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martedì 26 maggio 2020

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TEATRO - 'Affabulazione' al Teatro Ygramul

Uno spettacolo ricco, affascinante e carnale sulla famiglia e i suoi fantasmi

13.03.2012 - Luca Casadio



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I personaggi di questa tragedia sono anche i componenti base della famiglia occidentale: padre, madre e figlio maschio.

La scena è composta da un chiostro; un luogo chiuso, asfittico, che si sviluppa su quattro lati, che incarnano ognuno una particolare visuale, oltre che un possibile spalto per gli spettatori.

Sullo sfondo, domina il testo di Pasolini. È facile riconoscere una caratteristica centrale del suo stile; il ritorno alla tragedia classica, ambientata però in un diverso contesto sociale e culturale.

Se per Pasolini questo luogo era il perimetro della città, in cui sorgevano le borgate, popolate da una massa di giovani poveri, violenti e strafottenti, puri e corrotti al tempo stesso, per Vania Castelfranchi, attore e regista dello spettacolo, questa tragedia va collocata a Bali, in Indonesia.

Bali dove il teatro è popolato da maschere più che da personaggi.

Si tratta di un triangolo edipico raccontato dagli occhi del padre. È il padre, infatti, ad occupare il centro di questa storia, con i suoi fantasmi e le sue inconfessabili paure. Non a caso la storia ha inizio con un incubo vissuto dal capo famiglia. Un incubo che lui stesso non riesce a ricordare. Ma quello che non ricorderà del mondo dei sogni, inevitabilmente, prenderà forma nella vita reale. Nella sua stessa famiglia.

Il padre è, infatti, sedotto e sfidato dal figlio, per la sua stessa presenza. Non ne può tollerare la potenza, la libertà, l'ingenuità.

Così tra padre e figlio prende vita uno scontro, un corpo a corpo che non può che vedere il padre soccombere, messo in crisi dalla forza e dalla virilità del giovane, la cui unica colpa è quella di accedere alla sessualità, al mondo degli adulti.

Questo spettacolo racconta il crollo di una cultura oltre che di una singola famiglia. L'istituzione stessa della famiglia borghese - diremmo in omaggio a Pasolini - sembra franare, colpita alle sue fondamenta: l'alleanza tra le diverse generazioni.

L'idea è originale e il tema ancora attuale. La recitazione, intensa e convincente, colpisce lo spettatore quasi in maniera viscerale. Un colpo al cuore alle nostre certezze, base della modernità, che già negli anni '60 mostrava la corda.

Resta così un tema scandaloso, parente dell'incesto. Forse, il suo esatto rovescio.

Ma questa realtà non può essere detta, può al massimo essere rappresentata. Si può offrire allo sguardo degli spettatori e della intera società, senza che una narrazione possa addomesticarla. Senza cioè poterne fare una regola, ma solo un fantasma, da attraversare e da elaborare in quello spazio rarefatto dove realtà e sogno si toccano.

 

Affabulazione (liberamente tratta da Pasolini)

Regia: Vania Castelfranchi

Con: Cinzia Antifona, Vania Castelfranchi, Valentina Conti, Alessandro Feroleto e Federico Moschetti.

Teatro Ygramul

Via Nicola Maria Nicolai, 14 - Roma

Sabato 28 e domenica 29 gennaio, ore 21.00

Prossimamente in replica

www.ygramul.net

 

 

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