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domenica 20 ottobre 2019

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MOSTRE - Dalì. Un artista, un genio.

Al Complesso del Vittoriano fino al 1° luglio una mostra monografica imperdibile su un grande artista

08.04.2012 - Valeria Arnaldi



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La materia diventa forma, la roccia si fa carne, l'immobile diventa mobile e danza, puro spirito alla ricerca di affinità elettive, che parlano di metamorfosi e della necessità di abbandonare il reale, con i suoi limiti, per approdare al surreale, teatro di infinita e filosofica potenza. La donna, simbolo dell'atemporale femminino, cerca di raggiungere l'uomo che la Vita le ha destinato, in un gioco di riconoscimenti e negazioni, che della contingenza fa eterno, della passione arte. È l'amore - via alogica che porta all'assoluto, e al contempo, concreto piacere - il motore e il soggetto del cortometraggio animato "Destino", che porta la doppia firma di Salvador Dalì e Walt Disney, ideato nel 1945 ma realizzato nel 2003. Piccolo tesoro ricostruito, il corto è una delle tante sorprese della mostra "Dalì. Un artista, un genio", al Complesso del Vittoriano fino al primo luglio - prima grande retrospettiva romana a lui dedicata dopo quasi sessant'anni - ma soprattutto è una sorta di sintesi dinamica della poetica del maestro che, posta al termine del percorso espositivo è, forse, la più interessante delle chiavi per rileggerlo.

Genio per vocazione e scelta prima ancora che per talento, con una supercoscienza dell'Io - che non è coscienza del Super-Io - sin dall'infanzia Dalì sente di avere in sé il potere di una sensibilità che gli consente di fare della percezione proiezione e viceversa. Ciò significa, poter superare linee e contorni dell'orizzonte per conquistarne l'anima. Questo vuole fare Dalì: rendere visibile ciò che visibile non è. Non agli altri, almeno.

Il suo surrealismo non è invenzione, ma racconto di una realtà più concreta di quella vera, perché sua essenza. Le figure si allungano e deformano, la materia muta e si autodetermina senza mai imprigionarsi, l'uomo si fa artefice, come dicevano i classici, ma più che altro regista del proprio destino. Ecco la parola che ritorna, la promessa che il Genio fa a se stesso di non tradire il talento, ma anzi di metterlo a frutto nella sua infinità poliedricità. Così Dalì si mette costantemente in gioco, accettando il suo fato che sente essere quello di innovare, senza possibilità di fallimento. Di questo percorso volutamente e fieramente "epico", non può non essere teatro - ideale - l'Italia, che lo conquista, prima ancora che la visiti, con la meraviglia dei maestri rinascimentali e la possanza dei corpi plastici, materia scolpita, anche su tela, e ancora da scavare per raggiungere lo spirito di uomo e storia.

Dai primi lavori ispirati a Raffaello agli ultimi che rileggono Michelangelo, il percorso italiano di Dalì corre sotterraneo alla sua produzione, come fosse il fondamento su cui elevarsi. Tra rilettura e superamento, si iscrivono pure i costumi teatrali per "Rosalinda", viaggio e filmati a Bomarzo, le maschere veneziane e i sogni di film onirici da strutturare e destrutturare, ancora una volta per arrivare all'"oltre" che è sorgente e meta di ogni sua impresa. Oltre la barriera tra le arti, in quella passione per comunicazione e immagine che caratterizzò la sua vita e lo vide dialogare pure con la pubblicità. Oltre il limite del tempo. L'eternità del sentimento, cantata dal cortometraggio, è la stessa di Dalì autore e icona, capace di stupire ancora oggi con la sorpresa del suo essere se stesso. Senza remore.

Fonte: Exibart on paper

 

Dalì. Un artista, un genio

Complesso del Vittoriano - Via san Pietro in Carcere, Roma

dal 9 marzo al 1° luglio 2012

Aperto dal lunedì al giovedì dalle 9.30 alle 19.30; il venerdì e il sabato fino alle 23.30; la domenica fino alle 20.30.

www.comunicareorganizzando.it

 



Multimedia

VIDEO - Anteprima mostra "Dalì. Un artista, un genio"

08.03.2012 / Redazione
Al Complesso del Vittoriano di Roma dal 9 marzo al 1° luglio 2012
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