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mercoledì 23 settembre 2020

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Il digitale terrestre: rivoluzione di costume, senza un costume da rivoluzione

29.07.2010 - Gaetano Massimo Macrì



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Entro il 2012 la televisione digitale terrestre sostituirà completamente quella analogica. Volenti o nolenti, una rivoluzione cui dovremo abituarci tutti. Quali e quanti siano, poi, gli effetti positivi e le convenienze, è ancora oggetto di argomentazione, che genera qualche dubbio o sommesso consenso. Su questi contenuti si è discusso a Roma, nell'ambito della rassegna "Incontriamoci.. All'ombra del Colosseo", appuntamento patrocinato da Biblioteche di Roma e organizzato dall'Associazione Culturale Castellum, con l'incontro-dibattito sul tema: La nuova Televisione - Il Passaggio al Digitale Terrestre.

La riflessione iniziale parte dal libro, presentato durante l'evento, "La Nuova televisione - Il passaggio al digitale terrestre" (Odoya - Rai Eri) di Alberto Guarnieri (Il Messaggero) e Angiolino Lonardi (Vice Direttore Tg2). Sono proprio gli autori i primi a prendere la parola, aprendo le danze degli interventi, sottolineando come il digitale terrestre sia una TV per tutti, in grado di offrire più spazi, una vera rivoluzione. Tuttavia, a ben vedere, non ha mantenuto alcune promesse iniziali. Le televisioni locali sono di fatto diminuite del 50%, anche se, sostiene Lonardi, ''è vero che non sarebbero dovute nascere''. Altra promessa non mantenuta è l'interattività che tuttavia dovrebbe riprendere il suo sviluppo. Il motivo è il costo, spiega Piero Vigorelli (Presidente Telecom Italia Broadcasting), altro ospite presente, ''l'interattività costa ancora, si preferisce usare la banda per nuovi canali'' ampliandone l'offerta, ''inoltre il pagamento con la carta di credito è ancora inusuale per noi''. Le tv locali rischiano di sparire? Sempre secondo Vigorelli questo è uno degli effetti del digitale, dovuto alla concorrenza: il digitale ''cambierà modo di fare, perché cambierà il modo di fare tv generalista''. Sky, come pay tv, - dopo il via libera di Bruxelles al suo sbarco sul digitale terrestre - in fondo dovrà adeguarsi in parte verso questo generalismo. E questo sistema ovviamente non può non favorire la concorrenza; ma maggior concorrenza porterà anche ad avere una ''pulizia'' dell'etere. In questo sistema rimarranno a galla solo le buone idee.

Anche Giovanni Toti (Direttore di Studio Aperto) è d'accordo nel sottolineare un impianto sicuramente più concorrenziale, soprattutto sulle news. I canali di All News sono in forte crescita e l'unico modo per sopravvivere in un mercato dove c'è molta competizione, è diversificare l'offerta. L'infotainment cui si è giunti, ormai occorre ripensarlo. Il punto è che ognuno deve riuscire a mantenere il suo ambito. ''L'esempio americano è illuminante: i grandi Tg della sera ci sono ancora, ognuno si è ritagliato il suo spazio''.

A proposito di spazi e buone idee, Massimo Leoni (SkyTg24) riflette: ''la Tv in Italia è ancora per grandi operatori. Le piccole e medie imprese non entrano''. Fa ben sperare quindi la notizia della nascita di due consorzi di tv locali che dovrebbero essere operativi da settembre. C'è poi chi esprime grande pessimismo, come Giorgia Petrini (Presidente Associazione Roma Europea e autore del volume "L'Italia che Innova"- Edizioni Koinè) e ideatrice del Progetto SIDE LEADERS, patrocinato dal Ministero della Gioventù per il rilancio di giovani leader di confine che vogliano "fare impresa in settori strategici". Il digitale terrestre non è un sistema aperto, come invece lo è la Rete. ''L'Italia che innova'' sostiene Petrini ''è quella che va in Rete. Web Tv e Internet Tv sono esempi di un sistema aperto'' Occhio alle 'bufale' però. Guarnieri, come giornalista, esprime grande diffidenza sulla veridicità dei contenuti che circolano in Rete e che pertanto devono essere (anche a lungo) verificati.

Il digitale terrestre, il satellite, internet, social network stanno modificando il modo di fruire contenuti. I prodotti vengono realizzati sempre più a misura dei bisogni dell'utente, spettatore/attore-autore di se stesso. Una rivoluzione per l'elettrodomestico più popolare del mondo che nel tempo è riuscito a cambiare il costume di tanti italiani. Il processo oggi sembra inverso. Ma dell'abito che stiamo cucendo,non abbiamo ancora stabilito una taglia. Perché nessuno, in fondo, ce lo ha detto.

 

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