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mercoledì 01 aprile 2020

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La pittura sacra a Montecitorio

fino al 15 Gennaio 2010

04.01.2010 - Irene Roberti Vittory



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  Provenienti dalla collezione della famiglia Pallavicini, sette quadri per cinque illustri pittori: Zanobi, Signorelli, Botticelli, Barocci, Rubens. La cometa pittorica delinea l'evoluzione delle immagini sacre dal Quattrocento al Seicento; secoli che vedono rivoluzioni profonde nella storia, nella società e nell'arte stessa. La funzione delle icone sacre non è puramente decorativa o devozionale: attraversiamo il '400, ancora permeato di controllo delle coscienze da parte della Chiesa; il '500 e la Riforma Protestante, la frammentazione della Chiesa cristiana, la reazione cattolica con la Controriforma; il '600, il progressivo avanzare dell'individualismo nella storia, l'irrompere degli Stati nell'età moderna. E di tutto ciò è testimone l'arte, soprattutto quella sacra. Quello vissuto dagli uomini di quei tre secoli non è un graduale abbandono della religione e di Dio. È un radicale cambiamento nella concezione del rapporto dell'uomo con Dio, che da una prospettiva collettiva e di rigide imposizioni esterne, passa ad una  - non senza contraddizioni e difficoltà - "soggettiva", in cui la propria casa e la propria anima, nella loro singolarità e unicità, sono i reali custodi della fede. Botticelli, Zanobi, Signorelli: quanto tripudio, quanta maestosità, quanti tardo-gotici e rinascimentali preziosismi nei loro dipinti! Siamo nella seconda metà del Quattrocento, la religione deve illuminare una società fatta di corruzione, morte, guerre. Il re è Gesù e la regina è Maria; modelli esemplari di virtù, appaiono trionfanti ma distaccati dall'uomo comune, sebbene umani anch'essi. Ben diverse le tele di Barocci e di Rubens. Nel dipinto del primo, "Madonna col Bambino", Maria appare serenamente intenta a leggere mentre Gesù, con aria dolcemente furbesca, le accarezza le vesti. Se non fosse per il titolo, potremmo pensare che quella donna non sia necessariamente Maria, e che il Bambino non sia Gesù. È una scena che comunica la beatitudine della maternità e la purezza dell'infanzia, a ricordare che Maria e Gesù sono stati esseri umani con sentimenti umani, e che ogni uomo testimonia con la sua vita il suo essere in Dio. È l'individualismo di cui parlavamo sopra. Rubens ci porta via dalla tenerezza di Barocci. Ritorna la magnificenza, ma non è più quella sfolgorante di fine Quattrocento. È quella che trae ispirazione da Tiziano e Veronese, che ricorda Caravaggio. La luce proviene dall'interno stesso del quadro e colpisce, con la luce della santità, i corpi di uomini come tutti gli altri, sebbene così diversi dagli altri: sono Cristo, San Simone e San Giacomo minore. Cristo sta portando la croce, i due apostoli leggono. Tre uomini che non guardano lo spettatore fisso negli occhi, non lo giudicano, non se ne distaccano né vi si avvicinano. Sono invece distratti, e le loro attività suggeriscono la via a ogni cristiano: conoscere Dio attraverso le Sacre Scritture e portare pazientemente, come Gesù, il peso delle sofferenze. Il percorso che si snoda nella sala della Regina di Montecitorio è davvero breve ma attraente e intenso perché intensa è, e continua ad essere, l'evoluzione della concezione della sacralità nel mondo occidentale.    

 

PITTURA SACRA A MONTECITORIO: DIPINTI DELLA COLLEZIONE PALLAVICINI

Dal 10 Dicembre 2009 al 15 Gennaio 2010

Orario: aperto tutti i giorni dalle 10 alle 19 (ultimo ingresso alle 18,30)

Ingresso da piazza Montecitorio

 

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