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lunedì 25 maggio 2020

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Moro: delegittimare l'avversario non aiuta l'unità

Seconda parte dell'intervista col prof. Renato Moro, Prorettore dell’Università di Roma Tre con delega al settore della ricerca

18.11.2007 - Stefano Tretta



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«Una transizione che non vuole finire»: così il Rettore ha aperto l’anno accademico. Siamo ad un punto delicato, di passaggio, appunto. Come gestire lo snodo fondamentale della scadenza del secondo mandato del Rettore? Dato che il momento di programmazione è delicato e si profilano molte sfide per l’ateneo, non crede che si debba gestire tale momento in un clima di condivisione da parte di tutte le componenti dell’università?
«Apprezzo il suo richiamo alla condivisione. Tutto ciò di cui abbiamo parlato finora interessa indirettamente anche la questione della modifica dello Statuto. Roma Tre è davanti a un nodo cruciale del suo sviluppo: chi ha chiesto al Rettore di considerare l’ipotesi di rivestire il ruolo per la terza volta, lo ha fatto convinto che serva una persona come il prof. Fabiani per traghettare l’Ateneo in un momento così importante.
«Penso che sia assolutamente legittimo che, di fronte a questo delicato passaggio, ci possano essere due posizioni: chi mette davanti a tutto l’osservanza del vecchio Statuto e chi, pur nel rispetto delle basi statuarie, propone una loro modifica e pensa che Fabiani sia comunque la persona più adatta al ruolo, e vuole dargli la possibilità di candidarsi di nuovo e competere democraticamente con gli sfidanti.»

Quindi pensa che discutere della questione sia positivo e legittimo, pur su posizioni diverse? Cosa la preoccupa?

«Io auspico che la competizione sia animata e democratica. Detto questo, mi preoccupa invece il fatto che di frequente il dibattito recentemente sia scaduto in forme di delegittimazione dell’avversario. Si è parlato di pretesa alla “monarchia” da parte del Rettore, di immobilità, di “attaccamento al posto”. Non posso condividere tali affermazioni.
«La modifica allo Statuto garantisce solo una possibilità ulteriore, ovvero che il rettore in carica possa candidarsi di nuovo, ed affrontare il giudizio democratico degli elettori. È legittimo dissentire, non è legittimo contestare le buone ragioni che possono aver indotto una parte significativa dell’Ateneo (tanto significativa da essere risultata maggioritaria a livello degli organi di governo) a ritenere opportuno di modificare lo Statuto.»

Il Senato Accademico appare spaccato proprio sull’ipotesi di modifica allo Statuto. La mozione di approvazione alla modifica statutaria è passata per un solo voto. Pensa che questioni tecniche possano diventare micce di discussione “politica”?
«Non voglio entrare nel merito della sua valutazione relativa all’approvazione della modifica. Occorrerebbe, credo, ricordare che tutte le modifiche di statuto, come è ovvio in questi delicati casi, richiedono una maggioranza particolarmente qualificata, ed è questa maggioranza che è stata superata di un voto. Quanto alla sua domanda, io non sono Senatore, quindi parlo partendo dal ruolo che rivesto e non intendo entrare nelle modifiche dei regolamenti elettorali, che lascio alla Commissione che so essere stata incaricata dal Senato. È noto che il Senato si sia diviso e ripeto che ritengo che le due posizioni che vi sono emerse siano entrambe legittime. Trovo, tuttavia, che chi imposta lo scontro come una polemica frontale non si muova in maniera corretta ed amplifichi la contrapposizione, penalizzando proprio quella necessaria condivisione di cui parlavamo prima.
«Contrapporsi è fisiologico e positivo, ma è negativo che si guardi alle persone in maniera pregiudiziale, facendo processi alle intenzioni. Inoltre, ritengo che vada riconosciuto il valore democratico del voto del Senato e, allo stesso modo, il diritto della maggioranza di pensare che la modifica allo Statuto sia un fatto positivo.»

Quindi ritiene che le modifiche regolamentari e statutarie siano esclusivamente questioni tecniche, così come l’ordine in cui si voterà per la rielezione degli organi elettivi in scadenza in primavera (Rettore, Presidi, rappresentanze studentesche)?
«Se parliamo del regolamento che necessariamente deve discendere dalle modifiche statutarie approvate, è esattamente quello che penso. Quanto all’ordine delle rielezioni, d’altronde, è sempre stato così, in tutte le elezioni alle quali ho assistito in passato. Le elezioni si accavallano necessariamente; esse difatti non sono decise dal centro, ma, proprio secondo il nostro statuto, sono avviate dai decani delle singole strutture ai quali il buon senso consiglia quale scelta di tempi seguire.
«Quanto al numero dei seggi, ricordo molto bene che nella prima elezione di Fabiani i seggi elettorali erano più di uno. Chi vede dietro a tutto ciò un disegno politico, non facilita il confronto, poiché crea un clima di sospetto pregiudiziale che non produce il necessario rispetto della competizione e dell’avversario di cui parlavamo poc’anzi. Meno polemiche si faranno dunque sul lavoro della Commissione che lavora sul regolamento, e credo meglio sarà per l’ateneo. Si stanno valutando aspetti tecnici. Se qualcuno pensa che le modifiche aprano scenari politici, deve dimostrarlo.»
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