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martedì 31 marzo 2020

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La manovra finanziaria travolge il Teatro Valle

Quando le ragioni economiche dettano legge e a farne le spese è la cultura, si può ben dire che la cura è peggiore della malattia

27.07.2010 - Nicoletta Chinni



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Il Teatro Valle, lo storico teatro romano inaugurato nel 1727 e da quel momento sempre tra i più seguiti e cari al pubblico, ha chiuso i battenti, travolto dal Decreto legge del 31 maggio 2010, n° 78, che stabilisce la soppressione dell'ETI, Ente Teatrale Italiano, che dal 1969 ne è il proprietario. Con la chiusura dell'unico istituto nazionale di promozione del teatro e della danza italiana, sono a rischio anche i teatri Duse di Bologna e La Pergola di Firenze, che come il Valle sono di proprietà dell'ente. Il provvedimento priva il teatro dell'unico strumento istituzionale di dialogo con gli altri istituti di promozione extra-nazionali, estromettendo l'Italia dal confronto e scambio con le altre nazioni europee; priva i nuovi artisti italiani di una progettualità culturale di sviluppo e innovazione che fino ad ora era stato solido punto di riferimento; sottrae al pubblico teatrale una grande risorsa di informazione sul panorama contemporaneo, sempre più difficile da conoscere ed esplorare; costringe i professionisti del teatro e della danza a rinunciare a un sostengo progettuale organico, lasciando lo spettacolo dal vivo esclusivamente nelle mani dei privati e sottraendo lo Stato dall'impegno per la promozione della cultura teatrale. Tutto questo all'interno di una manovra finanziaria indirizzata alla riduzione della spesa pubblica, laddove però la soppressione dell'ETI e la conseguente chiusura di tre dei più importanti teatri d'Italia è priva di reali conseguenze per il bilancio pubblico.

La risposta di pubblico, lavoratori e artisti a questa decisione del governo è stata una veemente levata di scudi che ha portato a mobilitazioni di piazza, dibattiti nei teatri e lettere aperte al Ministro Bondi, ma di recente è giunta notizia che la votazione in Senato di un maxi emendamento che avrebbe dovuto eliminare l'ETI dalla lista degli enti da sopprimere è stata rimandata a data da destinarsi.

Qual è, ad oggi, il destino del Teatro Valle? Ignoto. E la beffa, se così si può dire, è che proprio questo teatro negli ultimi anni aveva avviato un processo di rinnovamento che aveva trovato una formula felice nella strategia di programmazione della stagione 2009-2010. Chiunque sia andato al Valle quest'anno sa che il teatro ha puntato su monografie di scena, ovvero ha proposto al pubblico rassegne monografiche su registi, interpreti, compagnie, i quali hanno portato al Valle uno, due, tre e più dei lori spettacoli e poi film, dibattiti... il tutto nell'ottica dell'informazione e dell'approfondimento anziché del rapido consumo. Una formula felice perché il pubblico ha risposto con entusiasmo a questa offerta di fruizione intelligente, facendo salire il Teatro Valle al primo posto tra i teatri di capienza media e facendo registrare dati assolutamente incoraggianti: accresciute del +39% le presenze, aumentati del + 35% gli abbonamenti, incrementati del + 23% gli incassi. Sull'onda di questi dati, l'ETI ha già programmato la stagione 2010-2011 riproponendo le monografie di scena, di cui evidentemente i romani sono ghiotti, inanellando uno dopo l'altro artisti di grandissimo interesse come Peter Stein, Bob Wilson, Teatro delle Albe, Emma Dante, Franca Valeri, solo per citarne alcuni.

Se avremo modo di godere di questi grandi artisti, di scoprirne il lavoro e di esplorarne il valore, nessuno lo sa. Le sorti del Teatro Valle, come del Duse e de La Pergola, appaiono amare o comunque, nella migliore delle ipotesi, sono appese a un filo. L'ETI verrà "salvato" e tutto riprenderà come prima? Saranno affidati a privati? Li gestirà il MIBAC dopo l'assorbimento dell'ETI? Rimarranno definitivamente chiusi?

Domande che rimangono senza risposta.

 

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