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martedì 22 settembre 2020

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SAMUEL BECKETT A TEATRO: FINALE DI PARTITA

Massimo Castri sceglie Finale di Partita per il suo primo spettacolo beckettiano al Teatro India.

27.06.2010 - Redazione



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FINALE DI PARTITA AL TEATRO INDIA

 

Il palco, ordinato in un'inquietante simmetria, ospita e tiene prigionieri i personaggi, amplificando l'effetto alienante delle battute che Hamm e Clov si scagliano l'uno contro l'altro, senza risparmiarsi nulla. E' in effetti un duello serrato, in cui la quiete apparente cela un'estrema violenza, assolutizzata dall'esilio in un appartamento che è mondo e orizzonte degli eventi e oltre il quale si dà il nulla. Le finestre, unica relazione con l'esterno, offrono per l'appunto uno squarcio sul nulla, lasciando intendere che l'umanità, se ancora ne esiste una, è lontanissima da lì.

Hamm, al centro esatto della scena, assiso su una sedia a rotelle, gli occhi privi di vista celati da occhiali da sole, dipende per la sua esistenza da Clov, il famiglio adottivo. Tutto ciò che l'uno vuole dev'essere eseguito dall'altro ed è questa tensione dialettica servo/padrone a condurre la scena.

Hamm (Vittorio Franceschi) non vive che per il suono del suo fischietto, con cui scandisce gli interventi in scena del suo famiglio Clov (Milutin Dapcevic). Clov, quando non è in scena chiamato da Hamm, è fuori dalla vista in un'immaginaria cucina, in piedi e il viso rivolto contro il muro. La vita dell'uno si nutre della libertà dell'altro. Ma è il padrone a essere necessario a Clov o viceversa? Su questo dilemma è innestata la lotta dialettica che, sotto l'apparente assurdità degli argomenti, nasconde una logica cruda e stringente. Il ripetersi delle azioni sulla scacchiera, che è l'intero palcoscenico con la sua pavimentazione bianca e nera, sembra scandito solo da una stanca attesa per qualcosa che non arriverà mai; l'ossessivo scrutare dell'orizzonte dalle finestre rivela sempre il medesimo deserto dei tartari. L'equilibrio tra i due, però, non è stabile. A ogni passo, a ogni umiliazione che Clov subisce dal suo padrone, l'emancipazione del servo diviene più evidente. E' Hamm a essere inchiodato sulla scena, dalla sua paralisi e dalla sua cecità, espressioni di un famelico egoismo. Lentamente la partita arriva al suo finale, Clov si muove sulla scacchiera dando il suo scacco matto. L'emancipazione è completata; non c'è nulla che lo trattenga e allora va via, lasciando Hamm al centro della scacchiera, solo ed esposto; senza ucciderlo, come lui chiede con insistenza, senza coprirlo con il lenzuolo che usava come sepolcro. Dunque il servo si riscatta, lascia il padrone e le sue proprietà che, senza l'operosità del servo, non esistono. Ma Beckett non risolve dilemmi: sia essa la beffa finale o l'ineluttabilità del destino del servo, Clov non va via. Resta lì, immobile, silenzioso, congelato: un automa con valigia e impermeabile. La sua presenza è assenza per Hamm che lo crede lontano, ma la sua totale mancanza di movimento è tragica quanto la disperazione di Hamm.

Straordinaria l'interpretazione di Franceschi e Dapcevic: l'immobilità del primo e la monotonia del secondo trascinano implacabilmente lo spettatore nell'assurdo, nella violenza e nella frustrazione di quel quotidiano vivere dei rapporti umani, di cui l'irreale menage Hamm-Clov vuole essere l'archetipo astratto, caricatura e al tempo stesso essenza di ogni dramma, teatrale e non. Antonio Giuseppe Peligra e Diana Hobel, nel ruolo di Negga e Nell, genitori di Hamm, rendono l'atmosfera ancor più spettrale e sinistra, dispensando esplosioni ridanciane e chiassose dai bidoni della spazzatura in cui sono confinati. L'effetto estraniante del testo catalizza tutta l'attenzione sugli attori, sottoponendoli a un esame quasi al microscopio, lo sguardo degli spettatori libero di sezionare e analizzare il rapporto che li lega. Franceschi e Dapcevic, nell'ottimo allestimento di Massimo Castri, non permettono che quell'attenzione e quello sguardo vengano distolti anche per un solo attimo.      

Finale di partita

di Samuel Beckett (trad. Carlo Fruttero)

regia Massimo Castri

con Vittorio FranceschiMilutin Dapcevic, Diana Hobel, Antonio Giuseppe Peligra

al Teatro India, Via L. Pierantoni, 6

da martedì 8 a domenica 20 giugno ore 20.30

Posto unico, biglietti €15 int, €12 rid.

 

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