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martedì 26 maggio 2020

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Le “videopitture” di Maurizio Bonolis

21.11.2010 - Luigia Bersani



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Blue Wave

In occasione della presentazione di una nuova tecnica pittorica sperimentata dall'artista napoletano Maurizio Bonolis, il 14 Novembre 2010 lo stesso ha aperto ai visitatori il suo atelier privato, sito nella capitale partenopea. 

Maurizio Bonolis, nei suoi più recenti lavori, si è focalizzato sullo sviluppo del moderno e sperimentale mezzo della videopittura, una tecnica nella quale non si utilizzano gli strumenti tradizionali della pittura, ma ci si avvale di apparecchiature elettroniche, quali un computer, una tastiera, un mouse ed un video. Al  posto della tela c'è il video, al posto del pennello c'è il mouse ed al posto dei colori ad olio od acrilici, ci sono i pixel.

Questa tecnica consente di realizzare un'opera visualizzandola su di un monitor, in modo da potervi apportare tutti gli interventi necessari, fino alla stesura definitiva.

Una videopittura può quindi essere fruita direttamente così com'è, attraverso uno schermo, oppure può essere "materializzata", per mezzo di un sistema di stampa.

Così le opere di Bonolis prendono letteralmente forma tra esplosioni cromatiche e contrasti di colore. I soggetti sembrano essere totalmente astratti, eppure assumono un valore illustrativo quando associati ai titoli, seppur anch'essi, in molti casi, evocativi di immagini indefinite, come accade ad esempio in "Waving Led" e "Magnetic Field", in cui geometrie astratte in scale cromatiche iridescenti si disperdono su sfondi scuri, come attratti da invisibili campi magnetici.

Altre forme di energia incorporea vengono rappresentate in "Electric Sea", che presenta onde di colore raffigurate in immagini ripetute, apparentemente identiche tra loro, ma in realtà dissimili, le quali ricordano il ritmo dei flutti marini, sempre uguale e sempre diverso ad ogni onda; così come in "Elektron", in cui elettrizzanti arcobaleni di segmenti spezzati su una linea continua si stagliano su un blu profondo, per sfumare in filamenti tortuosi di rosso e di viola, tinte a chiusura della più perfetta scala cromatica riscontrabile in natura.

In opere quali "Pink Swan", "Vortex" e "Planets", gli intrecci di colore creano delle immagini caotiche, che trovano una loro fisionomia in figure disorganiche ma riconoscibili, come quella di un cigno rosa che si confonde tra le stesse maglie di colore che lo compongono, quella di vorticose eliche di colore che si fondono le une con le altre in un movimento continuo di creazione di forme e sagome indistinte, e quella di pianeti con orbite immaginarie ed anelli spezzati che ruotano intorno agli stessi corpi celesti.

Il tema della scomposizione delle immagini e dei colori viene altresì richiamato in "Cutting", in cui sezioni quadrangolari dividono l'opera scindendo le immagini contenute in essa, come in un puzzle da ricostruire, ed in "Changing", in cui trame cromatiche si tessono tra loro generando nuovi colori in una fitta rete nella quale risulta difficile comprendere le tinte originarie delle linee e delle curve precedenti a tali intrecci di colore. Anche "Galaxy" propone immagini caleidoscopiche dalle forme indefinite e colori brillanti, che spiccano su sfondi scuri, originando un senso di mobilità permanente.  In "Blue Wave" ed in "Wind", l'astrattismo puro cede il posto ad icone familiari: quadrati e cerchi deformati da venti e correnti popolano le opere, nelle quali appaiono anche figure già ricorrenti nelle precedenti opere di Maurizio Bonolis, una sorta di fiori neri con sprazzi di colore al loro interno, anch'essi trascinati dalla corrente dell'onda blu e conseguentemente alterati dalla loro perfezione geometrica con cui, nelle opere appartenenti a filoni pittorici antecedenti, venivano riprodotti dall'artista.

Accenni a precedenti momenti stilistici dell'artista si ritrovano anche in "Laser", opera nella quale il tema della luce, già presente in diverse opere di Bonolis come, ad esempio, nella serie "Passaggi", viene riprodotto come segmento giallo, rappresentato in una immobile perfezione metafisica, che si impone sugli altri colori dell'opera stessa. Al contrario, in "Yellow Bang" le geometrie delle forme e delle linee rette assumono una nuova energia e fondono il tema del movimento con la staticità della fissità grafica peculiare dei tratti spigolosi dell'opera; un'esplosione di segmenti multicolori, catalizzati verso il centro dell'immagine, riproduce una sistematicità matematica rigorosa e mobile al tempo stesso.

Così, la serie pittorica "Videopaint" sembra sintetizzare diversi momenti stilistici dell'artista: le prime opere di Maurizio Bonolis, raffiguranti impetuosi cavalli in corsa, sembrano rivivere in questa serie nei travolgenti movimenti delle immagini che, a loro volta, non tralasciano i riferimenti all'iconografia simbolica ed astratta dei successivi periodi dell'artista, facendoli evolvere in una tecnica nuova ed avanguardistica, volta al futuro ed all'innovazione, come suggeriscono i titoli delle opere in inglese, la stessa tecnica utilizzata, quella della videopittura, ed i soggetti stessi delle opere, riprodotti nel mezzo di processi di mutamento continuo, di un divenire in costante formazione.

 

 


Le videopitture di Maurizio Bonolis



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