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Dove termina l’arcobaleno. E noi canteremo insieme fratello.

13.11.2007 - Silvia Magna



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Ennio Morricone ha chiuso la Festa Internazionale del Cinema a Roma, presso l’Auditorium Parco della Musica, il 27 Ottobre. La sala di S. Cecilia gremita di persone in un silenzio sconvolgente e rispettoso.
Il concerto ha letteralmente tolto il fiato, rasentando la perfezione, frutto di anni e anni di esperienza e di una carriera lunga una vita.
Un ‘orchestra coordinatissima, ogni movimento, ogni sguardo e ogni gesto, frutto di prove e studi.
Nella staticità più coordinata, complessa e sonora che si possa immaginare, nella staticità più rumorosa e perfetta che si possa creare.
Un momento potente e rimbombante come il passo degli elefanti, il secondo dopo leggiadro e leggero come libellule, il suono riempiva l’aria e lo spirito, invadendo e persuadendo la mente.
Quasi due ore di esecuzione per una folla in visibilio e per un Maestro che dopo aver dato tutto se stesso con la musica, non aggiunge neanche una parola, perché in seguito a uno spettacolo del genere, davvero non c’è nulla da aggiungere. Momenti sorprendenti anche per persone che, come chi vi scrive, non sono abituate a contesti del genere.

Nella parte iniziale, l’esecuzione di “Voci dal silenzio. Contro tutte le stragi della storia”: la musica, già perfetta è unita alla recitazione di una poesia del poeta sudafricano Rive.

DOVE TERMINA L'ARCOBALENO (R.Rive)
Dove termina l'arcobaleno
Deve esserci un luogo, fratello,
Dove si potrà cantare ogni genere di canzoni,
E noi canteremo insieme, fratello,
Tu ed io, anche se tu sei bianco e io non lo sono
Sarà una canzone triste, fratello,
Perché non sappiamo come fa,
Ed è difficile da imparare,
Ma possiamo riuscirci, fratello, tu ed io.
Non esiste una canzone nera.
Non esiste una canzone bianca.
Esiste solo la musica, fratello,
Ed è musica quella che canteremo
Dove termina l'arcobaleno.


Un inno alla fratellanza semplice e lineare, che ricorda molto la tradizione del soul nero.
Ed è proprio questo senso di unione e di forza che l’orchestra trasmette; energia allo stato puro, un modo di vedere e interpretare la vita, che quasi commuove. Composta dopo la Strage dell’11 Settembre 2001, Ennio Morione afferma: “Per la prima volta nella musica, che ha un suo andamento e discorso ben preciso, ho inserito qualcosa al di fuori della sua poetica: le voci dal silenzio. Ho introdotto 20 canti provenienti dal Sud-Africa, Giappone, Cina, Nepal, ecc. Sono frammenti di canti originali, del luogo, che ho scelto tra 80 canti depositati alla Discoteca di Stato di Roma. Sono interpretazioni che rappresentano le voci del mondo che di solito non parlano, voci che non sono mai venute fuori.”
Si uniscono così alla musica italiana influssi etnici che l’arricchiscono, la colorano e la rendono ineguagliabile, in onore di tutti quegli angoli del mondo che sono vittime e protagonisti di catastrofi storiche, gli spartiti risuonano profondi nella complessa struttura romana.

La seconda parte del concerto dedicata all’esecuzione delle colonne sonore più famose, che hanno fatto guadagnare al Maestro un Oscar, da Mission a City of Joy, in composizioni usate negli anni non solo nei film, ma anche in numerosi spot pubblicitari. La musica così ti trascina lontano in uno spazio e in un tempo intimo e soggettivo, che lascia grandi interrogativi sui quali riflettere, siamo essi sociali o meno, sa donare un input forte!

La schiena potente del direttore ha unito e gestito l’orchestra con l’eleganza e la potenza di un balletto, dimostrando tutta la sua superiorità, nell’eseguire, ma soprattutto nel comporre, nella genialità del creare e interpretare con sette semplici note, le scale della vita.
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