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sabato 29 febbraio 2020

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Giorgio Griffa - Canone Aureo

La pittura indaga l’ignoto attraverso un numero.

05.03.2011 - Flavia Sorato



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Entrando nella sala del MACRO che ospita le nuove opere di Giorgio Griffa si è avvolti dalle quattro grandi tele realizzate dall'artista e da un senso di mistero generato da quel numero, riportato sulla superficie pittorica, che da secoli affascina l'uomo: 1,618033988... una cifra periodica che indica il rapporto aureo, definito nell'antichità e diventato indice e principio di armonia. Il numero aureo è stato formalizzato da Euclide nel IV secolo a. C. per esprimere il calcolo di una proporzione: dividendo un segmento in due parti, l'intero sta al maggiore come il maggiore sta al minore. L'equilibrio che deriva da questa operazione è da sempre fonte di meraviglia e fascinazione. Griffa indaga proprio questo aspetto e ricopre le sue ampie tele con la scrittura di questo numero, con le cifre illimitate che   seguono dopo la virgola, affiancando a questa dimensione matematica linee dai colori ora più tenui, ora più accesi, che si dispiegano in sequenza secondo uno sviluppo orizzontale, verticale ed obliquo.

Le opere sono state appositamente concepite dall'artista per il museo, sottolineando quel rapporto che il Macro vuole sostenere tra spazi, architettura ed arte. Quattro lavori che definiscono una ricerca rivolta alla riflessione sul rapporto aureo e sulla relazione tra arte e scienza. Canone Aureo interpreta gli spazi del museo riempiendoli di rimandi ad una dimensione ignota: "[ ...] mi sono accorto che la pittura da sempre ha come piedistallo il rapporto con l'ignoto, che è il punto di fondo, il punto su cui il mio lavoro si sviluppa. Così nel momento in cui mi rendo conto che la pittura ha delle capacità di narrazione antiche e ineliminabili, [...] bisogna che ritrovi questo suo senso di raccontare il mondo, questa volta non da fuori ma da dentro, di entrare nell'ignoto. Quando mi sono trovato di fronte alla Sezione Aurea, non come rettangolo aureo ma come numero aureo, quest'invenzione straordinaria di un numero che va avanti da 2300 anni e andrà avanti fino alla fine dei tempi per milioni anni, [...] da quel momento ho cominciato a usare quel numero quale strumento di questo racconto. [...]".

Le dichiarazioni di Griffa chiariscono come egli intenda la pittura, che non si limita al risultato visibile ma induce a concentrarsi su ciò che è al di là della tela. L'artista si interroga sul mistero e l'ambiguità di un numero, la cui scrittura induce a pensare ad una dimensione nascosta, all'irrazionale. E' uno studio sul rapporto ed il dialogo che intercorre tra scienza ed arte e su ciò verso cui entrambe tendono, come lo stesso Griffa dichiara: "la scienza procede per far emergere ciò che può diventare noto nell'ignoto, l'arte per conoscere quello che resta ignoto e, conoscendolo, sai che resta lì, indicibile".

Le linee di colori ed arabeschi caratterizzano l'opera dell'artista che sin dalle origini del proprio lavoro (anni '60) si esprime attraverso segni primari ed utilizza tele non preparate, volendo presentare le proprie pitture nel modo più vicino alle condizioni in cui le dipinge.

Queste opere, in tela grezza, senza il supporto di un telaio, appaiono leggère nel loro essere sospese alle pareti della sala, ma sono in verità così gravide, cariche di profonde riflessioni: rimandano ad una memoria che è propria della pittura e ad un processo cognitivo, che esplora una realtà inafferrabile, un' ideale, quello della perfezione, dell'armonia, così alto, lontano.

Quella di Canone Aureo, mostra curata da Luca Massimo Barbero, che lo spazio del MACRO ospiterà fino al 13 Marzo 2011, è una ricerca tra il colore, l'astrazione "[...] per conoscere l'infinito attraverso la modesta presenza di un piccolo numero."

 

 

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