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martedì 22 settembre 2020

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Il sultanato

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Il nuovo testo del politologo Giovanni Sartori è il quinto di una serie che raccoglie periodicamente i suoi editoriali pubblicati sul "Corriere della Sera", questa volta nel periodo comprese tra il Gennaio 2006 e il Dicembre 2008. L'arco di tempo si snoda attraverso tre grandi tappe della politica italiana di quel periodo: la fine del secondo Governo Berlusconi, che si era protratto con una sostanziale continuità dal 2001 e l'avvicinamento alle elezioni politiche, la vittoria risicata di Prodi che ha prodotto un governo lampo durato fino al 2008 a causa delle litigiosità interne all'enorme coacervo di partiti che componeva la maggioranza e, infine, il ritorno di Berlusconi al governo. Segue un'interessante appendice sul conflitto di interessi pubblicata nel 2002 in un volume a cura di F.Tuccari e che costituisce l'unica frazione saggistica del testo.

Nel "moderato con sentimento" Sartori prende come data di "svolta" quella del 9 Aprile, il giorno in cui si sarebbe tornati alle urne per le elezioni politiche. Senza elezioni non c'è democrazia, anche se ne sono il momento più demagogico. Spesso sono anche "nocive", nel senso che l'eccessivo ricorso al voto, come si prospetta con la riforma costituzionale del Governo Berlusconi, può provocare disaffezione da parte degli elettori e incentiva il malgoverno. Inoltre, il proliferare dei "programmi", sempre almeno "gonfiati", hanno il solo scopo di "scaldare le speranze", ignorando le questioni reali. Alle elezioni ci si arriva con un bipolarismo imperfetto, in cui il centro-destra (Berlusconi) esce rafforzato almeno per quanto riguarda la questione del conflitto di interessi, nel senso che prima del 2001 la sinistra ha saputo produrre solo una discutibilissima par condicio e il Premier, successivamente, è rimasto monopolista per le tv private e ha colonizzato anche la tv pubblica, quasi tutta. E il centro-sinistra, si ritrova in una fase di passaggio, in cui l'Unione vorrebbe trasformarsi in una coalizione delle forze moderate e riformiste che non prevedono la presenza della sinistra radicale.

"Concitato andante" è la parte più corposa della raccolta, anche perché prende in considerazione il periodo più lungo, quella della parentesi del Governo Prodi, che è uscito "vittorioso" dalla tornata elettorale, ma solo dal punto di vista formale, perché una superiorità nominale di circa 25.000 voti rispetto al centro-destra non ha potuto dare la necessaria tranquillità per fronteggiare i cinque anni di una legislatura, posto che la frammentazione partitica che componeva il "partitone" di Prodi sarebbe senz'altro stato soggetto a momenti più o meno lunghi e pronunciati di tensioni e disaccordi. La storia, prevedibilmente, ci ha consegnato la caduta di un governo che davvero non ha lasciato il segno. E, nel frattempo, si è provveduto alla creazione del PD, con il suo scopo principale, quello dell'eliminazione dei "nanetti" che hanno dato problemi alla governabilità, e con le difficoltà inerenti alla comprensione da parte dell'elettorato del "progetto". Difficoltà che sono aumentate per la mancata percezione di "aria fresca" e per la lentezza del periodo di gestazione. Inoltre, il PD necessitava di un leader, diverso da Prodi, e questo ha prodotto il disarcionamento del condottiero dalla sua stessa bestia.

"Allegro ma non troppo" è la parte dedicata, anche storicamente, al ritorno di Berlusconi a Palazzo Chigi. La premessa si concentra su un'analisi della parabola prodiana nel momento in cui si intuiva la scomparsa prematura della sua pur ristretta maggioranza. Il voto del 13-14 Aprile ha prodotto risultati importanti dal punto di vista partitico. I "nanetti" sono scomparsi (in Parlamento) e la competizione si svolge su fronti ben definiti: destra-sinistra e Nord-Sud. La sinistra, anzi Veltroni, ha perso malamente le elezioni e il Berlusconi quater è cominciato con l'istituzione di una squadra su cui pendono forti sospetti di incompetenza legati allo scarso prestigio storico e curriculare delle persone chiamate a coprire ruoli ministeriali importanti. È cominciata la legislatura tranquilla di Berlusconi, con maggioranze parlamentari che, a meno di gravissimi intoppi, potrebbe durare altri cinque anni, che si è già dovuto confrontare con questioni importanti che spaziano dall'etica (caso Eluana), alla scuola, ai rapporti internazionali, alla crisi economica mondiale.  

L'ultima parte è una piccola appendice che spiega la permanenza del conflitto di interessi, almeno televisivo, di Berlusconi. Cioè, ci si chiede il perché durante il suo settennato, prima del 2001, la sinistra non sia stata in grado di produrre un testo che mettesse mano alla questione. E, in particolare, sui motivi che hanno creato il blind trust.

La raccolta degli editoriali, benché possa rappresentare una mera operazione commerciale, nel caso del testo di Sartori può trovare l'accoglimento da parte dei lettori perché offrono una lettura finanche organica e sistematica della storia del Paese degli ultimi tre anni. Non si risparmiano "bordate" a destra e a sinistra e viene regalata potenza espressiva che non è solo retorica erudita, come a volte può accadere nei saggi, senz'altro più approfonditi ma talvolta ridondanti. La lucidità e la spigliatezza dell'Autore sono ancora le armi vincenti.

Il sultanato

Giovanni Sartori

Editori Laterza, 2009

172 pagine

15 euro

 

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