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sabato 22 febbraio 2020

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Jan Fabre. Le temps emprunté

fino al 14 febbraio 2010

06.01.2010 - Simone Di Tommaso



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  Fino al prossimo 14 febbraio il Museo Carlo Bilotti - Aranciera di Villa Borghese ospita una mostra dedicata ad uno degli artisti più eclettici e innovativi degli ultimi anni: Jan Fabre, nato ad Anversa, in Belgio, nel 1958, ed espositore in più edizioni della Biennale di Venezia.

Dopo essersi laureato presso il Municipal Institute of Decorative Arts e la Royal Academy of Fine Arts, Fabre ha lavorato come artista performativo, regista teatrale e d'opera, coreografo, drammaturgo e artista visivo, divenendo celebre per aver allargato gli orizzonti di qualsiasi genere in cui abbia portato la propria visione artistica. I suoi primi lavori, negli anni '80, tra cui "Questo è il teatro come ci si doveva aspettare e prevedere", rivoluzionarono il teatro dell'epoca, colpendo fortemente il pubblico e procurandogli una certa notorietà. Dopo aver prodotto "Il potere della pazzia teatrale" per la Biennale di Venezia del 1984, dallo stile eccessivo e crudele, la sua fama si accrebbe ulteriormente e lo portò a diventare uno degli artisti più eclettici sulla scena internazionale.

Jan Fabre è noto per aver provocato una rottura rispetto alle convenzioni del teatro contemporaneo, introducendo il concetto della "performance in tempo reale", e per aver esplorato possibilità coreografiche estreme come mezzo per la resurrezione della danza classica.

Concettualmente, per lui il teatro è una forma onnicomprensiva di arte, dove il dialogo si sviluppa di fianco ad altri elementi come danza, musica, opera, performance e improvvisazione, e dove si mescolano il caos e la disciplina, la ripetizione e la pazzia, la metamorfosi e l'anonimato.

Il corpo, in tutte le sue forme, è stato l'oggetto dei suoi primi lavori, incentrati prevalentemente sui rituali arcaici e sulle questioni filosofiche, e dei successivi, in cui ha affrontato i temi della violenza, della lussuria, della bellezza e della letteratura erotica.

"La fine di uno spettacolo assomiglia a un corpo la cui anima parte per vagabondare tra i corpi del pubblico" afferma Fabre. E' un'anima che può far rivivere il proprio corpo in modo diverso, con una triangolazione che dal tavolo da disegno e da lavoro dell'artista arriva fino alle fotografie d'autore. Il teatro pensato da Fabre, passando attraverso i mezzi espressivi più diversi e i punti di vista di chi osserva, sconfina oltre se stesso. È un vero e proprio laboratorio di suggestioni e immagini a cui tutti possono prendere parte.

La forte tensione creativa di Fabre e la sua ricerca artistica tesa ad oltrepassare le barriere espressive è documentata da un folto numero di disegni, bozzetti e modelli e dalle immagini dei più grandi fotografi del XX secolo, come Carl De Keyzer, Robert Mapplethorpe, Jorge Molder ed Helmut Newton.

La mostra è curata da uno dei più importanti critici italiani, Achille Bonito Oliva, il quale ha definito Fabre come "un Carlo V alla conquista di Roma; un artista totale, la cui idea di bellezza viene da lontano; un uomo che ha la sensibilità per tenere insieme un'idea cattolica, erotica, controriformista, blasfema e spettacolare".

Partendo da uno dei primi spettacoli "Il potere della pazzia teatrale" del 1984, nella mostra sono esposte una serie di opere che si articolano lungo vent'anni per giungere fino al recente "Requiem per una metamorfosi" del 2007. In molti casi, quindi, si tratta di opere autonome, interessanti di per sé, e da cui Fabre ha preso spunto per i suoi lavori teatrali, secondo un'estetica della bellezza e della metamorfosi che attraversa tutta la sua opera. Il percorso espositivo è animato da una crescente tensione, dove l'immaginazione caotica dell'artista belga, con le sue pieghe derisorie e scioccanti, appare come il mezzo per innescare nel pubblico quel processo che più di duemila anni fa Aristotele definiva "la catarsi".

Alcune immagini esposte sono volutamente crude; altre esprimono una forte sensualità; altre ancora lasciano letteralmente a bocca aperta. Ma è proprio questo, in fin dei conti, quello che ricerca Fabre: egli vuole infondere nel pubblico le sensazioni più disparate e contrastanti. E ci riesce bene.

 

Dal 28 ottobre 2009 al 14 febbraio 2010

Museo Carlo Bilotti - Aranciera di Villa Borghese, viale Fiorello La Guardia - Roma

Aperto dal martedì alla domenica dalle 9 alle 19. Lunedì chiuso

Biglietto intero € 4,50; ridotto € 2,50

www.museocarlobilotti.it

 

 

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