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Mario Moretti - Silenzi

04.06.2009 - Luigia Bersani



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  " Un uomo che entra nel deserto quando ne esce non è più lo stesso". E' quanto afferma Mario Moretti nel descrivere la sua esposizione pittorica, " Silenzi" ospitata presso il prestigioso Palazzo della Provincia a Roma. L'autore sostiene che nel deserto esiste un che di metafisico, un qualcosa che va oltre la fisicità delle cose. Le opere di Moretti rappresentano i deserti della Namibia, della Libia e del Gobi: luoghi eterni, incontaminati, privi di qualsiasi riferimento spaziale o temporale, per l'appunto metafisici.
Moretti, pittore sin dalla giovane età, ha frequentato prestigiosi atelier quali quelli di Guttuso, Porpora, Guccione e Calabria.
L'artista ricerca, quali soggetti delle sue opere, paesaggi primordiali, rappresentativi, almeno figurativamente, delle origini del mondo; il suo interesse per la genesi terrestre l'ha portato ad essere un pittore attento alla realtà naturalistica, scrutatore degli intimi segreti di questa.
" Se non avessi fatto il pittore"- dice - " avrei fatto il geologo". A conferma di questo suo interesse viscerale per la terra, stanno i suoi primi lavori raffiguranti i fossili estratti da una cava dal pittore stesso. Infatti la sua passione per la natura lo porta a dipingere solo ciò che egli vive fisicamente, Moretti in questo modo elimina il distacco esistente tra realtà e rappresentazione, rendendoli un tutt'uno con la tela. Questo suo incorporeo realismo naturalistico si accompagna con la dinamicità che è propria di ogni cosa, così come Morandi ha riprodotto nella sua carriera artistica centinaia di bottiglie sempre uguali ma sempre profondamente diverse, allo stesso modo egli riunisce le sue opere in tematiche cicliche, ripetitive ma sempre differenti. Sono esposti nella mostra il "ciclo del deserto" e il "ciclo della macchia mediterranea", sbocciato durante la sua permanenza a Castel Porziano. In questi casi è la luce che svolge un ruolo fondamentale nella diversificazione delle opere, fungendo da unica bussola in luoghi, quali i deserti, che per definizione non dispongono di alcun tipo di riferimento stabile.
L'artista ripercorre sempre la stessa tematica pur nel rinnovo e nell'evoluzione della pittura; è proprio il suo amore per la natura, la sua continua ricerca di purezza e incontaminazione che gli consente di scovare ogni minima evoluzione nei soggetti che ritrae.
" Silenzi"è il nome dato all'esposizione, loquacemente silenti sono i paesaggi che vengono ritratti, loquacemente silente è la ricerca personale dell'autore verso il primordio della natura.

 

Palazzo Valentini,
via IV novembre 119 A, Roma
11 maggio-22 maggio 2009,
orari lunedì – venerdì 10.30 – 19.00;
sabato 10.30 – 13.30
Chiuso: sabato pomeriggio e domenica

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