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lunedì 25 maggio 2020

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Pietro Millenotti – Impronte sull’acqua

Fino al 19 giugno 2009

09.06.2009 - Irene Roberti Vittory



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  Anche quest'anno la fotografia la fa da padrone a Roma. E per fortuna a essere baciato dalle nuove proposte non è solo il centro storico. A metà strada fra Eur e Garbatella c'è una delle succursali del festival internazionale FotoGrafia: stiamo parlando di Officine Fotografiche, che raccoglie le foto del giovane Pietro Millenotti. Tema? Beh, siamo lontani da Roma; c'è dell'acqua, c'è un fiume. E non può essere il Tevere. Il protagonista è il nord, il nebbioso nord, con le sue valli e il "nostro" fiume maggiore, il Po. Fotografare la nebbia e avere a che fare con un'atmosfera piuttosto surreale, o da film fantasy, può lasciare interdetti. Perché mai un'esposizione scientifico-geografica all'interno di una mostra d'arte? Serve l'impegno di un artista per vedere scorci di un paesaggio che va da Piacenza a Ferrara? No, non serve. Non servirebbe se si trattasse di un semplice reportage documentaristico, o di un turistico giro in battello. Ma Millenotti punta l'attenzione sul rapporto tra fiume e uomo. Ennesima battaglia ecologista? Non tanto, non solo. Le immagini che ci troviamo innanzi, quella romantica nebbiolina, quella solitudine e quel silenzio emanati, sono specchio di una natura solo apparentemente incontaminata. Una natura che non è solo immondezzaio dell'uomo - lo vediamo, diverse foto lo testimoniano - ma che è la culla impassibile di civiltà (e inciviltà), di storie, di tracce lasciate e mai cancellate. Un fiume che è una madre e una spugna. Vede, accoglie, odia ma non rigetta. Assorbe. Si ribella, perché alcuni detriti, lì in mezzo, non c'entrano proprio niente, e imbruttiscono la zona. C'è anche un cavalluccio proveniente da una giostra. Proprio come quelli del film "Mary Poppins". E se l'animo più fintamente ingenuo si chiede se quello sia un segno della materializzazione della fantasia o del passaggio di una "baby-sitter volante", l'animo più pragmatico e razionale si chiede come possa essere finito lì. E cosa ci fa un camper in mezzo alla pianura? Nomadi in pellegrinaggio, temporaneamente in pausa, o inutilità presente da chissà quanto? Riflessioni molteplici e pensieri scissi. Ma ciò che appare evidente è che ci sono oggetti artificiali in un ambiente naturale. Ci sono disegni che appaiono come primitivi graffiti, fissati sul legno, in quella natura che a tratti ricorda "Into the wild", selvaggia ma calma. Un ossimoro. L'arte di Millenotti sta nel rendere l'"artisticità" del paesaggio, perché un paesaggio artistico è un paesaggio che ha conservato la sua bellezza originaria, i suoi tratti peculiari. E la bellezza al "naturale", si sa, è amata da chi se ne intende e anche da chi non se ne intende. Se poi è vero che amore e rispetto vanno a braccetto, chi impara a vedere, e amare, la bellezza, non può che rispettarla. Questo fanno le foto di Pietro Millenotti: evocano un ambiente che non è più com'era, che valorizzato sarebbe...come dovrebbe essere: "antropomorfizzando" diremmo semplicemente se stesso. Ciò che deve essere eliminato è ciò che dalle foto emerge prepotentemente, che è rovina dell'armonia naturale. Ciò che è ineliminabile e necessario è il passo amorevole dell'uomo sulla sua terra. E necessario è pure che un fotografo, come Millenotti, sappia coglierne la vera forma, al di là degli "intrusi" e della malinconica nebbia padana.

Pietro Millenotti - Impronte sull'acqua
Dal 4 al 19 Giugno 2009 - Via Casale de Merode 17a, Roma
Ingresso gratuito
Orari: dal Lunedì al Venerdì dalle 16 alle 19,30 - Sabato dalle 10 alle 13
www.officinefotografiche.org   

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