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sabato 19 settembre 2020

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Mills colpevole e Berlusconi rimane sul suo scranno

Quattro mesi fa l’avvocato inglese David Mills è stato giudicato colpevole di essere stato corrotto da Berlusconi, il quale non può far altro che rievocare i soliti fantasmi del complottismo rosso, sperando che qualcuno ci creda ancora

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L'approvazione, avvenuta quasi un anno fa, del Lodo Alfano ha avuto come unico effetto quello di rendere Berlusconi immune per i processi in corso che lo vedono nella veste di imputato e che, ora, sono stati sospesi (anche Fini, in realtà, avrebbe potuto giovare del lodo - per la querela nei suoi confronti da parte dell'ex pubblico ministero di Potenza Henry John Woodcock a seguito delle parole pronunciate da Fini stesso su di lui nella trasmissione televisiva "Porta a Porta" - ma in seguito alla sua rinuncia a tale tipo di copertura il pm ritirò la querela). I processi relativi ad altre persone, invece, non vengono toccati, anche se vedono coinvolto Berlusconi solo dal punto di vista "morale".

Ed è proprio quello che è successo per il processo che vede coinvolto l'avvocato inglese David Mills. Pochi giorni fa sono state presentate le motivazioni della sentenza che aveva già condannato lo stesso avvocato per aver ricevuto la somma di 600.000 dollari da parte di Berlusconi (tramite intermediari) per avergli "venduto" un paio di deposizioni "favorevoli" verso i magistrati italiani (reato di corruzione in atti giudiziari). Si legge nelle motivazioni: "Egli ha certamente agito da falso testimone, da un lato, per consentire a Silvio Berlusconi ed al Gruppo Fininvest l'impunità dalle accuse (tangenti alla guardia di finanza, fondi neri "All Iberian", ndr) o, almeno, il mantenimento degli ingenti profitti realizzati attraverso il compimento delle operazioni societarie e finanziarie illecite compiute sino a quella data; dall'altro, ha contemporaneamente perseguito il proprio ingente vantaggio economico".

Ora, è da notare che il fatto che il nome di Silvio Berlusconi appaia accostato a quello di Mills in una sentenza di colpevolezza, seppure di primo grado, non deve apparire indifferente, perché il primo è il nome del Presidente del Consiglio italiano, di colui che insieme ad un Parlamento, quasi del tutto esautorato dalle sue funzioni, fa le leggi nel nostro Paese. Diviene legittimo porsi il problema se sia opportuno che Berlusconi rimanga al suo posto dopo una sentenza di questo tipo, e visto che se c'è un "corrotto" deve esserci per forza anche un "corruttore".

Un Premier non può accettare che la sua immagine pubblica venga infangata dall'accostamento con una querelle impopolare e scomoda, come quella del caso Mills. Specie se il consenso è tale da spianargli la strada, tra qualche anno, al Quirinale. È proprio una questione di "opportunità", di fondamento del consenso, di credibilità dell'azione politica.

Giusto per cronaca storica, ci sarebbe da ricordare il periodo (non più di 8/9 mesi fa) in cui il Primo Ministro israeliano Olmert (si prende questo esempio quantomeno per equiparazione delle funzioni istituzionali dei soggetti coinvolti) si è dimesso dalla carica per essere solo indagato per il reato di finanziamento illecito; a seguito delle dimissioni è stato interrogato alcune volte dai magistrati, presentandosi sempre nell'aula del Tribunale. Il nostro premier no. Lui non si presenta quasi mai in Aula, inveisce contro la magistratura e ricusa i giudici quando sente il suono della malparata.

Già solo l'atteggiamento pubblico manifesta che qualcosa di nascosto c'è e che bisogna sapere. La sua ira e la sua tensione spingono a cercarne le ragioni. L'accusa di "giustizia ad orologeria" può essere accettata solo da chi è mentalmente complice dell'interessato. Specialmente in periodo di elezioni è necessario sapere chi si manda al Parlamento ed è utile saperlo prima, perché solo così si possono prendere delle decisioni consapevoli.

Berlusconi avrebbe la possibilità di far accertare la sua innocenza, per esempio rinunciando allo "scudo" di protezione oppure, ma questa è una soluzione di più lungo termine, rinunciando alla prescrizione, in modo da farsi processare alla fine del mandato.

L'opposizione potrebbe chiedere pubblicamente le dimissioni del Premier, proporre una riforma della legge sulla prescrizione o, semplicemente, potrebbe fare appello al buon senso civico. Non ci vorrebbe neanche troppo coraggio.

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