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venerdì 14 agosto 2020

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La guerra spiegata ai poveri

Linari spiega la guerra di Flaiano - fino al 26 gennaio 2010

14.01.2010 - Gianpaolo Marcucci



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  All'interno di un distinto salone borghese, il rampante presidente di una nazione non ben definita, si sveglia accartocciato da un sonno profondo per accogliere i suoi fedeli collaboratori, in occasione di una nuova e frizzante guerra da pianificare ed intraprendere. La lucida e divertente riflessione sulla natura umana che si vede sulla scena,  è "La guerra spiegata ai poveri" di Gabriele Linari, che si rifà ovviamente al testo del grande Ennio Flaiano.

Lo spettacolo si presenta subito, inevitabilmente, come uno spettacolo "vecchio" ma non nell'accezione negativa che si usa dare a tale parola. La Guerra spiegata ai poveri è uno spettacolo letteralmente vecchio e possiede della vecchiaia tutte le note e tutte le sfumature.

Ad una ferma ed ironica determinatezza, si accosta una sensazione di vuoto, di paura e sofferenza, che spinge i personaggi a non riuscire che a guardare verso un futuro in cui rifugiarsi, un futuro dove la guerra è rassicurante, accogliente ed economicamente vantaggiosa. Guerra è una parola però e chi non conosce tale parola, con la sua ingenua liberta, è in grado di mettere, in un momento, in crisi ogni certezza. Così, un giovane ragazzo, chiede alla tavolata spiegazioni: "Scusate, non so cos'è!"

Le risposte al massimo portano il cappello, le domande fanno crollare palazzi di cemento. Il tavolo si riunisce, ormai ha un compito innegabile, dare al ragazzo la luce, fargli conoscere la guerra, la sua bellezza, la sua poesia.

Seguendo la scena, a suonare come un campanello atono inserito nel cervello, è una particolare sensazione. All'inizio non si capisce bene, ma poi, viene fuori. La percezione che l'autore sia prima di tutto uno scrittore e non un drammaturgo rende il testo a tratti acre, indisciplinato, denso di parole libere dalle consuete regole teatrali. Lo spettacolo comunque, nel complesso, grazie ad un'ottima consapevolezza di regia viene senza difficoltà avvertito come piacevole, chiaro e profondo.

Ma questa riflessione è una critica a Flaiano o a Gabriele Linari? A dir il vero nessuna delle due sarebbe davvero opportuna. A parlare vi è il pensiero: Di Flaiano si sceglie un testo che nonostante risulti ancora oggi attuale è redatto in un periodo storico lontano e di grande crisi. Sicuramente partorito grazie a quell'esplosione di sensibilità che solo la visione diretta della guerra può scatenare. Negli stessi anni George Orwell scriveva 1984; è come con in fughi sacri messicani. L'uomo è uguale all'uomo, nello spazio e nel tempo. L'attualità del testo è da attribuire alla genialità di un Flaiano visionario o al genocidio galoppante di buona parte dei valori umani degli ultimi anni? Le dicotomie risultano sempre trappole insidiose. E se fosse attuale perché le emozioni, le sofferenze e le paure dell'uomo sono le stesse di sempre?

Flaiano comunque sembra non poterne uscire pulito. Qualcosa non torna, come se in fondo il testo non piacesse neanche a lui. Per quanto concerne la regia, vanno a Linari innanzitutto attribuiti da una parte il coraggio e dell'altra la fortuna di portare in scena un autore tanto controverso e affascinante, in un momento storico così culturalmente anestetizzato.

Possiamo dire che il direttore della compagnia LABit fa perfettamente il suo dovere. Mette in scena il testo forse nell'unico modo possibile. Lo spettacolo non stravolge, ma descrive. E descrittivo non è forse lo stesso Flaiano nello spiegare la guerra?  La tecnica è curata, i costumi sono curati, e non manca l'utilizzo di qualche interessante espediente registico. Notabile è la padronanza scenica e vocale di uno degli attori, Matteo Quinzi, che veste i panni del ministro della super-produzione.

Lo spettacolo, consigliato, è in scena alle 21:00 presso il Teatro Due di Roma fino al 26 Gennaio.

 

12/26 gennaio ore 21:00 -  Teatro Due - Roma

La guerra spiegata ai poveri

Autore: Ennio Flaiano
Regia: 
Gabriele Linari
Compagnia/Produzione: 
Compagnia LABit
Cast: 
Sarah De Marchi, Gabriele Linari,Ottavia Nigris, Alessandro Porcu, Matteo Quinzi, Andrea Vaccarella

 

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