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Luoghi a Roma

Fino ll'8 novembre 2009

30.09.2009 - Luigia Bersani



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   Lungo le sale settecentesche del Museo di Roma a Palazzo Braschi, tra busti marmorei e ritratti di Papi, cardinali, aristocratici, tra ricostruzioni pompose di feste, celebrazioni, cerimonie, tra mobili intarsiati e tavoli incastonati di marmi policromi, si snoda un percorso di opere parallelo, silenzioso, freddo, che alle cornici dorate sovrabbondanti e barocche contrappone l'essenziale linearità di squadrate lamine bianche di materiale plastico ed ai colori ed alle porpore dei ritratti di nobili ed ecclesiastici contrappone la sobria uniformità del bianco e nero. Le 40 immagini del fotografo norvegese Morten Krogvold si inseriscono, quasi di prepotenza nelle loro grandi dimensioni e nella loro dissonanza rispetto all'ambiente, in un mondo che, seppure siano spesso gli stessi i luoghi ritratti, non è il loro. Eppure seguendo il percorso delle grandi fotografie si ha l'impressione di effettuare un lento cammino per Roma; non è casuale che le immagini siano tratte da un volume "Roma-sette passeggiate" che proprio lungo un ipotetico percorso articola i suoi capitoli.

   Ma è un cammino che esprime le emozioni del suo protagonista e le cui immagini sono filtrate dal sentimento che guida il suo occhio e la sua vecchia Hasselblad.  Un cammino in un'ambientazione oscura, notturna anche quando ritrae scene di vita diurna, attraverso luoghi di Roma deserti, in cui le poche persone che appaiono sembrano essere presenti solo come incastonamento e completamento, estetico o comunque inevitabile, dei veri protagonisti delle immagini, i monumenti, le statue, le chiese, i paesaggi di Roma.  Si avverte il freddo lungo la successioni delle immagini, il freddo delle regioni del Nord, dell'autunno e dell'inverno, "le stagioni più emozionanti" nella citazione iniziale dell'autore.  Cieli scuri, uniformi anche nelle immagini diurne, nuvole dense ed incombenti.  Una Roma nordica, quasi immersa nella notte artica.   

   Si cammina per Roma partendo da una Piazza Navona notturna, deserta, sfumata nella nebbia, di sfondo ad una Fontana di Nettuno violenta nella sua centralità e nella brutalità dei suoi chiaroscuri. Si prosegue verso un Pantheon posto dalla prospettiva aerea al centro di un anello stradale che non si coglie dal livello da cui usualmente lo osserviamo, anche esso notturno, in cui le figure delle persone pur presenti non sono sufficienti a contrastare l'atmosfera del vuoto e della solitudine. Nella notte delle immagini, le luci dei lampioni o dei fari delle auto sono tramutate in stelle dalla deformazione dei filtri e indistinte aree di luce proiettano sul suolo le illuminazioni delle vetrine dei negozi.  Più si percorre la strada e più appare evidente come sia in realtà una sola la vera protagonista attiva di tutte le immagini, la luce. Questa si disegna in fasci geometrici potenti incastonati tra le lesene all'interno della Basilica di San Pietro, o che traspare, solare ma senza sole, tra i rami dei pini di Villa Borghese. Definisce i piani delle prospettive e che decide quale statua debba essere centrale e quali secondarie non nella prospettiva ottica ma nel sentimento di chi le osserva e tenta di fissarne le emozioni suscitate.  Se la luce è il protagonista emotivo del percorso, il protagonista tecnico è il modulatore della sua apparizione, il bianco e nero. Utilizzato con una maestria che dalla competenza tecnica sconfina nell'espressione dell'arte, l'infinita varietà dei toni dei grigi, il loro contrasto sfumato con i bianchi e con i neri, il contrasto violento tra questi due, riescono a fare stagliare una candida Paolina Borghese dal fondo oscuro della prospettiva delle sale, i Dioscuri del Campidoglio da  tutto quanto li circonda, le statue dai ruderi a cui si antepongono.  La commistione del bianco e del nero sembra fare brillare di luce propria  fontane e sculture colpite dal flash. I primi piani appaiono, nei dettagli che solo l'infinitesimo contrasto di ombre e luci riesce a definire, in un'altra dimensione rispetto agli sfondi, nell'aquila scolpita di Palazzo Mattei, nelle architetture costruite con teschi nella cripta della Chiesa dei Cappuccini, nel primo piano del leone dello zoo.

   Pochissime le figure umane viventi, molte di meno di quelle inanimate, le statue. Poche e presenti solo in un significato di caratterizzazione dei luoghi, come le due suore che pregano nella cappella laterale della chiesa di S. Brigida in Piazza Farnese, o le donne che risalgono inginocchiate i gradini della Scala Santa.

   Una Roma triste quella che appare nelle immagini e che lungo il percorso raffredda anche l'animo del visitatore.  Una vena depressiva accompagna la presentazione dell'Autore e forse fornisce anche una chiave di lettura del sentimento che permea l'opera.  "...A Roma si avverte la presenza della morte..., una sensazione nostalgica e melanconica che segue l'incontro con le magnifiche chiese, i monumenti ed i cipressi del cimitero...".    Un sentimento che ci richiama anche esso alla malinconia delle popolazioni del Nord, che fa sì che il candore del marmo delle statue ci ricordi gli spettri di Ibsen, che vede ancora Roma in una collocazione diversa da quella in cui si è abituati a  viverla.  Ed alla fine sembra quasi meravigliare che un'aurora boreale non si stagli pallida ed indefinita sul cielo oscuro che fa da sfondo al Colosseo.

 

29 settembre - 8 novembre 2009

Palazzo Braschi, via s.Pantaleo, Roma

Tel: 0682077304, 0667108303

da martedì a domenica ore 9-19 (la biglietteria chiude alle 18)
Ingresso: intero € 6,50; ridotto € 4,50

 

 

 

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