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giovedì 09 aprile 2020

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Manuel Saiz – Colossale

In occasione dei festeggiamenti per Roma capitale, l’Auditorium Parco della Musica celebra il suo simbolo più solenne: il Colosseo

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Alzi la mano chi non ha mai visto il Colosseo. Nessuno, o quasi. Giusto? Forse gli stranieri lo conoscono meglio dei Romani, abituati a vederlo di sfuggita durante le imprecazioni mattutine nel traffico o scorgendolo illuminato dalle viuzze del rione Monti. Il simbolo della Città Eterna, il monumento per antonomasia, la divinità architettonica che riassume l'epoca aurea del dominio romano e resiste fiero e incrollabile (si spera più a lungo possibile) alle minacce atmosferiche: ma chi lo vede tutti i giorni, o quasi, non ci fa più caso. Divenuto un fenomeno più commerciale che un fulgido unicum culturale, il vecchio caro Anfiteatro Flavio si prende una (piccola) rivincita sui distratti con la mostra "Colossale" di Manuel Saiz.

Manuel Saiz è stato a Roma e vi ha soggiornato diversi mesi. Ma per parecchio tempo ha deciso di non visitare il Colosseo. Per evitare di essere colto dalla sindrome di Stendhal. Che si tratti di verità o menzogna nessuno lo sa (ma il fatto che parli di "tentativi di negazione" fa sorgere più di qualche sospetto). Dobbiamo credergli, almeno fare finta. Affidiamoci al suo racconto di artista turista "decolosseizzato" e scopriamo l'anfiteatro attraverso una valanga di fonti indirette: dalle convenzionali cartoline, alle guide turistiche, ai film che hanno alimentato il mito di Roma - "Quo Vadis", "Maciste", "Il Gladiatore" - approdando infine a qualche cenno sulla storia del monumento. Il tutto arricchito con post-it compilati dall'artista stesso. La fantasia spazia, e il Colosseo viene accostato a una torre di Babele appiattita, come uno di quei bicchieri tascabili di plastica che andavano tanto di moda qualche anno fa. Oppure, più concretamente, se ne ricercano i sosia, a Verona e Norimberga. Ma non c'è niente da fare, il Colosseo è impareggiabile. E intoccabile, perché neanche le guerre lo hanno abbattuto. La seconda guerra mondiale ha lasciato una scia di milioni di morti, nefandezze e crudeltà; ha mostrato al mondo il vero volto del male, la sua banalità, per dirla con Hannah Arendt. Ma le bombe hanno saputo risparmiare l'emblema di un'intera cultura. Un barlume di buon senso nel totale dilagare della follia. Oggi sulle nostre teste non vediamo più volteggiare aerei carichi di bombe, pronti a distruggere. Quella guerra è finita. Ma c'è un altro pericolo, quello della noncuranza. Scorriamo ancora le foto di Manuel Saiz, finalmente "la visione": l'artista e il Colosseo, stavolta vicini, per davvero. L'espressione di Saiz è atterrita, sbigottita. La sua è un'eccitazione composta, come quella di un bambino che ha appena avuto il giocattolo che tanto voleva e soddisfatto si aggira con il suo "trofeo". Quasi disperato per paura della sindrome di Stendhal, conserva nell'atteggiamento un che di ingenuo, e di realmente appassionato; quella scintilla è la stessa che non si ritrova nella politica - che dovrebbe promuovere e tutelare il patrimonio artistico - e nella società. Il rischio è che venga dimenticato perché il Colosseo sia ancora lì dopo duemila anni, e si inizi a credere che "ci deve stare sennò i turisti non vengono, e poi dove la fanno la foto ricordo?". Ma per ora l'Anfiteatro Flavio è ancora integro, testimone silenzioso di visite turistiche e romantiche passeggiate di innamorati.          

 

Manuel Saiz - Colossale

Dal 23 Settembre al 10 Ottobre

Auditorium Parco della Musica - Viale Pietro de Coubertin, 30

Orario: Lunedì - venerdì 17 -21; Sabato, domenica e festivi 11 - 21

Ingresso Libero

 

 


Manuel Saiz - Colossale



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