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Intervista a Luca Moretti autore del noir "Il senso del piombo"

23.07.2011 - Redazione



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Il tuo romanzo narra una storia difficile, l'eversione di destra, il tentativo di anarchia operativa, tra l'altro senza precedenti, dei Nuclei Armati Rivoluzionari capeggiati da Giusva Fioravanti. Fino ad ora abbiamo assistito ad un grande proliferare di saggistica sul tema, ma nessuno prima d'ora aveva "osato" ricamare un'opera di fiction. A cosa pensi sia dovuta tale tendenza?

 

Il senso del piombo illumina non solo le vicende della "Banda Fioravanti", la narrazione copre un arco di tempo storico che trova il prologo nel  "Rogo di Primavalle", miccia incandescente che infiammò la "prateria romana", e il tragico epilogo negli avvenimenti che seguirono la Strage di Bologna e l'arresto del protagonista presso il Canale Scaricatore a Padova. E' una storia difficile da narrare in quanto mette l'autore in contatto con una materia incandescente. Ripeto spesso che lo scrittore, così come ogni altro artigiano della cultura, ha l'onere di costruire significanti, o per meglio dire luoghi comuni, che possano riconsegnare al lettore/fruitore dell'opera d'arte l'intellegibilità delle "storie". Nella grecia della classicità seppero racchiudere tutto questo in un'unica parola: mitopoiesi. Attraverso il racconto del mito, delle storie, l'autore entra in rapporto sinergico col popolo dei lettori, ne condivide i sogni, le passioni e le sconfitte. La difficoltà risiede quindi nell'aver divulgato con le "armi" della fiction, una storia che fa rabbrividire i più, che potrebbe far storcere il naso a categorie politiche che presidiano determinati contenuti. Giusva Fioravanti e i suoi furono degli assassini senza remore, eppure molto del ribellismo di cui si sono fatti artefici potrebbe affascinare il lettore, creare una strana compiacenza nel narratore e rischiare di scavalcare le richieste che la "verità" fa quotidianamente alla Storia. Scrivere un saggio sarebbe stato più facile, ci sarebbe stato un coinvolgimento professionale diverso, un'etica di distacco meno compromettente. Eppure io credo nella capacità cognitiva del popolo: le storie prescindono gli autori; sono lì, ne siamo traduttori. Spesso inconsapevoli.

 

Questo è il tuo secondo romanzo, nel primo (Cani da rapina ndr) narravi della storia disperata di un gruppo di sbandati della periferia romana, poi è stata la volta del graphic novel scritto per le matite di Toni Bruno Non mi uccise la morte. Tre argomenti molto diversi ma con alcuni punti in comune, qual è il percorso emotivo che ti ha accompagnato, esiste una cifra totale nella narrazione di Luca Moretti?

 

Senza dubbio, l'ho ripetuto più volte, il significato che lega questi miei lavori è la violenza. Visti in quest'ottica, i tre libri costituiscono una sorta di trilogia: nel primo caso la violenza di strada, nel graphic novel la violenza delle istituzioni, infine ne Il senso del piombo la violenza politica. Ma non è, la violenza, il solo tema ricorrente: c'è Roma, la Città eterna, l'Impero che ha ucciso Cristo per fondare il suo regno eterno. Roma è la città nelle cui borgate si muovono i Cani da rapina; a Roma, solo due anni fa, lo Stato ha ucciso un mio coetaneo, si chiamava Stefano Cucchi. E Roma fu uno dei teatri prelibati degli anni di piombo e delle azioni dei Nar.

 

Come è cambiata la reazione di giornali e critica nei confronti di lavori così diversi?

 

Ecco questa è una domanda che fa da appendice alla prima. Quando publicammo il graphic novel sulla triste vicenda di Stefano Cucchi, i giornali, sopratutto quelli più schierati, non parlavano d'altro, era un'attività  de relato, nel senso che certe cose non si potevano ancora dire o raccontare e allora venivano dette e raccontate tramite la nostra opera. Anche l'impatto sul "movimento" fu di dimensioni inaspettate, la rabbia, l'odio e la reazione erano facilmente condivisibili. Con questo mio ultimo romanzo è tutto diverso, sento sempre il bisogno di dover spiegare le ragioni di una storia, di difenderla, di difendere il dovere e la libertà di raccontare. Credo che questa attività sia parte integrante del mestiere dello scrittore. Dopo la gran fatica di reperire fonti attendibili su una vicenda per molti versi ancora oscura, c'è il lavoro più duro, quello per spiegarne le ragioni e la bellezza.

 

Dici fatica nel reperire materiali attendibili, la storia di quegli anni è fatta di trame e di tragedie non anc ora spiegate, come ti sei organizzato?

 

Ho letto molto, l'ho fatto per anni, è stata quasi un'ossessione, nel frattempo uscivano i miei altri lavori ma io continuavo a documentarmi, ho comprato libri difficilmente reperibili sul mercato editoriale e di case editrici che lavorano solo in quel panorama politico. Per me è stato molto difficile, provenendo, per cultura e formazione, dalla parte opposta. Ho messo le mani nella merda, e spero che la metafora non offenda i lettori. Poi ci sono le istruttorie, quella di Bologna è quasi interamente scaricabile dalla rete, sono fascicoli infiniti, appassionanti e lunghissimi. Infine c'è il mondo di quegli anni, i manifesti per le strade, gli usi e i costumi di quei giovani, la musica, le armi. Conosco l'esatto funzionamento di quasi tutte le armi pesanti costruite dal 1945 in poi. Devo ringraziare i molti saggi usciti in questi anni che narrano quelle vicende. Ecco, spesso mi viene chiesto perché uno della mia età narra di anni di cui non può certamente ricordare. Io rispondo che sono dovuti passare oltre 30 anni per raccontare quella storia, molte cose sono venute alla luce, altre, probabilmente, non le conosceremo mai.

 

Perchè il lettore dovrebbe comprare Il senso del piombo, quelle vicende hanno avuto un senso?

 

Non ritengo di poter essere l'autore che detiene il significato di quegli anni. Eppure l'Italia che racconto è molto simile all'America narrata da James Ellroy, un serbatoio infinito di materiali noir, un'orgia fantastica di ribelli, polvere da sparo e potere.

 

A cosa stai lavorando in questo momento, ci sono progetti per il futuro?

 

In questi giorni sto facendo le ultime rettifiche su una raccolta di racconti, composta come un romanzo corale, che uscirà a ottobre per Castelvecchi. Il titolo è "Roma Violenta" e in questo nuovo viaggio ho potuto contare sulla validissima compagnia di Duke Montana, uno dei più noti rapper del panorama undergrouind italiano appartenente alla crew romana dei Truce Klan. Un libro a quattro mani, corredato da un book fotografico che ritrae gli autori nelle ambientazioni delle storie. Poi ci sono gli impegni letterari che da un anno porto avanti col gruppo di TerraNullius e Cricca 33, una vera e propria fucina che raggruppa alcune delle migliori giovani voci del panorama letterario italiano contemporaneo.

 

 

 

Il senso del piombo di Luca Moretti

Editore: CASTELVECCHI

Pubblicazione: 2011

p.p. 128 Prezzo: € 12,50

 

 

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