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mercoledì 16 ottobre 2019

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MOSTRE - Steve McCurry, storia e anima del ritratto

Ultimi giorni per la splendida mostra ospitata negli spazi del Macro Testaccio - La Pelanda

28.04.2012 - Valeria Arnaldi



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Dal 18 febbraio al 28 luglio negli spazi dell'ex Mattatoio di Testaccio
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Occhi verdi, grandi  e fieri, naso dritto e labbra carnose, espressione sorpresa ma piglio deciso di chi sa che, guardare dritto negli occhi l'interlocutore - e la vita - è il modo migliore per ottenere la giusta attenzione, o almeno quella desiderata. Quanto basta, in questo caso, per distogliere lo sguardo da una tunica lacera e far sprofondare animo e pensiero nelle impenetrabili profondità dell'Altro. È al ritratto di una ragazza afgana, la bella Sharbat Gula, che per molti - e forse bisognerebbe dire per tutti - si lega il nome di Steve McCurry. Perché il fotoreporter, uno degli "sguardi" più importanti e interessanti della fotografia contemporanea, ha trasformato il volto di una giovane vittima della storia in un'icona senza tempo. O quasi. A dieci anni dal primo scatto, infatti, nel 2004, McCurry è tornato a cercare la sua Musa, ritraendola nuovamente, stavolta con il peso degli anni e di una storia che è mille storie intrecciate, tra famiglia e comunità, serenità e dolore. Una storia di vita e, soprattutto, una storia di guerra, che dalla specificità del caso passa a farsi simbolo delle guerre tutte. Lungi dal sentirsi schiavo di quell'immagine, di cui, invece, è molto - e giustamente - orgoglioso, Steve McCurry è a Roma con una mostra dei più significativi scatti realizzati negli ultimi trent'anni, ospitata negli spazi di Macro Testaccio-La Pelanda, fino al 29 aprile, con la curatela di Fabio Novembre.

Tra reportage di viaggio e visioni italiane, sempre all'insegna del ritratto, ovviamente tornano le immagini di Sharbat Gula, dalla primissima foto che la ritrae nel pieno della sua bellezza adolescenziale, a quella che, invece, poi, inclemente, sembra documentarne ogni ruga e, attraverso queste, ogni sofferenza. Nel mezzo, molti altri ritratti, alcuni meno noti, altri ancora inediti, che tracciano il profilo della vita di una donna cosciente di sé e del mondo, una donna dalle mille età che di età, quindi, finisce per non averne nessuna, ribadendo la sua natura di simbolo. Superando la concezione antica - e tradizionale -  di occhi come specchio per l'anima, negli scatti del fotografo il viso diventa pagina su cui segni e rughe, appunto, scrivono storie più o meno distanti, comunque tutte ad alto tasso di emotività. Insomma, quelle che hanno lasciato il segno, dentro e fuori.

Nato a Philadelphia nel 1950, McCurry inizia a muovere i primi passi nel mondo del fotogiornalismo in un giornale locale, sentendo di essere destinato a fare qualcosa di grande. O quantomeno, sentendo di voler dare il proprio contributo, se non al mondo, comunque alla percezione del suo orizzonte, nella  condivisione del proprio sguardo e della sua capacità di cogliere e fermare l'attimo, "monumentalizzare" l'emozione. Al di qua e al di là dell'obiettivo. Dopo tre anni di lavoro quotidiano, parte per l'India per comporre il suo primo vero portfolio con immagini di viaggio. In realtà, a catturare l'attenzione del fotografo prima, e degli osservatori - nonché critici poi - è un successivo lavoro sull'Afghanistan, che gli vale la collaborazione con alcune delle più prestigiose riviste, tra Time, Life, Newsweek, Geo e National Geographic. Inviato di guerra su più fronti, sceglie sempre la prima linea, deciso a seguire e documentare la storia, a "rubarle" quegli istanti che di un fatto fanno icona e, più ancora, riflessione. Come Sharbat Gula e come molti altri. Membro dell'agenzia Magnum dal 1985, infatti, McCurry ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti.

L'esposizione capitolina riunisce circa duecento scatti, tra i più significativi del suo percorso professionale, con la sorpresa, però, dei lavori degli ultimi anni, realizzati tra 2009 e 2011, qui esposti per la prima volta. È il progetto "The last roll", trentadue immagini scattate con l'ultimo rullino prodotto dalla Kodak, che spazia tra la Tailandia e la Birmania, con una serie di scatti dedicati al Buddismo. Senza trascurare un  lavoro, anche questo inedito, su Cuba.

Steve McCurry si racconta e si lascia guardare, anche attraverso il "filtro" dell'allestimento ideato e firmato da Fabio Novembre che, negli spazi della Pelanda, costruisce una sorta di villaggio nomade, ovviamente di design, per ricordarci il peso delle immagini nella società contemporanea, la vita di scatti sempre più rapidamente consumati - capaci però, anche, di essere immortali - e la dimensione globale di una società interculturale come quella nella quale ci stiamo muovendo e verso la quale stiamo tendendo. In un viaggio di Paese in Paese, di scatto in scatto e, soprattutto, di emozione e riflessione. 

Fonte: Exibart on Paper

 

Steve McCurry

a cura di Fabio Novembre

Macro Testaccio - La Pelanda, piazza Orazio Giustiniani, n. 4 - Roma

Dal 3 dicembre 2011 al 29 aprile 2012

Aperto dal martedì alla domenica dalle ore 15 alle 23

Biglietto: intero € 10 - ridotto € 8

www.stevemccurryroma.it

www.zetema.it

 

 


Steve McCurry - Macro Testaccio La Pelanda



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