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I macchiaioli

11.02.2008 - Luigia Bersani



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Certamente Fattori, Lega, Signorini e i loro contemporanei, definiti per la prima volta nel 1862 con toni dispregiativi "Macchiaioli", non potevano immaginare che avrebbero rappresentato un momento tanto rivoluzionario per l'arte italiana.
Si propongono, nelle sale del Chiostro del Bramante, fino al 24 febbraio, cento opere per studiare le evoluzioni del "Sentimento del vero", linea guida che accomuna ogni fase del movimento dei Macchiaioli.
Ogni corrente artistica in modo più o meno evidente e più o meno cosciente, nasce e si sviluppa per narrare il sentimento del suo tempo; può sembrare artificioso indagare sulle questioni che portano un artista o un'intera scuola ad esprimersi in determinati modi, ma si tratta di un artificio che vale la pena affrontare, per capire a fondo non solo la scuola, l'arte, la tecnica, ma la storia, il sentire il momento storico dal punto di vista di chi quei giorni li ha vissuti e, a distanza di più di un secolo, è ancora in grado di raccontarli.
In un momento in cui i fermenti politici per la desiderata unità d'Italia sembravano non lasciare spazio per la narrativa del mondo comune, che nonostante moti, rivolte e grandi ideologie continuava a vivere nella realtà del quotidiano, si affaccia negli artisti dell'epoca l'idea di un nuovo valore da rappresentare, il valore del sociale, tema che viene ripreso ed esaltato proprio dal lavoro dei Macchiaioli, i quali approdano al realismo creando una corrente pittorica "nazionale".
Attraverso la "macchia", stratagemma tecnico con alta potenzialità di sintesi e di presa sul vero, nascono opere che lasciano emergere uno strettissimo rapporto con la natura, un confronto con questa che viene indagata sottilmente, tanto da trovare una fantasia poetica nella realtà del lavoro quotidiano; si tende ad idealizzare la vita rurale toscana, si arriva ad una sorta di naturalismo nella ricerca di una bellezza classica, serena, sublimata.
La mostra è articolata in otto sezioni, scelta organizzativa assolutamente necessaria per poter ripercorrere e capire i diversi momenti affrontati dai Macchiaioli.
Sempre rimanendo legati al principale concetto ispiratore, quello della ricerca del vero, i soggetti degli artisti si trasformano completamente da un periodo all'altro, si passa dall'esaltazione del mondo naturale alla descrizione minuziosa di scene casalinghe. Immagini di attimi che si lasciano spiare dall'artista, il quale sembra voler cogliere sguardi, stati d'animo, pensieri dei soggetti rappresentati: si ha quasi l'impressione, nelle opere di questa seconda fase, di partecipare attivamente all'intimità del momento descritto.
Con vero, il reale, il quotidiano in ogni sua forma, dal sentire collettivo di uno stile di vita all'introspezione individuale dei soggetti, si ha a che fare con un realismo narrativo, in continua evoluzione che arriva infine a rappresentare l'essenza nella sua drammaticità: è questa l'ultima fase del movimento dei macchiaioli. Ne è esempio significativo l'opera di Signorini, "Pro patria mori", una delle ultime, che riproduce il corpo di un soldato morto nella polvere e nell'indifferenza; si parla di una fase in cui gli artisti si esprimono nella convinzione che possa esistere un altro genere di poesia, un altro tipo di realtà, dura, forte, ma ugualmente degna di essere riprodotta anche se ciò vuol dire riprodurre un senso d'inquietudine, d'orrore da cui nei primi anni sembravano voler fuggire.
Ma dove si nasconde l'impatto così rivoluzionario dei Macchiaioli? Non penso che si possa vedere nel loro lavoro semplicemente un'innovazione tecnica di uno stile pittorico fino all'epoca sconosciuto; i Macchiaioli hanno avuto l'intuizione di voler raccontare la storia dal suo punto di vista più vero, dal punto di vista delle persone, slegati da grandi temi, simboli o ideologie hanno deciso di lasciare una traccia della loro epoca nell'aspetto principale per cui ogni epoca in fondo ha valore, si caratterizza. In fondo cosa merita di essere raccontato dalla storia se non altre storie?

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