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domenica 15 dicembre 2019

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MOSTRE - Georgia O'Keeffe

Tra astrazione e oggettività, fotografie e luoghi di vita

19.01.2012 - Flavia Sorato



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"Dicono che le donne non possono essere grandi pittrici. Io non l'ho mai pensato. Io dipingevo e basta." Vi è un ricordo d'infanzia della O'Keeffe, uno dei più nitidi che lei possieda, che racchiude e svela già questa sua essenza di pittrice: da bambina, un giorno, attratta da un bellissimo fiotto di colore strizzato da un tubetto, ha l'impulso d'assaggiarlo, mangiarlo. Sperimenta, così, una sensazione di piacere, legata non solo agli occhi ma al tatto, al sapore, impara a conoscere la potenza vitale di quella materia e le possibilità espressive, comunicative che da essa si effondono; [...] "Il significato di una parola non ha per me la stessa precisione di quello di un colore. Colori e forme hanno la capacità di affermare in un modo più definito rispetto alle parole." Quest'ultima considerazione racchiude anche la disapprovazione nei confronti di chi si riferisce alla sua pittura con interpretazioni equivoche, erronee; ma Georgia O'Keeffe (1887-1986) è stata una delle più importanti figure del Modernismo Americano, fraintesa in alcuni suoi intenti, sì, ma allo stesso tempo riconosciuta ed acclamata, anche se, va detto, principalmente entro i confini del proprio Paese. La Fondazione Roma, nelle sale di Palazzo Cipolla, offre, dunque, la possibilità di entrare in contatto con quest'artista poco rinomata in Italia, presentandola non solo attraverso le opere di una vita, provenienti dal Georgia O'Keeffe Museum di Santa Fè in New Mexico e da altri diversi poli museali nonché collezioni private, ma offrendo anche una ricostruzione dei luoghi in cui ha vissuto, di quelli decisivi per la sua affermazione e financo del suo studio, esibito con gli strumenti di lavoro ed oggetti personali. Una retrospettiva storica che ricostruisce l'intero percorso artistico della donna, dalle produzioni astratte a quelle figurative che esplorano le forme naturali.

Astratto e oggettivo: due possibilità di visione conviventi nell'animo della pittrice; sua la riflessione sul fatto che [...] "per molti oggettivo e astratto sono due categorie completamente distinte. La pittura oggettiva non può essere buona pittura se non lo è in senso astratto. Un buon dipinto non dipende solo dal fatto che rappresenti un albero piuttosto che una collina: è fondamentale che l'insieme delle sue linee e dei suoi colori dica qualcosa." L'astrazione è ciò da cui parte, attraverso cui si afferma, ma l'abbandona per evitare che le sue opere vengano definite per quello che non sono: immagini che rimandano alla sessualità, interpretate in chiave freudiana. Ma rifugiarsi nella produzione naturale, floreale, non la esenta da simili attribuzioni. E così continua a dipingere: rappresenta i luoghi che esplora, che vive. "La solitaria del deserto", è stata soprannominata. Quel deserto che lei raffigura attraverso i teschi degli animali, ossa sbiancate in grado di catturare e trasmettere un aspetto profondamente vivo di quelle distese vaste, disabitate, inaccessibili.

I suoi esordi si  caratterizzano per le influenze del maestro Arthur Wesley Dow, che spinge i suoi allievi ad esprimere sentimenti ed esperienze personali attraverso linee, figure e notan ( giochi di luce ed ombra secondo l'arte giapponese). Cosi la O'Keeffe approda ad una sua espressione e sarà quella a colpire il fotografo Alfred Stieglitz, il primo ad esporre opere dell'artista nella propria galleria "291", sulla Fifth Avenue di New York, della cui vetrina è presente una ricostruzione nella prima sala-sezione della mostra. Siamo nel 1917: la prima personale di Giorgia O'Keeffe. È l'inizio di un sodalizio, quello con Stieglitz, non solo lavorativo: i due si scrivono a lungo delle lettere e comprendono di avere una comune visione del mondo, si innamorano e si sposano nel 1924. La fotografia influenza il lavoro dell'artista divenendo sia strumento di promozione della sua immagine, attraverso i moltissimi scatti realizzati dal compagno (ed anche da altri illustri come Todd Webb, che immortala la donna, anziana, nel 1964, in un'immagine splendida, magnetica), sia una modalità di operazione/visione adottata nel dipingere e riconducibile alla tecnica dello zoom: i fiori che la O'Keeffe rappresenta sono colti su un piano estremamente ravvicinato, per essere osservati meglio, realmente, come lei afferma; i fiori sono entità talmente piccole che molte volte sfuggono ad uno sguardo attento, le dimensioni ingrandite devono indurre le persone, persino gli affaccendati newyorkesi, a prendersi il tempo per osservarli davvero. Ma il taglio fotografico si scorge anche in opere che ritraggono New York, dalle cui forme architettoniche l'artista si scopre attratta: riproduce edifici su tele di grande formato dipinte ad olio, come si può ammirare in "New York street with moon" (1925).

Gli anni trascorsi con Stieglitz si avvicendano tra soggiorni nella città, nei mesi invernali e primaverili, e quelli nella casa a Lake George, nella stagione estiva ed autunnale; al lago, la O'Keeffe trascorre lunghi periodi, immersa tra gli alberi ed impegnata a dipingere nello studio ricavato da una capanna nel bosco. I luoghi in cui vive la influenzano: ricostruiti in ambito espositivo, hanno il compito di definire l'importanza degli ambienti nella formazione dell'opera, anche se la mostra appare così studiata (vetrine, finta vegetazione, musica di sottofondo) per risultare più accattivante. Ma le opere dell'artista risaltano, la messa in scena non le adombra o le cela, l'universo della O'Keeffe fatto di stelle della sera, di petunie, calle, di notti newyorkesi, di suggestivi paesaggi del New Mexico, dei suoi teschi vitali è presente in tutta la sua sfaccettata essenza.

 

 

Georgia O'Keeffe

Dal 4 ottobre 2011 al 22 gennaio 2012

Fondazione Roma Museo - Palazzo Cipolla, via del Corso, n. 320 - Roma

Aperto dal martedì alla domenica dalle 11 alle 20.

Biglietti: intero € 10 - ridotto € 8.

www.fondazioneromamuseo.it

www.arthemisia.it

 




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