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giovedì 24 settembre 2020

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Sì del Senato al ddl sulle intercettazioni

La cosiddetta legge bavaglio viene approvata dal Senato. Il Pd non partecipa alle votazioni e Di Pietro annuncia un referendum abrogativo. Gasparri: "Non siete democratici"

12.06.2010 - Valerio Damiano



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ROMA - Il Senato, con 164 sì e 25 no, dà il suo via libera al ddl sulle intercettazioni, la cosiddetta "legge bavaglio". Una decis ione abbastanza scontata per il Pd che ha infatti deciso di non partecipare alla votazione. La maggioranza invece si dimostra entusiasta e per bocca del capogruppo Maurizio Gasparri si dice "orgogliosa" di questa legge. Al contrario, i dipietristi hanno mostrato il loro disappunto occupando i banchi del governo.

L'Italia dei Valori infatti si è munita di tricolore e ha attuato la ribellione nella notte precedente al voto gridando alla "resistenza permanente". Felice Belisario afferma: "Siamo disposti a fare di tutto per impedire questa schifezza". Di Pietro rincara la dose e dopo essersi appellato al capo dello Stato "perché difenda la Costituzione" afferma: "E' un atto di prevaricazione che neanche ai tempi di Mussolini si sarebbe fatto. C'è una maggioranza appecoronata a questo governo, se ne deve andare a casa".

Ma l'ex magistrato ne ha per tutti: "Ancora una volta siamo stati lasciati soli a fermare una maggioranza criminale. Voi dell'opposizione e voi cittadini svegliatevi perchè fare Ponzio Pilato e anche peggio di Erode". I toni salgono.

E' il turno del presidente dei senatori democratici Anna Finocchiaro che esordisce paragonando la legge ad un "massacro della libertà". E ancora: "Il Pd non parteciperà al voto. Questa legge non tutela la privacy dei soggetti ma i criminali, uccide la libertà di informazione e limita i mezzi a disposizione degli investigatori per individuare e punire i colpevoli". Il duro intervento, che ha provocato le proteste della maggioranza, si chiude con un gesto della mano della Finocchiaro che fa capire ai senatori democratici di uscire dall'aula.

L'ira del capogruppo del Pdl Maurizio Gasparri è evidente e sfocia in un: "Non siete democratici". E ancora: "Siamo orgogliosi di votarla (la legge) dopo aver applicato al suo interno quella democrazia che voi ignorate e calpestate".

La parola torna all'opposizione. Anna Finocchiaro prevede l'intervento della Corte Costituzionale: "Questo testo sulle intercettazioni è pieno di errori, di elementi di irragionevolezza, e ha profili di incostituzionalità molto seri". Di Pietro invece annuncia un referendum abrogativo.

Nel frattempo, tra i botta e i risposta delle varie fazioni politiche, il provvedimento prosegue il suo iter e tornerà alla Camera in terza lettura. Lì non potrà più essere modificato.

Intanto i quotidiani nazionali cercano di farsi sentire e di "aprire gli occhi" all'opinione pubblica. "Repubblica" apre con una pagina bianca con al centro un post-it con la scritta "La legge-bavaglio nega ai cittadini di essere informati". Scelta simile quella di Massimo Gramellini, vicedirettore de "La Stampa", che decide di far dominare il bianco in prima pagina "per abituarsi a quando la legge sulle intercettazioni impedirà loro di affrontare gli argomenti". Non mancano le proteste de "Il fatto quotidiano", "L'Unità" e "Sky Tg 24". Il "Giornale" invece va controcorrente e vede nelle proteste "ipocrisia e opportunismo politico".

L'opposizione promette battaglia durissima alla Camera: "Per la maggioranza sarà un Vietnam", annuncia Enrico Letta. "Il ddl va cambiato" commenta Pier Ferdinandio Casini dell'Udc. Nel Pdl invece Maurizio Gasparri dice: "Mi aspetto un percorso in pianura".

 

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