella storia, fatta di arretratezza e poveri abbandonati a loro stessi.    

"Chagall, Kandinskij, Malevich. I maestri dell'Avanguardia russa"
Villa Olmo (Como) - Dal 4 Aprile al 26 Luglio 2009
Martedì, Mercoledì e Giovedì 9.00-20.00
Venerdì, Sabato e Domenica 9.00-22.00
Lunedì chiuso
Biglietti: intero 9 €; ridotto 7 € (giovani fino a 18 anni e studenti fino a 26, over 65)

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