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mercoledì 08 luglio 2020

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Paola Lo Sciuto – El Segundo Paso

Tra memoria e danza, pittura e poesia, una suggestiva parentesi all’interno del Festival del Tango

16.09.2010 - Irene Roberti Vittory



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A terra ci sono abiti, tronchesine, capelli, spazzole, rosari, atlanti, libri - tanti - mezzi bruciati o ingialliti, carte dei formaggini "Susanna", campane di vetro. Oggetti della memoria. L'anima dell'artista ripercorre l'infanzia e la giovinezza, vissuti altrove, lontano dall'Italia. Ma non la sua infanzia, bensì quella di un suo avo, costretto - circa un secolo fa - a lasciare la Sicilia ed emigrare in Argentina. Ma il distacco è doloroso, la nostalgia diventa un'instancabile compagna. Continuamente ricerca e ricorda la sua terra d'origine che è genitrice, è madre. L'anima che anela al suo luogo natale è come il maschio che cerca la donna, il tanghero che cattura la sua partner. Così, sfruttando le atmosfere malinconiche e vibranti dell'Argentina - terra straniera e straniante, ma calda e sensuale come la Sicilia -  la Lo Sciuto indaga passionalmente il rapporto che lega l'uomo all'elemento terrestre, a quella terra che sa di latte materno: un archetipo junghiano fatto arte. I ricordi, ordinatamente sparsi, sono arricchiti da poesie; poesie che sono preghiere rivolte alla terra, ma che sono anche intensissimi dialoghi tra uomo e donna, e il tutto rende più impercettibile il confine tra materia e umanità, poiché l'una si specchia nell'altra.

Ma questa è solo la prima parte della mostra. La dimensione luminosa e nostalgica del binomio anima-mondo cede il passo a un'altra, più tetra e misteriosa, rivolta alle profondità dell'anima. Per far sì che l'anima  - femminile - parli di sé, si ascolti e si emozioni, niente di meglio che un fuggevole ballo. Lo spettatore, anzi, la spettatrice (solo le donne possono entrare), qualora lo voglia, valica l'ingresso della "stanza d'ombra" e ad attenderla, nell'oscurità totale, c'è un tanghero che, prendendola per mano, la invita a ballare e lasciarsi trasportare dalla musica e dai sentimenti. Il tutto senza che i due possano vedersi. Un'esperienza a dir poco suggestiva, sbalorditiva, oltre che davvero originale. Una volta uscita dalla stanza, la donna è invitata ad annotare impressioni e sensazioni su un quaderno.

A ispirare l'artista è stato Borges, con queste parole: "Io ti vedo, vedo la luce che mi tiene cieco nelle vie che disegno senza toni, senza misure tra il buio e l'abbaglio. Io ti vedo nei tre passi in cui mi perdo, nell'aria che si addensa vedo, il risucchio delle porte socchiuse.". Due frasi che sintetizzano l'esperienza del ricordo e quella della danza.

 

Paola Lo Sciuto - "El segundo paso"

Dall'8 al 19 Settembre

Auditorium Parco della Musica - V.le Pietro de Coubertin 30

Orario: dal lunedì al venerdì dalle 17 alle 21; sabato, domenica e festivi dalle 11 alle 21

Ingresso gratuito

 

 

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