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martedì 10 dicembre 2019

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MOSTRE - Carlo Mattioli. Una luce d'ombra

Un percorso che delinea la poetica e la tecnica di una figura centrale per la pittura del Novecento

27.10.2011 - Flavia Sorato



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"Sotto le alte volte sbiancate del suo studio e le pareti di libri, sono radunati tutti i tempi della ricerca di Mattioli, le prove delle sua inesausta capacità di immergersi, di frugare, riemergere sconvolgendo la materia, linfe, schiume, pollini e paste, fiori di sangue e di vento." È un incontro, quello con Carlo Mattioli (Modena, 1911- Parma, 1994), che scatena immediati sentimenti, coinvolgimenti, amare istantaneamente la sua arte è conseguenza del percepire l'appassionato animo da cui scaturisce un ampio universo interiore e cromatico che l'artista [...] sparge attorno a sé a piene mani. Un colore, come si scorge in alcune fotografie, che invade la giacca indossata al lavoro dal pittore, immerso totalmente in un cammino artistico di forme eterogenee, volto a prendere molteplici strade, nel tentativo di esprimere sé stesso. Un percorso arricchito da passioni e studi letterari, da amicizie nate e coltivate nei gruppi intellettuali di Parma: Mattioli si avvicina in particolar modo alla poesia ed i poeti stessi divengono i principali interpreti della sua opera; forte il legame con Mario Luzi che ha lasciato chiare ed intense letture in merito all'opera dell'artista modenese, raccontato come  [...] " un pittore di grandi finezze, di deliberate succosità cromatiche e luministiche; il suo tocco arriva sulla tela intriso di dense e svarianti sostanze che non coincidono in tutto e per tutto con la sola materia o, se mai, con una materia non solo usata ma anche pensata."

Mattioli, nella fase d'esordio, si rivolge preminentemente alla pratica del disegno e l'illustrazione diventa il principale campo espressivo, una modalità di rappresentazione che permette di annodare la dimensione figurativa a quella letteraria: sbocciano a vita iconica opere di Pietro Aretino, Cavalcanti, Boccaccio, Petrarca, Machiavelli, Stendhal. Profonda è anche la sua cultura artistica che si nutre dell'arte di molti secoli, dal Romanico padano alle espressioni di primo Novecento, e che si approfondisce grazie agli stimoli di Roberto Longhi.

La grafica presto lascia spazio alla pittura, che si afferma attraverso soggetti vari quali i nudi, i ritratti e le nature morte. Ve n' è una in mostra che riconduce istantaneamente ai dipinti di Giorgio Morandi per la ripresa di un soggetto semplice, le bottiglie spesso raffigurate dal maestro bolognese, oggetti comuni che definiscono attraverso la composizione, la luce e il colore una dimensione poetica, sospesa, ciò che in Morandi era metafisica. Accanto a queste immagini si sviluppa la produzione di notturni e paesaggi che indagano l'interiorità del mondo. Ed ecco, allora, alberelli avvolti dal nero o lune che impongono la loro rotonda luminosità nel buio e quegli autoritratti in cui la figura del pittore è immersa nella notte: una dichiarazione di poetica,  ad indicare come il nero sia un colore utilizzato in funzione "antidispersiva" che accentua ora "la tensione, ora la magia, ora il mistero delle immagini." L'albero è un elemento che di sovente appare nei quadri del pittore, definendo uno di quei cicli che strutturano la vita artistica di Mattioli, momenti figurativi di ben definiti caratteri ma che s'intrecciano tra loro, in un sistema di rimandi e rielaborazioni. Uno dei cicli è quello che ha per soggetto la nipotina Anna, ritratta in molte opere, con occhi grandi, brillanti di quella vita che gonfiaanche le guance; un'esistenza, quella della bambina, capace di far tornare, esplodere una tavolozza sopita. Accanto alle immagini della piccola Anna, nella stessa sala, si trovano i paesaggi dai forti colori, quei rossi accesi che definiscono campi di papaveri, rappresentati con stesura continua, sintetica. Ma le opere di Mattioli sono materiche, il colore non è disteso uniformemente sulla tela, abitata ed animata da grumi e coaguli. Il colore invade spesso la cornice e la pittura interviene su delle superfici già utilizzate, tavole, carte, tele: Mattioli con queste operazioni si rivolge alla storia dell'arte, alla pittura stessa, e ne fa emergere quel carattere metamorfotico che Tassi, nel saggio introduttivo al catalogo di una mostra dell'artista, assimila a tutta una parte della sua produzione.

A conclusione di un  percorso che si struttura presentando i diversi cicli, si erge sul muro, alla  fine delle sale, il Grande Crocifisso dedicato a Lina, moglie e compagna di vita, la donna soggetto delle prime significative affermazioni della pittura di Mattioli: un chiasmo entro il quale si accede ad una vita, semplice nella quotidianità e impegnata nelle ricerche interiori ed artistiche, e ad un mondo che nel momento in cui si "aprì alla fama", mostrò "terrestri e insieme nubiche, solive e lunari meraviglie".  

 

Carlo Mattioli. Una luce d'ombra.

Città del Vaticano, Braccio di Carlo Magno

Dal 16 settembre al 13 novembre

Aperta dalle 10 alle 18

 

 

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