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L'iguana: Anna Maria Ortese

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"Scrivere cercare la calma, e qualche volta trovarla. Ế tornare a casa. Lo stesso che leggere. Chi scrive o legge realmente, cioè solo per sé, rientra a casa; sta bene".

Questo scrive l'autrice del romanzo-saggio L'Iguana, Anna Maria Ortese in un'intervista del 1977 dove risponde alle domande di Dario Bellezza.

E sempre questo breve pensiero è possibile intravedere nelle pagine del proprio scritto.

 

Un romanzo simbolico, ricco di ambiguità che rispecchia in toto la personalità e la biografia dell'Ortese. La trama è piuttosto semplice anche se presenta una serie di connotati che rimandano al fiabesco, all'esoterico e all'etica cristiana.  L'eroe del libro, certo Daddo, è il facoltoso Ludovico Aleardo di Grees, appartenente alla famiglia dei Duchi di Estremadura, il quale compie un viaggio in mare per comprare dei terreni, o isole sulle quali edificare. Inoltre è anche spinto dal desiderio di voler ritrovare antichi manoscritti da portare al suo amico editore Adelchi.  Daddogiungerà su una piccola isola, Ocaña, vicino alle coste spagnole e non segnata sulla carta e proprio qui inizierà il suo sogno.

 

Un romanzo dove sogno e realtà si mescolano a tal punto da deviare e straniare il lettore, anche durante la presentazione del personaggio più curioso non solo dell'isola ma del testo stesso: l'iguana.

"Grande, fu la sorpresa del Daddo, nell'accorgersi che quella che egli aveva preso per una vecchia, altri non era che una bestiola verdissima e alta quanto un bambino, dall'apparente aspetto di una lucertola gigante, ma vestita da donna, con una sottanina scura, un corsetto bianco, palesemente lacero e antico, e un grembialetto fatto di vari colori, giacché era la somma evidente di tutti i cenci della famiglia. In testa a nascondere l'ingenuo muso verdebianco, quella servente portava una pezzuola anche scura."

Così l'Ortese presenta al lettore l'animale, una creatura sofferente dagli occhietti piccoli e scuri che celano un misterioso passato che resta tuttavia indecifrabile sia al protagonista che al lettore stesso.

 

L'intellettuale Giorgio Manganelli nel 1986 sul Messaggero, a proposito del romanzo L'Iguana, composto nel 1965 ed edito dopo due anni da Vallecchi, scrisse che questo libro era così "anomalo da non somigliare a niente". Qui risiede l'efficacia stilistica della scrittrice che guida il lettore tramite la voce narrante, infarcendo l'intera narrazione di indizi, verità appena accennate, richiami e calchi da tradizioni antiche e fiabesche.

 

Anche il finale, se di finale si può parlare, resta un enigma. Ế una narrazione che tramite il "perturbante" e "l'oscuro" proietta il lettore spaesato forse in un'altra realtà, non quella umana e neanche quella divina. Forse si tratta di un sogno, forse l'intera isola non esiste e neanche i rapporti tra i vari personaggi. Ế il sogno del protagonista, un'utopia ancestrale, che allontana la realtà e la vita attuale per rifarsi al mito paradisiaco di un'antica età dell'oro, o meglio di un desiderato Eden.

 

"E con ciò lettore cortese ci congediamo... da Ocaña e dalla sua umile umanità. E se dal mare che si è chiuso così facilmente su questi mali e questi sorrisi, e sulla figura di un cupo gentiluomo, se del tempo che passa senza sosta, a Milano come nelle isole, tutto trascinando, diretto alla eternità, ti sorprenderai, ricorda, per favore, le pressanti domande di Unamuno, così alle tue simili, e vedrai che almeno tale sorpresa rimane uguale".

 

Questo l'ultimo indizio, o per meglio dire speranza, che l'autrice rivolge al lettore, perché per l'Ortese "la società per diventare realtà- cosa umana- natura e società devono essere ripensate".

 

Editore: Adelphi

 

Pubblicazione: 1986

 

p.p. 204

 

Prezzo: € 16.50

 

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