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domenica 20 ottobre 2019

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MOSTRE - Tintoretto e la contemporaneità del sentimento

Fino al 10 giugno alle Scuderie del Quirinale

16.03.2012 - Valeria Arnaldi



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Gli occhi severi, lievemente ombreggiati e ammorbiditi dai folti riccioli scomposti. Le labbra serrate nel broncio indispettito di chi, sorpreso da un inatteso ospite, è costretto a distrarsi dal proprio lavoro, o meglio a dedicare ad altri un'attenzione votata e vocata a ben altra - assoluta - passione. Non ha nemmeno trent'anni Tintoretto nell'autoritratto conservato al  Victoria & Albert Museum di Londra ma tutta la coscienza del dovere di chi ha "talento" nei confronti della bellezza. Completamente diverso, apparentemente assorto nella memoria di un mondo tanto distante da essere quasi perduto, lo sguardo appesantito dagli anni dell'artista invecchiato, quasi settantenne, conservato al Louvre di Parigi.

Idealmente racchiusa in questi due autoritratti, figli della percezione che l'artista aveva di se stesso, o forse della proiezione che di sé voleva dare, la vita del Tintoretto si dipana, ma sarebbe meglio dire si "autoritrae" nelle circa quaranta tele che compongono la mostra "Tintoretto", ospitata alle Scuderie del Quirinale dal 25 febbraio al 10 giugno, prima grande monografica che l'Italia gli abbia dedicato dal 1937. Così da un lato, c'è il "granelo de pévere", granello di pepe, che conoscevano i suoi compagni di gioventù e che, forse, secondo quanto riportano alcune testimonianze, lo portò ad essere cacciato dalla scuola di Tiziano, poi suo "rivale". Dall'altro, una sorta di rassegnato presagio di quei "giorni quindese de fievre", che bruciarono testa e vita, quasi a cancellare la memoria di capolavori firmati ed altri, solo in mente, ancora da realizzare.

Nel mezzo, arte, filosofia, mestiere. Ecco allora, i grandi teleri di soggetto religioso, poi, quasi a bilanciarli, le tele "profane" dedicate alla mitologia, fino ad arrivare ai ritratti, per i quali gli fu riconosciuto dai contemporanei un "perfettissimo giudizio", in un gioco di commistioni tra trascendente e immanente, gestione e suggestione dell'orizzonte. Ma soprattutto, tra epoche.

È "rilettura", infatti, la parola chiave della mostra, sia nel programma espositivo delle Scuderie del Quirinale, che da tempo hanno scelto come linea quella di ripensare i grandi maestri della nostra storia dell'arte puntando l'accento sulla modernità della critica, sia nelle intenzioni del curatore Vittorio Sgarbi, tra i primi a sostenere l'importanza di un confronto del contemporaneo con il maestro cinquecentesco. Non è un caso che proprio pochi mesi fa, tre tele di Tintoretto abbiano debuttato alla Biennale di Venezia, di fatto rovesciando il concetto di contemporaneità, per mostrare l'attualità dell'antico forse anche a scapito del presente. Né è un caso che Sgarbi abbia "visto" il dialogo pittorico tra Tintoretto e Pollock. Così come non è un caso neppure che quel dialogo tra epoche si trasformi nell'esposizione romana in un dialogo tra arti, con la collaborazione della scrittrice Melania Mazzucco. Ripetendo la formula adottata per il Padiglione Italia dell'ultima Biennale, per cui ha ascoltato i consigli di grandi scrittori, alle Scuderie del Quirinale Sgarbi fa accompagnare il visitatore dalle parole della Mazzucco, autrice di un romanzo storico sull'artista, in cui indaga il suo rapporto con i figli, inclusa la figlia illegittima.

Tra letteratura e arte, indagine storica ed emozione, passato che si mette in gioco e presente che va alla ricerca delle proprie radici, la mostra si sviluppa secondo una curatela poetica, che, travalica il concetto di nozione, per approdare a quello, decisamente più moderno, di sentimento, talvolta pre-sentimento, dell'arte e della bellezza. Inserita nel contesto pittorico dell'epoca, che tra le opere dei suoi contemporanei, porta in mostra ovviamente anche Tiziano, la biografia è comunque evidente, scandita dai grandi capolavori noti, dal "Gesù tra i dottori", tra le sue prime opere riconosciute, alla "Deposizione al sepolcro", forse l'ultima in cui sia riconoscibile la sua mano. Senza dimenticare la "Santa Maria Maddalena" della Scuola Grande di San Rocco e l'"Ultima cena" della chiesa di San Trovaso a Venezia posta, per la prima volta, a confronto con quella, più tarda di cinque anni, della chiesa di San Polo. Fino ad arrivare ai ritratti e alle coppie mitologiche, che ben si prestano a raccontare e commentare quella che Longhi definiva la "natura geniale" che lo rendeva un "grande inventore di favole". Un fine regista di emozioni.  

Fonte: Exibart on Paper, febbraio/marzo 2012

 

Tintoretto

a cura di Vittorio Sgarbi

Scuderie del Quirinale, via XXIV maggio, n. 16 - Roma

Dal 25 febbraio al 10 giugno 2012

Aperto dalla domenica al giovedì dalle ore 10 alle ore 20; venerdì e sabato fino alle 22.30; lunedì chiuso.

Biglietto: intero € 10 - ridotto € 8,50

www.scuderiequirinale.it

 

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