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Intervista allo scrittore Giovanni De Feo

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Romano, 38 anni: Giovanni De Feo è insegnante e sceneggiatore di una cinematografia per ragazzi (firma con Pietro Albino di Pasquale il film L'uomo Fiammifero di Marco Chiarini) che in Italia non ha precedenti. Soprattutto è l'autore del romanzo Il Mangianomi, pubblicato dalla casa editrice Salani che ha diffuso in Italia il fantasy di Harry Potter. Eppure, da quel genere di fantasy quest'opera non potrebbe essere più lontana. Si tratta infatti di un "gotico mediterraneo", ambientato nella Napoli del Seicento, con un protagonista e una trama tutte sperimentali. Il "Mangianomi", creatura che minaccia l'intero Ducato di "Acquaviva" rubando i nomi di ogni essere animato e di ogni parte dell'ambiente, e il cacciatore Magubalik, giovane personaggio dall'indole solitaria, a cui è affidata l'ardua missione di sconfiggerlo. Atmosfere affollate di caratteri epici, quindi, che finiscono col popolare un'avventurosa e imprevedibile ricerca di sé.

Cos'è il "gotico mediterraneo"?

«Suppongo il gusto di ambientare una storia dallo spirito 'medievale' -secondo l'accezione di gothic nel XVIII secolo- nei paesaggi del nostro solare mediterraneo. Va chiarito che per medievale non si intendeva il periodo storico in sé ma quell'oscuro misto di sensualità barbarie e mistero che gli inglesi gli attribuivano».

Da cosa nasce la scelta di un contesto partenopeo del '600?

«Sono di origine irpine e ho sempre vissuto in città barocche. Volendo raccontare una favola avevo bisogno di andare alle radici del mio immaginario.  Napoli e il Seicento sono per me proprio questo, il sangue della mia fantasia di bambino».

Perché, piuttosto, viene definito "fantasy"?

«Perché è un termine che da dieci anni a questa parte va di moda: ed è sempre più facile usare una parola di moda sbagliata piuttosto che una antiquata e corretta».

Co-sceneggiatore del film L'Uomo Fiammifero. C'è qualcosa dell'Uomo Fiammifero in questo romanzo?

«Poco nella 'lettera', molto nello spirito: la volontà di stupirsi e di non vergognarsi mai della propria fame di meraviglia».

La presentazione del libro avviene in maniera singolare: l'esibizione di un mimo e lo storytelling...

«Mi sembrava la giusta forma per presentare un libro che parla di narratori e di ombre, raccontare scene del romanzo con gli stessi mezzi. Se poi lo spettacolo ha dei meriti questi sono dell'attore, Enrico De Nicola, non miei. Io mi sono limitato a divertirmi, e a portare il mio divertimento davanti a un pubblico, che poi è la stessa cosa che faccio con i miei libri».

Il "Mangianomi"... Un cacciatore di identità. Esistono davvero i "mangianomi"?

 «Non proprio, il Mangianomi è un distruttore di identità, ovvero qualcuno che affamato di amore e incapace di amarsi, non fa che distruggere tutti coloro che non sono in grado di saziarlo. E di questi mi pare che oggi ce ne siano fin troppi. Chi invece caccia l'identità per cibarsene, come i cacciatori-sciamani da cui discende il mio Magubalik, lo fa per darsi una forma, per creare sé stesso attraverso una ricerca e  il doloroso attraversamento dei propri limiti. Di questi 'cacciatori', al contrario, ce ne sono ben pochi».

 

 

 

 

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