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martedì 29 settembre 2020

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La crisi economica mondiale

Dieci considerazioni sui motivi che hanno portato il mondo sull’orlo del tracollo finanziario ed economico. Un analisi lucida e razionale.

02.09.2009 - Daniele Maurizi



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La distanza tra il risparmio e l'investimento nel mondo occidentale è stata resa abissale dalla globalizzazione. In particolare, il dirottamento di ingenti quote di capitali dal profitto alla rendita, quella immobiliare e improduttiva, è un misuratore infallibile della bassa crescita. Le conseguenze di una situazione mondiale che vede una stagnazione del risparmio e un calo degli investimenti saranno molteplici e tra di essi ci sarà un aumento dei prezzi degli idrocarburi non solo a causa dell'impennata della curva di domanda determinata dalle richieste dei Paesi ad economia emergente come India e Cina, ma in special modo per la stagnazione degli investimenti nella ricerca nel settore della raffinazione. Anche l'euforia borsistica, ora finita del tutto, ha spostato quote di capitali dal profitto alla rendita finanziaria favorendo la speculazione. Sembra questo essere un punto focale se si pensa che è solo il profitto capitalistico a determinare la lotta per l'esistenza darwiniana e che determina la crescita di una nazione. Se prevale la rendita, la società si ammala e le forze competitive lasceranno lo spazio alle forze parassitarie, che spingono verso l'oligopolio e alla collusione tra pubblico e privato.

C'è anche una grande causa sociologica che ha determinato la crisi: il crescente invecchiamento del mondo occidentale. Si rispolverano le tesi maltusiane delle inefficienze dell'uomo chiedendosi se società vecchie e decadenti possono sostenere lo slancio competitivo richiesto per evolvere e far evolvere il mondo, con il suo stato di conoscenze e di tecnologie, senza avvitarsi in spirali contraddittorie.

Al di là delle tesi che vedono la necessità di un ritorno all'industria più o meno pesante, l'inizio di una nuova era dovrà passare per il perfezionamento della capacità dei sistemi di attrazione e implementazione delle nuove tecnologie, in un formidabile intreccio tra vecchia e nuova economia, cercando di dotarsi di un sistema finanziario scevro il più possibile da imperfezioni e intrecciando il discorso con la produttività del lavoro, che ha bisogno di profitti più che di rendite. Il legame tra questi due ambiti è assoluto e fondamentale.

Si scorrono in rassegna e in analisi le altre e non meno importanti cause della crisi mondiale, intervallate con domande e questioni che ancora sono aperte. La corruzione, il sistema delle stock options, la governance aziendale, la questione della chiusura o dell'apertura dei sistemi relazionali ed economici globali, il futuro delle potenze globali, tra leaders ed inseguitori.

Conclude l'analisi una postfazione di Giuseppe De Lucia Lumeno (Segretario Generale dell'Associazione Nazionale fra le Banche Popolari), in cui si propone di affrontare l'applicazione specifica tra economia ed etica, cercando di conferire e riconoscere all'economia una dimensione umana e un valore che non deve cadere in alcuna forma di assolutizzazione. Non l'uomo per l'economia, ma il contrario, e l'uomo deve essere inteso come l'insieme dei suoi valori, e il fine dell'attività economica.

L'analisi proposta da Sapelli, contenuta in un ristretto numero di pagine, ha lo scopo di introdurre ad una comprensione superficiale ma non troppo delle cause dell'enorme crisi finanziaria ed economica mondiale. La vicinanza tra gli accadimenti economici e la data di pubblicazione suggeriscono la formulazione di tesi a volte originali, specialmente nel legame con la situazione generale, ma che si rifanno intorno al discorso economico generale. Già da tempo c'era l'aria di questa crisi, di cui pur non conoscendo l'entità e la portata, manifestava già tutti i presupposti. 

 

La crisi economica mondiale

Giulio Sapelli

Bollati Boringhieri, 2008

64 pagine

7 euro

 

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