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Le Nuvole

Fino al 31 gennaio 2010

26.01.2010 - Enrica De Carlo



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Qualcosa piomba dal cielo durante "Le Nuvole" di Antonio Latella al Teatro Argentina. Ma nuvole non sono affatto.

Sono scheletri, che scendono lentamente dall'alto, tra i quali si possono riconoscere il Cristo, Buddha, la Filosofia. Tutte quelle idee che, tramite un uso manipolatorio del pensiero dialettico, possono essere trasformate in false credenze.

Nel testo aristofanesco le Nuvole sono considerate come le nuove divinità, sono metafora di nuovi principi e allo stesso tempo costituiscono la giustificazione per commettere in maniera impunita qualunque azione. Lo spirito di Aristofane è senz'altro dissacrante, scopo delle sue commedie era quello di pungere lo scrupolo di coscienza dello spettatore, mettendone a nudo ogni debolezza.

E' semplice constatare come gli uomini siano, dovunque, sempre uguali e come una commedia come questa possa essere adattata al dato attuale senza perdere nulla della sua forza. Certo, il messaggio originario passa attraverso la messa in scena, ma, anche con questo tetto di scheletri umani che incombe, si può ugualmente godere dello spirito caustico di Aristofane.

Il personaggio di Socrate viene velenosamente reso un modello di tutti quei pensatori da quattro soldi sempre impegnati nel tentativo di vendere la propria filosofia come qualcosa di necessario, semplicemente perché non hanno voglia di lavorare per guadagnarsi da vivere. E il Pensatoio, che sulla scena di Latella diventa un teatro dei burattini, è il luogo, o meglio il non-luogo, in cui qualsiasi pensiero, anche il più futile, è ammesso e incoraggiato in nome di una novità culturale che tanto invisa era ad Aristofane stesso.

Nel testo egli si scaglia contro i nuovi principi, in un gap generazionale che non riguarda solo i due personaggi di un padre e di un figlio contrapposti per diverse aspirazioni, ma fa scontrare tra loro due ben distinti universi culturali nell'agone tra il Discorso Giusto e il Discorso Ingiusto. Interpretati da due dei quattro attori sui quali è imperniato lo spettacolo, i Discorsi vestono entrambe nasi rossi da clown, quasi a voler lasciare allo spettatore la scelta di decidere a quale delle due menzogne appartenere: se ai buoni, vecchi principi che non hanno più nemmeno la forza d'imporsi, oppure al nuovo modo di usare il pensiero, e poco importa se è un modo non del tutto corretto. La regia fa condurre agli attori questo dialogo nella forma del quiz televisivo, in quello che sembra essere il picco dello spettacolo e assieme il momento di maggiore tensione del testo, in cui le categorie generali precedentemente usate vengono attaccate agli spettatori in particolare, e in cui gli attori iniziano a dialogare con il pubblico in quella che è una vera e propria arringa condotta dal mezzo della platea, farcita di volgarità al punto giusto, a giudicare dalle risate aperte provenienti dalle gallerie del teatro.

La storia del contadino Strepsiade, che tenta di sfuggire ai creditori mandando il figlio alla scuola di Socrate perché impari l'arte del parlare e del "far fessi" gli avversari, viene raccontata in una miriade di salti, acrobazie, linguaggi differenti, slogan e invenzioni che davvero fanno girare la testa e mettono a dura prova perfino la prestanza fisica degli attori in un continuo carosello di velocissimi scambi di battute, balletti, canzoni. Il tutto con una predilezione ad infilare il dato attualissimo, lasciando allo spettatore stesso la capacità di cogliere riferimenti più o meno nascosti, i quali possono passare inosservati, oppure possono provocare l'ilarità generale, come nel momento in cui sono addirittura citati gli scrittori Moccia e Baricco, messi a confronto con Omero.

Assolutamente, questa attitudine, nello spirito di Aristofane; perché che cos'è il teatro se non un gioco?

 

19 - 31 Gennaio 2010

Le Nuvole di Aristofane
traduzione Letizia Russo
regia Antonio Latella

con Marco Cacciola, Annibale Pavone, Maurizio Rippa, Massimiliano Speziani
scene e costumi Annelisa Zaccheria
suono e musiche Franco Visioli
ideazione luci Giorgio Cervesi Ripa

Teatro Argentina

Via di Torre Argentina, 52 - Roma

Orari spettacoli: tutte le sere ore 21 -giovedì e domenica ore 17-lunedì riposo-

Ufficio promozione Teatro di Roma: tel. 06.684.000.346

www.teatrodiroma.net Biglietteria Teatro Argentina: tel.06.684.000.311(ore 10-14/15-19 lunedì riposo)vendita on-line www.helloticket.it

biglietto intero €27 platea palchi €22  galleria €16 - ridotti da €22 a €13 (senza prevendita)

 

 

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