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domenica 15 dicembre 2019

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Filippino Lippi e Sandro Botticelli nella Firenze del '400

Alle Scuderie del Quirinale fino al 15 gennaio 2012.

24.10.2011 - Flaminia Franco



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Filippino Lippi - Madonna in adorazione del Bambino

Firenze nel 2004 aveva ospitato una grande mostra dedicata a Botticelli e al suo allievo Filippino, Roma nel 2011 ribalta la situazione, ponendo l'attenzione sull'intera produzione del Lippi.

Fra' Filippo Lippi, diventato cappellano presso Santa Margherita a Prato, chiese di ritrarre la bella monaca Lucrezia Buti per dare le sue sembianza ad una Madonna ma, galeotta fu la pala d'altare, in seguito alla quale nacque, verso il 1457, il nostro Filippino.

Nato sotto il segno dell'arte, ricalca le orme paterne, si affianca a Botticelli che, a sua volta era stato il più amato fra gli allievi del padre, e prosegue sulla strada che lo porta a Roma, passando per citazioni fiamminghe e per l'attento studio dell'arte antica.

Seguendo la sua carriera, iniziamo il percorso con la figura del padre-primo maestro (1406-1469) presentato dal rinascimentale tondo della Madonna col Bambino e storie di sant'Anna, proseguiamo con l'apprendistato-collaborazione nella bottega del Botticelli (1472-1478) dove possiamo confrontare le due Adorazione dei Magi, notando sostanziali sintonie.

Filippino inizia a produrre indipendentemente (1478-1488) conquistandosi una posizione di forza, evidente dall'incarico di completare la prestigiosa cappella Brancacci di Masolino e Masaccio, riuscendo ecletticamente a fondere il suo stile raffinato con i modi austeri tipici del primo Quattrocento. Riceve commissioni (1483-1502) sia a Firenze, dal Tondo Corsini alla cappella Strozzi in Santa Maria Novella, che fuori, dall'Altare Magrini di Lucca con I Santi Rocco, Sebastiano, Girolamo ed Elena alla cappella Carafa di Roma (1488-1494).

La Madonna con Bambino, san Martino di Tours, santa Caterina d'Alessandria e i committenti non sarebbe stata possibile se non dopo un attento studio dell'arte antica, evidente nella decorazione classicheggiante del trono della Vergine e del loggiato che, a sua volta, si apre su un paesaggio derivato dalla pittura fiamminga, mentre l'angioletto che trattiene la colomba è uno squisito dettaglio dal carattere domestico e familiare.

La produzione finale (1494-1504) si muove tra due orizzonti culturali, uno classico-cortese e l'altro ascetico, riservato principalmente per i committenti 'piagnoni', come erano detti i seguaci del frate  Girolamo Savonarola, sostenitore dell'esigenza di rigenerazione del clero e predicatore di una più generale penitenza per ottenere la salvezza. Il severo stile savonaroliano è nel San Giovanni Battista e nella Maddalena, entrambi fortemente emaciati e sintomatici della crisi culturale e spirituale della Firenze di fine Quattrocento che aveva colpito anche e, soprattutto, il Botticelli che aveva smesso quasi completamente di lavorare.

A rendere ancora più affascinante la mostra curata da Alessandro Cecchi- Direttore della Galleria Palatina, degli Appartamenti Reali di Palazzo Pitti e del Giardino dei Boboli- sono i disegni, tradizionalmente nati come strumento ausiliario e preparatorio ma che, nel caso di Filippino, vengono ad essere delle vere e proprie opere d'arte piene di grazia e vitalità. 

 

 


Filippino Lippi e Sandro Botticelli nella Firenze del '400



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