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venerdì 29 maggio 2020

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I Giganti della Montagna

Al Teatro Valle fino al 27 marzo

26.03.2011 - Carlo Guglielmo Vitale



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Enzo Vetrano e Stefano Randisi portano in scena finalmente l'ultima opera rimasta incompiuta di Luigi Pirandello. I due registi, nonché attori, lavorano insieme dal 1976 e desideravano da diverso tempo giungere a questa rappresentazione, culmine della loro analisi del mondo pirandelliano. La stesura de "I giganti della montagna" inizia nel 1933, probabilmente l'abbozzo risale agli anni '20, ma rimase incompiuta a causa della morte dell'autore avvenuta nel '36. Dei tre atti ne completerà solo due, il figlio scriverà il terzo sulla base delle idee che il padre gli aveva illustrato in vita. Ha avuto diverse rappresentazioni sia basate sugli atti originali sia sull'opera terminata postuma. L'opera portata in scena al Teatro Valle lascia, infatti, questa impressione di sospensione, di non finito... un dramma grottesco che libera il pensiero, la fantasia e che vi lascerà una sete di teatro.

È difficile definirne la trama, alquanto surreale: l'obiettivo di Pirandello non è una denuncia sociale o una satira, ci allontana dal mondo terreno. Non sappiamo dove sia la verità, quale sia la realtà nella quale si trovano i nostri personaggi, se stiano sognando o delirando. È necessario però dare un quadro. Una compagnia teatrale fondata da un conte e da sua moglie, Ilse, si ritrova sostanzialmente allo sfascio: Ilse e gli attori che sono rimasti intendono assolutamente rappresentare l'opera, a lei dedicata da un poeta, suicida per il suo amore; pur di fargliela completare lo aveva illuso fino all'ultimo. Ne erano conseguiti solo guai: la fama negativa si era diffusa ovunque e nessuno intendeva più averne a che fare in alcun modo. Giungono così in una villa abitata da un gruppo di disadattati capeggiato dal mago Cotrone, un uomo che, dichiara egli stesso, "crea la sua verità". Questi individui sono molto strani: sentono delle voci, dei suoni, credono di uscire dai corpi o di essere già morti. Ben presto la compagnia teatrale si arrende all'evidenza e i suoi componenti si fondono con  i disadattati per portare in scena finalmente l'opera tanto desiderata. Ilse però vuole di più, intende mostrarla al pubblico, costi quel che costi, anche la morte. Il mago Cotrone propone allora di sfruttare l'occasione del matrimonio dei cosiddetti "giganti della montagna", una famiglia di uomini rozzi e muscolosi. E così sarà. S'interrompe così il secondo atto e termina il lavoro incompiuto del grande Pirandello. Siamo rimasti strabiliati dagli attori, convincenti in modo impeccabile, all'altezza del compito non facile. Le musiche, le luci e la scenografia sono sobrie, ridotte all'essenziale, come richiede l'opera.

Questa sorta di testamento rileva due aspetti: da una parte il tema pirandelliano classico, l'idea che ognuno di noi nelle diverse realtà sociali, nelle relazioni umane, indossa una maschera. Si crea un dualismo tra la persona interiore e la sua manifestazione esteriore, tra quello che siamo e quello che vorremmo essere in quel contesto. L'altro tema, al quale si ricollega, è quello del teatro: cos'è se non la rappresentazione delle maschere che indossiamo? È la catarsi, esorcizza le nostre paure, le nostre ansie, i nostri desideri più nascosti. I personaggi sul palcoscenico diventano portatori di queste emozioni.

Il teatro, quello vero, non solo con la tragedia o il dramma ma anche con la commedia e la satira mostra quello che siamo, o che potremmo diventare. Lo spettacolo ha sempre qualche elemento autobiografico che ci permette l'immedesimazione. Come in quest'opera il non-delineato, il misterioso, l'indefinito acquista un fascino che le altre arti non potranno mai restituire: e allora ci lascia un vuoto che tocca a noi riempire con la nostra storia, la nostra esperienza, le nostre emozioni più recondite.

Perdere la visione di quest'ultimo lavoro di Pirandello sarebbe veramente una "tragedia", vi lascerà con una sensazione di spiritualità trascendentale che vi ricorderete probabilmente per sempre.

 

I GIGANTI DELLA MONTAGNA

di Luigi Pirandello

regia Enzo Vetrano e Stefano Randisi

dal 15 al 27 marzo tutti i giorni ore 20.45 ad eccezione di 20, 23 e 27 marzo ore 16.45

durata 2 ore compreso intervallo

Teatro Valle

Biglietteria Via del Teatro Valle, 21- 00186 Roma tel. 06.68803794
dalle ore 11.00 alle ore 19.00  giorno di chiusura lunedì

 

 

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