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lunedì 06 aprile 2020

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Da Corot a Monet. La sinfonia della natura

fino al 29 Giugno 2010

11.03.2010 - Irene Roberti Vittory



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"Lavora contemporaneamente al cielo, all'acqua, ai rami, alla terra, andando avanti su tutte le cose in egual misura. Non aver paura di mettere il colore. Dipingi con generosità e senza esitazioni perché è meglio non lasciar sfuggire la prima impressione". Firmato Pissarro. Questo è l'Impressionismo signori. Una corsa contro il tempo, perché l'occhio deve istantaneamente fotografare una scena e ritrarla per come è in quel preciso momento. Altrimenti la luce cambia, sbiadisce, si rinvigorisce; una nuvola può nascondere il Sole, oscurare il paesaggio, rendere meno brillante il verde dell'erba. Devono essere rapidi i pittori impressionisti. Ecco perché non c'è il tempo per un disegno definito, ma solo per dei tratti che diano l'idea del complesso paesaggistico. A pensarci è incredibile che con una tecnica tanto vistosa e artificiosa riescano a rendere la percezione estetica unica, come se l'osservatore si trovasse davvero nel dipinto e dovesse solo immaginare di dilatarne i confini. L'abbiamo accennato e lo ribadiamo: la protagonista indiscussa è la natura. Montagne, fossati, mari, fiumi - soggetti, questi ultimi, prediletti da Sisley - prati e colline. Non che le città non esistano, ma esse sono messe in secondo piano; a volte addirittura idealizzate per non mostrarne il reale degrado (basti pensare all'industrializzata Parigi della seconda metà dell'Ottocento). Quanto all'uomo, egli è presente nelle tele impressioniste entro un'ottica strutturalista o, riprendendo un termine nato proprio in quell'epoca, ecologista: cioè come parte integrante del sistema natura, come uno dei tanti elementi che su essa agisce, modificandola, e che da essa è deformato. Niente romanticismi o concezioni interiorizzanti, insomma. Gli impressionisti non copiano il passato, ma guardano al positivismo e anticipano le avanguardie novecentesche. Potremmo chiamarli "scienziati della pittura". L'aspetto pregevole di questa mostra è che non si limita ad esporre opere impressioniste in senso stretto, cioè delle ultime decadi dell'Ottocento. Se ci guardiamo attorno percepiamo a livello culturale una generale confusione poiché, secondo un modello scolastico standardizzato e tendente all'approssimazione, nella visione della storia dell'arte si passa direttamente dal Romanticismo all'Impressionismo. Di punto in bianco, senza un vero perché. Il merito di questa esposizione è di aver restituito una storia, la sua storia, alla corrente impressionista. Così non c'è più solo Monet, ma ci sono i pre-impressionisti negli anni Trenta, riunitisi nel villaggio di Barbizon.  Ci sono disegni in gesso, acqueforti, litografie (come il "Buon samaritano" di Bresdin, del 1867). C'è persino la fotografia della prima metà dell'Ottocento, dagherrotipie, calotipie e processi al collodio umido. E come non ricordare, poi, gli antenati della tradizione paesaggistica, Poussin e Lorrain. In questo ordinato guazzabuglio storico c'è posto per numerosissimi artisti dell'Impressionismo: da Rousseau a Guillaumin, da Diaz de la Peña  a Courbet, da Boudin a Bazille. I visitatori accorsi per cercare quadri celeberrimi rimarranno delusi, salvo trovare riscatto nelle incantevoli "Ninfee" di Monet. Stavolta l'effetto scenografico viene sottomesso all'intento illustrativo-didascalico.  

 

"Da Corot a Monet. La sinfonia della natura" - Dal 6 Marzo al 29 Giugno 2010

Complesso del Vittoriano - Via di San Pietro in Carcere

Orari:
Dal Lunedì al Giovedì: 9:30-19:30
Il Venerdì e il Sabato: 9:30-23:30
Domenica: 9:30-20:30

Ingresso: 10 euro (intero) - 7,50 euro (ridotto)

 

 

 

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