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venerdì 17 gennaio 2020

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Lancelot-Théodore Turpin de Crissé

fino al 13 febbraio 2010

01.01.2010 - Luigia Bersani



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  Attraversando le sale della casa-museo del letterato-collezionista Mario Praz, sfiorando appena con lo sguardo confuso l'incredibile affollamento di oggetti di arte e collezionismo in esse insieme ordinatamente e caoticamente raccolti, si giunge ad una piccola sala finale, quasi vuota nel contrasto con la densità di opere degli ambienti precedenti, dalle cui pareti, silenziose rispetto al coro di immagini appena attraversate, si stagliano quasi a fatica una ventina di disegni elegantemente ma semplicemente incorniciati, di un colore di fondo uniforme, il cui ocra chiaro si differenzia con qualche difficoltà dal colore delle pareti stesse.

   Sono i disegni di Lancelot-Theodore Turpin de Crissè, ospite ricorrente nelle prime decadi dell'800 dell'Accademia di Francia di Villa Medici, che ripropongono le osservazioni estetiche ed architettoniche delle tappe romane del suo Grand Tour in Italia.

   Un disegno preciso, accurato, nitido raffigura nei dettagli scene di un mondo già antico, già relegato nella dimensione del mito, al tempo ed agli occhi dello stesso artista, ma ancora più antico, ancora più lontano nel tempo della storia, per l'osservatore attuale, che quegli stessi luoghi, quegli stessi scenari non riconosce più, pur abitandoli e vivendo in mezzo ad essi.     

   Con modestia, emergono dalla tenue linea dei disegni angoli e vedute di una Roma complessa, densa di ruderi, colonne, chiese ed architetture, spesso stratificati nello sguardo dell'osservatore secondo un ordine che ripete le stratificazioni delle epoche della storia della città.

   S. Bonaventura sull'Aventino fa da sfondo ai ruderi di templi ormai non più esistenti, il giardino degli aranci, il Ponte Rotto, il Tempio di Vesta si susseguono in profondità davanti allo sguardo di due monaci solitari, conventi e palazzi nobili sorgono e si intersecano tra i resti della città imperiale, frammenti di colonne e capitelli risaltano in primo piano nel giardino antistante l'imponenza di Palazzo Farnese, edifici medioevali, torri rinascimentali, cupole barocche compaiono lontane e sfocate alle spalle dei luoghi su cui si posa l'occhio dell'artista.

   Il Tempio della Pace, il Tempio del Sole e della Luna, le fontane nel giardino di Palazzo Barberini, il portale di ingresso di Villa Borghese, Villa Albani isolata e maestosa descrivono visioni in cui la realistica accuratezza della ricostruzione contrasta con la difficoltà di ricostruirne la collocazione nella città attuale.  Un carro trainato da un cavallo percorre con fatica una sterrata salita di S. Susanna, una barca di pescatori è ormeggiata sulla spiaggia senza argini accanto ad un solitario Ponte Milvio, il "Ponte Mollo". 

   Ruderi ed edifici essenziali nel loro disegno, spogli degli orpelli di abitatori estinti o nascosti, ricevono vita dalla vicinanza assidua, dalla commistione quasi invadente di una natura rappresentata esclusivamente dalle piante, piante di boschi che circondano templi e conventi isolati, cipressi che delimitano il perimetro di agglomerati di edifici costruiti uno sulle rovine dell'altro, campi e macchie intorno a conventi della campagna romana, alberi di ville curate, piante selvatiche che si insinuano tra ruderi e pietre cadute.

Su tutto domina il silenzio.    

   In una città che è agli occhi dell'artista prevalentemente una sovrapposizione di mito e di storia, sono pochi, radi, gli abitanti del mondo reale. Piccole figure umane isolate appaiono sovrastate dalla poderosa grandezza dei ruderi che attraversano, poche persone passeggiano nelle strade sterrate, passanti eleganti sotto i balconi di Villa Medici, gente del popolo tra le case diroccate del centro. Dall'interno del cortile vuoto del convento di San Cosimato il portale aperto sulla piazza lascia intravedere solo due isolati passanti, non certo il brulichio umano di Trastevere antico e moderno.

  Mancano le case abitate, manca la vita quotidiana. L'occhio dell'artista è stato attratto dagli abitanti di Roma molto meno che dalle effigi romantiche ed estetiche di un mondo già allora scomparso.

  Ma nell'ultimo dei disegni esposti, il più grande, Roma ritrova i suoi abitanti, una piccola folla composita sulla terra di Piazza San Marco; nobili e popolani, donne e bambini, un carro trainato da buoi si muovono e vivono in un attimo di vita passata. In un angolo, il busto gigantesco di Madama Lucrezia, una delle "statue parlanti" di Roma, osserva immobile dalla stessa posizione in cui ancora oggi si trova lo scorrere del tempo, quello antico agli occhi dell'artista, quello attuale per l'artista ed antico per noi, quello oggi attuale per noi ma passato agli occhi degli osservatori futuri, testimone silenziosa negli ultimi duemila anni di una storia che non è ancora finita.

 

Lancelot-Théodore Turpin de Crissé - (1782-1859). Disegni romani dalle collezioni del Louvre

dal 10 novembre 2009 al 13 febbraio 2010

MUSEO MARIO PRAZ

Via Giuseppe Zanardelli 1 - Roma
tel.+39 066861089  

fax.+39 063221579

orario: tutti i giorni dalle ore 9.00 alle 13.00 e dalle 14.30 alle 18.30 tranne il lunedì dalle ore 14.30 alle ore 18.30

ingresso libero

 

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