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venerdì 10 aprile 2020

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La Filosofia va in Scena

Si è tenuto a Roma, dal 9 al 13 maggio, il Festival della Filosofia: un’occasione per riflettere, dibattere, approfondire le dinamiche del nostro tempo, facendo una cosa che non va più di moda: usare la testa.

22.05.2007 - Stefano Tretta



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L’Auditorium della Capitale ha registrato un altro pienone di gente assetata di cultura. Sembra strano, per i tempi che corrono, osservare che una manifestazione come il Festival della Filosofia attragga così tante persone, e così tanti giovani, così come era stato per il Festival della Matematica.
Il Comune di Roma, sicuramente in controtendenza con il modello di società stereotipata e monocorde che ci viene offerta dai reality show e dai media, persevera, e fa bene, nella diversificazione dell’offerta culturale; in un momento storico in cui l’ignoranza è un vanto e la cultura un optional neanche tanto utile, eventi in cui si ragiona e si usa la testa sono incredibilmente propizi a ricordare a tutti che il confronto delle idee non significa solo rissa televisiva o gara di insulti, ma rappresenta un momento in cui più relatori sostengono una propria tesi, argomentandola con serenità ma vigore intellettuale, con lo scopo che l’ascoltatore si costruisca una sua idea sul tema trattato.

Ho assistito a due dibattiti, entrambi su un tema che mi sta particolarmente a cuore, ma soprattutto campeggia nelle discussioni socio-politiche quotidiane: la laicità dello Stato e il dialogo fra fede e ragione.
Il primo vedeva confrontarsi Paolo Flores D’Arcais e Giuliano Ferrara, i quali hanno dibattuto e presentato il loro punto di vista sull’argomento: “La volontà di Dio è compatibile con la democrazia?”. Bene, due argomentazioni opposte, antitetiche, ma legittime ambedue, con Ferrara nei panni consueti e consapevoli del gigione-provocatore, convinto nell’affermare l’incontrovertibile ruolo salvifico del cristianesimo nella società contemporanea, e D’Arcais più mite, ma fermo e deciso nel sostenere la necessità di uno Stato laico che salvaguardi chi si affida, in primo luogo, ai dettami costituzionali.

Il secondo dibattito aveva un carattere maggiormente cattedratico, meno “politico”, se mi passate il termine: la tavola rotonda di pensatori era composta da personalità di primo piano, riunite per offrire al pubblico il loro punto di vista sul tema “Fede e Ragione”.
Il fondatore del quotidiano “La Repubblica”, Eugenio Scalari, ha sostenuto la tesi delle due rette parallele, necessariamente dialoganti ma dissimili nella loro reciproca legittimità; di qui l’affermazione della divisione fra sfera privata e pubblica, inserite nella laicità delle istituzioni; su questa linea si sono inseriti i filosofi Savater e Pievani, che dal canto loro hanno sottolineato il bisogno di dialogo fra laici e credenti. Infine, monsignor Coda, professore dell’Università Lateranense, ha offerto un punto di vista decisamente convincente e legittimo riguardo il ruolo della religione e della Chiesa nella società moderna, ovvero di non ingerenza ma nemmeno di silenzio: peccato che, come sottolineato da Scalari, le gerarchie ecclesiastiche non siano esattamente sulla stessa lunghezza d’onda.

Per tornare ai contenuti generali della manifestazione, tanti altri gli incontri di alto livello intellettuale, e numerose le presenze di illustri pensatori, come Galimberti, Vattimo e Augé.
Un’occasione importante per riflettere, capire di più il presente ed uscire dalla sterile battaglia politica che oramai si accapiglia furiosamente anche su temi come la famiglia, i diritti civili e il rapporto fra laici e credenti sui quali, francamente, sta costruendo un teatrino indecoroso.

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