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LIBRI - Intervista a Dario Santarsiero

MP News intervista l'autore del libro "Da Monte Mario a Valle Aurelia"

01.12.2011 - Luca Casadio



LIBRI - Intervista a Dario Santarsiero

MP News intervista l'autore del libro "In treno da Monte Mario a Valle Aurelia"
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In treno da Monte Mario a Valle Aurelia

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Le stazioni, i treni, i passeggeri e le sale d'aspetto sono soggetti molto interessanti. Non risultano mai scontati o banali e, difficilmente, presentano le medesime situazioni. Restano, così, luoghi imprevedibili, che evocano incontri fugaci e suggestioni di un attimo, ma anche squarci imprevisti e atmosfere surreali. Allora, inizierei, per la nostra intervista, proprio dallo scenario che domina il suo libro: che esperienza ha delle stazioni e dei viaggi? Le piacciono? La incuriosiscono? Le odia?

Devo dire che non ho mai pensato di dare un nome alle sensazioni che provo quando faccio viaggi che comportano treni e stazioni. Partendo dal presupposto che io amo viaggiare, credo che le stazioni e i treni facciano parte, in un certo senso, del mio essere che, o realmente o con la fantasia, è sempre in viaggio. Assolutamente non le odio, anche le più brutte che ho visto e non mi riferisco sola all'Italia. Mi lasciano sempre qualcosa: ribrezzo, squallore o, in alcuni casi, perfino ammirazione. Provo invece una forte curiosità per i viaggiatori, venditori di dubbia merce, o semplici perditempo che "stazionano" perennemente nella sala centrale. M'immagino le loro vite che si intersecano in questo posto per disperdersi subito dopo.

 

Come si comporta quando è in viaggio? Presta attenzione ai discorsi degli altri? Oppure tiene un libro tra le mani come barriera tra sé e gli altri? Si lascia coinvolgere in discussioni? O preferisce guardare fuori dal finestrino in silenzio?

Resto in piedi sulla piattaforma, con gli altri compagni di viaggio, anche perché il treno è quasi sempre pieno quando arriva alla mia stazione. Ed è quasi inevitabile ascoltare i discorsi dei vicini. Di solito non prendo parte a nessun dialogo, anche perché toccano sfere intime. E anche se sono costretto ad ascoltare non posso certo intervenire. Preferisco allora osservare il comportamento dei viaggiatori, magari ascoltando musica.

 

Quando e in che situazione ha deciso di scrivere questo libro?

Da anni faccio sempre la stessa tratta; prendo il treno a Monte Mario e scendo a Valle Aurelia. Le persone che salgono sul treno, anche se per brevi tragitti, assumono quella che in sociologia si chiama maschera, la maschera del viaggiatore, e si comportano di conseguenza. Hanno, cioè, un atteggiamento definito e fanno delle azioni che possono accadere solo sulla banchina o sul treno. Sono proprio questi atteggiamenti e queste azioni che ho deciso di scrivere, con quelli che chiamo "fermo-immagine". Con poche righe descrivo ciò che ho visto in un preciso momento. Non è stato facile; ho rischiato molte volte di uscire dal solco che avevo tracciato fin dall'inizio, perché in questa sorta di diario di viaggio ogni pagina è datata; deve riportare solamente ciò che ho visto e non le mie sensazioni. Quelle le lascio a chi legge.

 

Da Monte Mario a Valle Aurelia, ricordiamolo, è un libro formato da pensieri brevi, per lo più descrizioni minime di personaggi incontrati sul treno, nelle stazioni o, anche, di situazioni particolari legate a questi tragitti. A volte, riporta solamente un piccolissimo frammento. Perché, per il suo libro, ha scelto questa forma così sintetica, l'aforisma, e non una qualche forma narrativa più complessa? Si poteva raccontare in modo diverso il suo libro?

Come ho detto, è stata una scelta ponderata. Prima di arrivare a questa forma ne ho provate diverse senza però riuscire a far emergere ciò che veramente volevo; cioè l'anima dell'azione. "Allungare il brodo" non avrebbe dato quella sensazione immediata e nitida di vita, che svanisce nell'attimo stesso in cui ne assaporiamo l'esistenza.

 

Ha avuto altre esperienze letterarie?

Se per esperienze intende altre pubblicazioni, no. Per il momento questa è la mia prima esperienza letteraria. Ma nel cassetto vivono altri libri pronti ad uscire.

 

Si sente la sua passione per la scrittura. Però, il suo è un libro a pagamento. Perché ha scelto di pubblicare a sue spese e non si è affidato ad un agente letterario o ad una casa editrice?

Veramente ho "bussato" a diverse case editrici, senza però avere risposta; l'unica è stata Il Filo. Volevo fortemente la pubblicazione del libro, ho impiegato più di un anno nel prendere appunti sui quaderni Moleskine e a sistemare il tutto. Ma non solo per questo; per me è stato un viaggio interiore. Mi chiede perché non mi sono rivolto ad un agente? Perché anche in quel caso avrei dovuto pagare, senza però la certezza della pubblicazione.

 

Di che si occupa nella sua vita ordinaria? E che rapporto c'è con quello che scrive?

Lavoro in un'azienda e il mio lavoro mi piace; non c'è un rapporto con quello che scrivo. L'unico rapporto con il lavoro è il viaggio che faccio tutti i giorni con il treno, lo stesso che mi ha ispirato il libro.

 

Quali sono i progetti letterari futuri?

Ho finito di scrivere una raccolta di racconti brevi ed ora cerco una casa editrice disposta a pubblicarlo. Inoltre scrivo per il teatro. Alcuni miei testi sono andati in scena, in vari teatri di Roma. Ce ne sono altri che aspettano il loro turno ma, per uscire, dovranno pazientare. Soprattutto perché, anche in questo caso, ho dovuto finanziarmi tutto da solo.

 

Ho trovato i suoi pensieri particolarmente "visivi", "iconici", proprio dei fermo-immagine, come diceva prima. Ci trovo, però, anche una valenza teatrale. Non sono, infatti, delle brevissime messe in scena? È d'accordo?

Certamente! Anche se la mia idea è quella di trasformare questi scritti in una serie di corti per il cinema, più che per il teatro. Ho la sensazione che trasferire il tutto su pellicola dia uno spessore più marcato delle sensazioni che vorrei trasmettere.

 

Bene, La ringrazio. Auguro a lei e ai suoi lavori tutta la fortuna che merita.

 

Titolo:Da Monte Mario a Valle Aurelia

Autore: Dario Santarsiero

Edizioni Albatros Il filo, 2009

405 pagine

 

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