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domenica 09 agosto 2020

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L’Arma per l’arte. Antologia di meraviglie

fino al 30 gennaio 2010

13.10.2009 - Luigia Bersani



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   E' una mostra inconsueta quella che si visita nelle sale del Museo Nazionale di Castel Sant'Angelo. Non è dedicata ad una specifica forma di arte, né ad un definito periodo storico, né all'opera di un singolo artista, né ad una scuola o movimento di arte o cultura. Le opere esposte distano tra di loro molti secoli, appartengono ad espressioni artistiche diverse, non appare evidente alcun elemento comune a tutte che ne giustifichi la riunione in un'unica esposizione. Eppure esiste un importantissimo filo conduttore nella logica seguita nella raccolta delle opere esposte, un fattore comune tra di esse che fa riferimento non alla loro natura od alle loro peculiarità in quanto opere d'arte, ma alle loro singole storie, non a quelle della loro creazione e dell'antico passato a cui appartengono, ma alla storia recente di ognuna di esse.  Tutte le opere esposte sono il frutto del lavoro di ricerca e di recupero del Comando dei Carabinieri per il Recupero del Patrimonio Culturale. Si tratta di opere, in altri termini, già trafugate dalle loro sedi di appartenenza originaria, chiese, musei, collezioni private, o illegalmente esportate all'estero, o anche, frequentemente, rinvenute in modo clandestino e direttamente vendute a collezionisti o musei stranieri.  Sigle giuridico-burocratiche descrivono le tre sezioni della mostra: Beni Culturali recuperati all'estero a seguito di attività extragiudiziali, Beni Culturali recuperati nel territorio nazionale, Beni Culturali recuperati a seguito di commissioni rogatorie internazionali. Ma l'interesse per la descrizione d'ufficio delle modalità seguite per il recupero, pur di per sé estremamente utile per la conoscenza di realtà operative illegali di colossali dimensioni, ruotanti in modo organizzato intorno a mercati di decine di migliaia di opere d'arte od archeologiche ed ad un volume economico di centinaia di milioni di euro,  sfuma gradualmente in secondo piano lungo il percorso dell'esposizione e cede il posto alla meraviglia per la natura, la bellezza e l'importanza delle opere esposte.

   Lungo i camminamenti e nelle sale affrescate del museo, tra archibugi, bombarde e catapulte, appaiono agli occhi del visitatore opere di un rilievo storico e di un livello artistico altissimi. All'ingresso della mostra, tre pezzi archeologici di inestimabile importanza accolgono il visitatore e gli preannunziano quelli che saranno tipologia e valore delle opere esposte: la statua di Vibia Sabina, moglie dell'imperatore Adriano, trafugata a Villa Adriana nell'80, esposta al Museum of Fine Arts di Boston e rientrata in Italia nel 2007, la Triade Capitolina, rinvenuta clandestinamente a Guidonia e venduta ad un museo statunitense per l'incredibile cifra di 55 miliardi di lire, un frammento di sarcofago con Amazzonomachia, trafugato al Celio e recuperato in Svizzera.  Lungo il percorso, un accostamento di opere tra di loro eterogenee, solo parzialmente e sommariamente riunite per tipologia, sottolinea la voluta maggiore importanza attribuita all'opera di recupero piuttosto che ad un ipotetico percorso storiografico od artistico.  Grandi crateri attici policromi ed un grande vaso loutrophoros apulo del VI e V secolo a.C., di incredibile ricchezza figurativa e decorativa, provenienti dal Metropilitan Museum di New York e dal Paul Getty Museum di Malibu, candelabri etruschi, statue, bassorilievi, opere bronzee, precedono o si alternano ad altri reperti archeologici di diversa provenienza, a grandi fogli di messali miniati medioevali, a ceramiche settecentesche, ad oggetti di oreficeria sacra, a marmi del '700, come i due busti di San Pietro e San Paolo trafugati nel '99 dalla Chiesa di San Sebastiano Fuori le Mura.  Più avanti, una "pinacoteca" di per sé degna di costituire un museo, opere di rilevanza assoluta, le Tre Grazie di Canova, tavole a fondo d'oro rinascimentali con scene di Natività e di Santi, una Madonna con Bambino di Giovanni Bellini, un Ritratto di giovane di Antonello da Messina, opere del Perugino (una Madonna rubata presso Perugia nell'87 e recuperata 4 anni dopo in Giamaica!), del Ghirlandaio, del Sodoma, del Gozzoli.  Ed anche dipinti di autori più recenti, di Impressionisti, di Renoir, Cezanne, Van Gogh.

Per tutte, una laconica cronistoria: "Rubato nel..., Recuperato nel...".  Il ricordo di un'avventura finita bene, di un pericolo che tutti abbiamo corso di perdere, per le opere vendute a collezionisti privati,  la possibilità di entrare un giorno in contatto con oggetti artistici unici e preziosi e, per le opere vendute a musei stranieri, il senso di appartenenza nazionale di opere che testimoniano nel modo più elevato la storia millenaria della cultura e dell'arte in Italia. Ma al di là di giuste considerazioni ideali e della lecita soddisfazione per i recuperi testimoniati nella mostra, anche alcune altre riflessioni non possono non affacciarsi nella mente del visitatore. Quante altre opere di pari valore, trafugate, esportate illegalmente, scavate clandestinamente, mancano ancora all'appello?  E per quante, soprattutto per quelle di rilevanza anche minore di quelle esposte, una valorizzazione in situazioni diverse da quella italiana potrebbe in alcuni casi essere preferibile all'abbandono negli sconfinati magazzini dei musei di un Paese come il nostro, spesso incapace di valorizzare e gestire in modo adeguato il suo immenso patrimonio archeologico ed artistico?  Sono considerazioni amare, che si insinuano nel sentimento di ammirazione e di soddisfazione del visitatore, mentre discende le monumentali scale di Castel Sant'Angelo, il più italiano tra i monumenti, certamente non a rischio, almeno lui, di essere trafugato ed esportato in un museo americano.

 

L'Arma per l'Arte. Antologia di meraviglie

Museo Nazionale di Castel Sant'Angelo

Dal 23 settembre 2009 al 30 gennaio 2010
Lungotevere Castello, 50 cap 00193, Roma
tel: 06 6819111

 

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