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giovedì 02 luglio 2020

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Le sfide dell’Europa, a 30 anni dalla prima elezione del Parlamento

Un dibattito promosso dalla Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale

24.05.2009 - Luigia Bersani



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ROMA - Sono passati più di 60 anni da quando Altiero Spinelli, in quel di Ventotene, ipotizzò l'idea di un' Europa unita. Sono passati più di 60 anni e ancora le idee del primo grande politico europeista, allora rivoluzionarie, oggi in parte accettate, non sono entrate a far parte del patrimonio condiviso dei popoli europei. Perché le istituzioni europee, dopo decenni  di esistenza, sono istituzioni aliene rispetto al sentire comune? Perché le istituzioni europee non dimostrano  la stessa capacità di mobilità, coinvolgimento e scambio che invece dimostrano i cittadini europei in un' epoca in cui nei fatti più che nella forma le barriere tra gli Stati dell'Europa sono state abbattute? Ne hanno discusso, lo scorso 19 maggio presso il Salone delle Conferenze della Società Italiana per l'Organizzazione Internazionale, in un incontro organizzato dalla stessa SIOI e dalla Rivista di affari europei "Gli Euros", presentata per l'occasione dal Presidente Giulio Bolaffi, il senatore Francesco Rutelli, Presidente del Partito Democratico Europeo, l' eurodeputato PdL Jas Gawronski, Luigi Daniele, docente di Diritto dell'Unione Europea all'Università di Roma Tor Vergata, e Giuseppe Sacco, docente di Economia internazionale e Movimenti dei popoli e relazioni internazionali all'Università Luiss Guido Carli. Il dibattito, dal significativo titolo "Le sfide dell'Europa, a 30 anni dalla prima elezione del Parlamento", ha visto come moderatore Maurizio Caprara, giornalista del Corrieire della Sera.

L'Europa unita nel suo nascere si è presentata come un'Europa del progresso, un'Europa che ha contribuito alla riabilitazione del dopoguerra, che ha concorso all'eliminazione definitiva dei postumi delle dittature dal suo territorio. Un' Europa che non era solo un'utile coesione politica volta a ricostruire le  macerie, ma rappresentava e ha rappresentato un orizzonte di crescita e soprattutto di integrazione tra popoli e nazioni in guerra tra loro  fino a quel momento. Con questo spirito e queste certezze si andò alle urne per le prime elezioni dirette del Parlamento Europeo nel 1979, successo conclusivo di una prima fase dell'integrazione e al tempo stesso sigillo di una nuova idea di Europa unita. Oggi, dopo 30 anni, dopo che passi enormi sono stati mossi per raggiungere quegli obiettivi per cui ab origine l'Europa era stata concepita, dopo che si è giunti ad un altissimo livello comune di democratizzazione, l'entusiasmo con cui si votò nel '79 sembra essersi disperso in un'apparente acquiescenza, che tiene lontana i cittadini da qualunque tipo di fervore politico volto all'innovazione. L'Europa  viene data per scontata, non viene considerata dalla maggioranza con l'attenzione che merita la sua capacità di rinnovarsi, la sua capacità di trasformarsi da " Continente Antico", culla dei primi modelli di valori e società, a continente che assume a livello mondiale un peso rilevante nell'era della globalizzazione.

Probabilmente, si spiega nel corso della conferenza, attualmente l' Unione europea viene considerata come un'entità invadente che mira ad ampliare con sempre più tenacia le proprie competenze, tanto più con la previsione, con la possibile entrata in vigore del Trattato di Lisbona, dell'estensione della procedura di codecisione anche per le materie del terzo pilastro, materie che coinvolgono politiche molto delicate quali quelle dell'immigrazione e dell'asilo politico. E' proprio questo sentimento di popolo sottoposto ad un potere estraneo e  superiore che rende l'Europa molto più lontana dai suoi cittadini di quanto non lo sia realmente e, conseguentemente, la rende una entità da trattare con diffidenza. La direttiva sui servizi nella sua ultima versione del 2006, direttiva Bolkenstein, ha aiutato a mettere un freno alla disciplina dei paesi d'origine e ciò ha rappresentato un passo importante verso un'idea di comune utilità delle decisioni prese dalle istituzioni europee, ha rappresentato un passo significativo verso un pensiero "comune" che non può più prevedere limiti di frontiera per funzionare adeguatamente. Nonostante tale recente e  importante progresso l'Europa non è ancora in grado di esprimere una vera leadership comune; durante il dibattito si è parlato di un' Europa che non vive solo di condivisione di democrazia e diritti umani, ma che deve anche prendere delle decisioni che siano comuni al sentire generale degli europei perché ci si possa realmente rispecchiare in una politica europea. Per far sì che ci sia interoperabilità, risparmio di spesa, che si lavori sull'immigrazione e sull' ambiente le singole politiche statali devono necessariamente convivere perchè siano efficaci. Ci si è avvicinati molto negli ultimi anni a questa idea, ma evidentemente, vista la riluttanza generale verso ogni forma di invadenza "continentale" e visto il disinteresse diffuso, c'è ancora bisogno di chi si faccia vessillo di una nuova Europa.

Questi i propositi e le problematiche emersi durante l'incontro, propositi indubbiamente accessibili ma non ancora a portata di mano. Sarà da vedere se il motto dell'Unione "Uguali nella diversità" toccherà il cuore dei suoi cittadini con più ardore verso l'uguaglianza o verso la diversità.

 

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