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lunedì 06 aprile 2020

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MOSTRE - Roma al tempo di Caravaggio

Il genio di Michelangelo Merisi nelle opere degli artisti che, nella Capitale, a lui attinsero nel primo trentennio del '600

10.03.2012 - Irene Roberti Vittory



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Un cielo sereno sullo sfondo. La Madonna e la casa di Nazareth trasportate in volo da angeli luminosi in composta adorazione della Vergine. I volti eterei non hanno nulla a che vedere con il terreno, sono eternamente Belli e sono in un luogo paradisiaco accessibile solo mediante la fede. La bellezza è appunto quella ideale e classica, che va dalle guance accese d'un timido rosa alla gestualità lieve delle figure, dalle tinte chiare e fredde ai movimenti appena accennati, evocatori dell'atemporalità divina. Lo sguardo si sposta sul quadro accanto: il bagliore si spegne, la raffaelliana perfezione tramonta. Il soggetto è lo stesso, la Madonna di Loreto. Si fatica a credere che quella donna che tiene in braccio un neonato, suo figlio, sia la Vergine Maria. La casa, di cui si intravede appena l'ingresso, è misera; i personaggi fanno parte del popolo, quel popolo così lontano dagli agi e dai privilegi dei ceti più elevati. I volti paffuti e sporchi sono attraversati da rughe, e testimoniano una vita non certo fatta di idealismi bensì di solo lavoro. Anche gli abiti sono logori, abituati ad essere indossati tutto l'anno, in ogni circostanza e con ogni clima.

Questo è il realismo caravaggesco, così lontano dalle atmosfere giubilanti del classicismo già rinascimentale ma così carico di pathos da avvicinare nel senso più pragmatico del termine la fede alla gente comune. Così rivoluzionario da rendere soggetti dell'Arte quei soggetti dimenticati dalla società. Le due Madonne di Loreto - l'una di Carracci l'altra del Merisi - testimoniano l'iniziale e netta scissione tra arte classica e novità caravaggesca. I due flutti artistici si intersecano all'alba del Seicento, e il pensiero e la tecnica dominanti fino a quel momento vengono invasi dall'esperienza di Caravaggio.

Roma diventa teatro di questo meltin'pot, in un'epoca in cui l'arte si produce quasi esclusivamente su committenza, pubblica o privata. A Roma confluiscono artisti da tutta Italia: toscani, emiliani, veneti ma non solo. E anche a Roma giunge Caravaggio, anche se la "moda" caravaggesca impazza proprio quando la parabola biografica dell'artista giunge al termine. Le impostazioni classiche delle figure vengono soppiantate da un crudo vitalismo dei movimenti. L'impianto luministico delle opere evolve verso quello che è il tratto distintivo del Caravaggio, il chiaroscuro.

Certo non tutti gli artisti seguono pedissequamente la lezione del Merisi. Molte sono le mediazioni tra classicità e "caravaggismo"; ma soprattutto ben pochi artisti si rivelano in grado di assorbire fino in fondo l'esperienza del Merisi, che oltre a fissare dei canoni tecnici, riesce a dare spessore all'emotività dei suoi personaggi, in un delicato processo di interiorizzazione della realtà. La maggior parte dei temi reinterpretati in chiave caravaggesca ha a che fare, com'è ovvio, con il mondo cattolico che, anche tramite l'arte, stava riprendendosi la sua autorevolezza e magnificenza dopo gli scossoni del protestantesimo.

Tra le committenze private, però, trovano largo spazio i temi mitici, così cari alla classicità: la Venere che piange la morte di Adone - del Savonanzi - ne è solo un esempio. Illustri i nomi di coloro che, almeno in qualche dettaglio, si ispirano al lombardo: Guido Reni, Orazio Borgianni, Pietro da Cortona, il Domenichino, il già citato Annibale Carracci, gli stranieri Vouet e Honthorst. E Rubens, il capofila dell'arte fiamminga, presente alla mostra con l'intensa "Adorazione dei pastori", datata 1608.

L'influsso del Caravaggio sul panorama artistico romano dell'epoca raggiunge il suo apice nel secondo decennio del Seicento e va a contagiare anche nuove personalità nel mondo della pittura come Cavarozzi e Caracciolo. Nel decennio successivo inizia il declino poiché il gusto si allinea su orizzonti neo-classicisti e barocchi. Le innovazioni del Merisi  sono ancor meno capite, apprezzate nella loro profondità.

Ne "l'Ultima Cena" di Valentin de Boulogne c'è sì il gioco chiaroscurale tanto caro al maestro lombardo, ma l'impostazione iconografica è quella tradizionale e manca un'atmosfera di intimo raccoglimento. Così si spegne una moda in quegli anni, non certo il riconoscimento del talento del Merisi né la sua rilevanza all'interno della tradizione pittorica. Un'ultima chicca che accoglie lo spettatore è il "Sant'Agostino", caso particolare poiché opera inedita oggi attribuita a Caravaggio, seppur tra mille dibattiti non ancora conclusi. 

 

Roma al tempo di Caravaggio 1600-1630
16 novembre 2011 - 18 marzo 2012
Roma, Palazzo Venezia

Orari

Da martedì a domenica, dalle ore 10.00 alle 19.00 (ultimo ingresso ore 18.00)

Lunedì chiuso

Biglietti

Intero: 10€

Ridotto: € 7.00 (gruppi superiori alle 20 unità, bambini dai 6 ai 18 anni; maggiori di 65 anni)

Ridotto scuole primarie e secondarie € 4.00

Gratuito: bambini sotto 6 anni, 1 accompagnatore per gruppo; portatore di handicap e accompagnatore; giornalisti con tesserino, guide turistiche con tesserino, dipendenti MIBAC.

www.civita.it

 

 


Roma al tempo di Caravaggio



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