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Cecità

29.05.2009 - Angela Di Matteo



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È proprio vero, Saramago non sbaglia un colpo. Cecità, romanzo del 1995, non puzza di vecchio, anzi, è una delle opere migliori che l'anziano scrittore portoghese abbia composto.
Difficile dire quale sia la trama. Esistono sì dei personaggi e la storia segue perfettamente quella struttura narrativa teorizzata secoli orsono dagli antichi Greci. C'è una situazione iniziale che viene poi sconvolta da un imprevisto del tutto bizzarro, lo svolgimento, le prove che devono affrontare gli eroi e una soluzione lenitiva. Ma Saramago non racconta solo delle storie. Attraverso la lente distorta del mondo prova a raccontare la vera grande storia dell'Uomo. Ciò che leggiamo non è altro che un mezzo per poter entrare fin nell'intimo di questo strano essere, fatto di carne e di cuore, anima e cervello. Scava nella sessualità e nell'amore così come affronta questioni sociali e politiche.
Ancora una volta Saramago ci presenta una situazione assurda, improbabile quanto allucinante, eppure del tutto credibile. In un Paese qualunque in una città qualunque -Lisbona?- d'un tratto la popolazione inizia a perdere la vista. Senza nessuna discriminazione, uomini e donne, ovunque si trovino, cadono nel vuoto e le immagini restano un lontano ricordo. Si tratta però di una cecità davvero strana: i ciechi vedono tutto bianco, come immersi in un mare di latte. Immediatamente l'esercito prende in mano la situazione e isola gli infetti in un ex-manicomio. Senza acqua potabile, alimentati solo da cibi scaduti e malsani e abbandonati completamente a se stessi, i ciechi restano imprigionati per giorni in una struttura fatiscente, non certo adatta ad ospitare centinaia di persone malandate e prive di guida. E qui scatta l'analisi antropologica di Saramago. Come una ricetta culinaria assembla gli ingredienti e vede poi cosa ne salta fuori.
Prendete un centinaio di persone, costringetele a una vita comunitaria senza regole né capi e lasciatele soffriggere a fuoco lento in un ex-manicomio -a questo punto quanto ex?- senza acqua né cibo. Ovviamente devono essere tutti ciechi, altrimenti non c'è gusto.
Dopo i primi giorni tutto il marciume dell'uomo uscirà fuori, dando grande prova di sé. Aggiungete in fine un cucchiaio di pura cattiveria e il piatto è pronto. Ma siamo davvero così deplorevoli come esseri? Alcuni di noi certamente lo sono, per fortuna c'è chi riesce a rialzare la media. Se da un lato, infatti, Saramago ci mostra la parte più bassa e sporca dell'Uomo, dall'altra lascia la porta aperta alla redenzione, piccolo e flebile spiraglio che si intrufola tra i rifiuti. C'è chi il male lo vede, lo sente e lo subisce, e tuttavia mantiene la propria dignità di persona. C'è chi da cieco torna a vedere, a vedere davvero cos'è l'Uomo. C'è chi da cieco resterà tale, perché ha chiuso gli occhi quando ancora poteva usarli.

 

AUTORE: Josè Saramago
TITOLO: Cecità
EDIZIONE: Einaudi 2005

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