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domenica 20 settembre 2020

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I dragoni di Murakami.

La tradizione si unisce alla cultura visiva pop.

13.12.2010 - Flavia Sorato



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Takashi Murakami approda a Roma con la sua prima mostra monografica: Dragon in Clouds - Red Mutation e Dragon in Clouds - Indigo Blue,  sono le due nuove opere dell'artista di Tokyo, che la Gagosian Gallery ospita fino al 15 gennaio 2011.

Su due piani costituiti ciascuno da nove pannelli, per una lunghezza di diciotto metri, si estende la raffigurazione di due dragoni con  le nuvole, denominata Unryuzu in Giappone, immagine tradizionale che già aveva ispirato un grande artista del Settecento, Soga Shohaku, importante  fonte di creatività per l'arte di Murakami. In queste opere viene ripresa l'iconografia del dragone, creatura che  riveste molto prestigio nella cultura giapponese: molti templi buddhisti e shintoisti le sono dedicati, e possiede una connotazione positiva, in quanto simbolo di ottimismo e buona fortuna. L'artista fa, dunque, riferimento alla simbologia religiosa, ma prende spunto anche da ambiti completamente differenti come quello del videogioco Blue Dragon.

Gli stimoli e gli spunti culturali di Murakami sono decisamente vari e si ripropongono nel suo stile "Superflat"- super piatto -  che unisce tradizionali tecniche pittoriche giapponesi a una raffigurazione decisamente pop, caratterizzata da contenuti manga. L'opera posta all'entrata della mostra, Who's Afraid of Red, Yellow, Blue and Death, una cascata di teschi colorati, chiarisce bene questo suo stile di immagini e scene fumettistiche. Ma a questa componente estremamente contemporanea si aggiunge la ripresa di soggetti religiosi e secolari di un 'epoca passata, che l'artista interpreta in un modo che è allo stesso tempo decisamente personale e che ben rappresenta il suo tempo. Ecco dunque da dove nascono i dipinti esposti: il classicismo dei dragoni della pittura giapponese si unisce alla dimensione contemporanea, creando fascinazione. La monumentalità infonde quasi un senso di reverenziale soggezione, come a riproporre il forte impatto che le immagini di queste creature devono aver generato secoli fa, quando furono poste per la prima volta nei templi.

 I dragoni, si è detto, sono due: uno rosso, uno blu. Due dipinti realizzati in acrilico, definiti da forme energiche e vorticose. L'effetto turbinoso è maggiormente presente nel Dragon In Clouds - Indigo Blue: numerose sono le linee circolari e serpeggianti. La visione d'insieme è più "turbolenta" rispetto a quella del dragone rosso. Quest'ultimo fa riferimento al romanzo di Thomas Harris ("il dragone rosso") che a sua volta s'ispira alla serie di acquerelli di William Blake, Great Red Dragon. In Dragon in Clouds - Red Mutation vi è un chiaro riferimento al già citato Shohaku nel chiaroscuro delle squame che ricorda l'intenso uso d'inchiostro dei suoi dipinti.

Non  si può che partecipare intensamente a queste opere. Emerge tutta la devozione con cui Murakami ha lavorato per realizzarle. " L'associazione del rosso e del blu con una creatura che per lungo tempo è stata considerata simbolo del destino di ognuno è il tentativo di riaffermare la mia devozione per l'arte: il processo creativo di questi dipinti è stato come un'offerta votiva", dichiara l'artista. Un'offerta che lo spettatore ha la fortuna di  poter accogliere.

 

 

 

 

 

 

 

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