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martedì 26 maggio 2020

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Storie di scorie

fino al 23 aprile 2010

22.04.2010 - Giuliana Caprioglio



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Quante storie di scorie ci sono da raccontare in Italia? Tante, troppe, e mentre si discute di costruire nuove centrali nucleari, poco si parla invece di come smaltire le scorie che ancora conserviamo dal periodo nucleare italiano.

Che venga dal passato o che possa esistere nel futuro, il problema nucleare è sempre presente. Anche questo è il motivo del dibattito tra un padre e suo figlio, entrambi impersonati da Ulderico Pesce, il primo preoccupato delle nuovi centrali che vorrebbero costruire, il secondo che spiega che il pericolo è già presente perché di rifiuti radiativi l'Italia è piena. Nicola è un "basilisco", figlio di un contadino, che negli anni 60 ha lavorato come addetto alle pulizie nel deposito nucleare della Trisaia di Rotondella (Matera), e i rifiuti nucleari li ha visti da vicino prima di essere licenziato per aver scoperto gli illeciti dell'Enea; e pensare che suo padre andò anche a piangere dal senatore per farlo assumere.

Storie di scorie lasciate a giacere in contenitori scaduti, rifiuti radioattivi che fuoriescono in mare da un tubo, barre di uranio conservate nei depositi e pazienza se poi una cisterna si è "pertusata" e il liquido radioattivo è fuoriuscito.

Trisaia di Rotondella era chiamata così perché ricca di grano, infatti ci volevano tre aie per pesare tutto il grano che vi veniva prodotto, prima del trionfale ingresso della Basilicata nell'era nucleare quando nel 1968 fu costruito il centro nucleare Enea in cui furono messe 84 barre di uranio radioattivo provenienti dagli USA delle quali, 64 sono ancora conservate nel deposito lucano.  «Bella cosa, l'ammericano ha sempre fatto il comodo suo e a noi nel meridione ha portato la merda» commenta il padre di Nicola.

Ed è per informare la sua gente, la gente come suo padre, che Nicola nel 2003, dopo aver combattuto in Bosnia ed essersi intossicato con polvere di proiettile all'uranio, decide di tornare in Lucania. E' il momento delle proteste contro il decreto 314 emanato dal Governo, secondo il quale a Scanzano Jonico, paese dove è nato Nicola e dove suo padre ha un'azienda agricola, dovrà nascere il deposito unico di scorie nucleari italiane. Nicola non sarà solo uno degli organizzatori della protesta delle comunità locali ma si assumerà anche il compito di informare la sua gente sul pericolo del deposito nucleare di Trisaia di Rotondella, a rischio peraltro come i depositi di Latina, Casaccia di Roma, Corso e Trino.

Lo spettacolo di Pesce si compone di momenti ironici e drammatici al tempo stesso, in cui il racconto affettuoso tra padre e figlio si svolge nell'inquietante atmosfera di un paesaggio contaminato. «Ti ricordi papà quando andavamo a pescare in coppa a lo tubo» perché lì i pesci erano più grossi, «con 7- 8 occhi», «parevano pugili» e «poi li vendevi ai ristoratori della costa ionica». Si tratta di un tubo che parte dai depositi e viaggia per chilometri sotto terra per arrivare al mare del comune di Rotondella, ma nel 1993 inizia a perdere liquido radioattivo. Da qui inizia poi un altro mistero italiano che riguarda produzione e traffico di sostanze radioattive e violazione di norme relative alla custodia di materiale nucleare, come riferiscono le indagini della magistratura.

Storie di scorie è uno spettacolo poetico, amaro, ironico, impegnato, impegnativo e soprattutto "preoccupante". Un esempio di teatro civile, di denuncia che riesce a coinvolgere ed informare il pubblico raccontando i fatti.

Lo spettacolo di Ulderico Pesce pone inevitabilmente una domanda: come si possono voler realizzare nuove centrali nucleari se ancora non abbiamo smaltito i vecchi rifiuti nucleari?

 

Teatro Duse

Via Crema 8 - Roma

Dal 21 al 23 aprile 2010

Prima galleria 18.00 euro, seconda 10.50 euro

Platea 23.50 euro

www.teatroduse.it

www.uldericopesce.it

 

 

 

 

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