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sabato 19 settembre 2020

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TEATRO - Atelier dei 200

Al Teatro India il 23 e il 24 giugno si è tenuta la due giorni del progetto promosso dall'Unione dei Teatri d'Europa

26.06.2012 - Sara Benvenuto



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Teatro India 23-24 Giugno. Due giornate dal respiro internazionale proposte dal Teatro di Roma, alle quali hanno aderito sei teatri membri dell'Unione dei Teatri D'Europa: Italia, Francia, Portogallo,Bulgaria e Germania. Il progetto si propone di sperimentare, giocare con la società civile. Gli attori-non attori si concedono, si mettono in gioco, si lasciano guidare con fiducia dai quattro registi presenti: Lavia, Pirrotta, Longhi, Sepe.

Un flash mob di alto livello energetico che ha permesso ai 200 di lavorare armoniosamente nello e con lo spazio del  teatro India, arrivando a sperimentare pratiche di collettività uniforme ma eterogenea, ben diversa dalla folla che,invariabile, attraversa la metropoli. A sua volta la stampa  ha preso parte al tutto, interrogandosi sulle possibilità contemporanee della parola, ha restituito simultaneamente su twitter, fb , youtube le suggestioni in tempo reale, rendendo il pubblico della rete spettatore  di momenti altrimenti difficili da raccontare.

Difficili non per mancanza di contenuti, bensì per l'imprevedibilità della struttura di fronte la quale ci si trovava. Un progetto che prendeva forma lì e in quel momento. Lavorare con un gruppo così variegato e difforme che prendeva coscienza di sé in quel preciso istante, senza mediazioni accademiche. istinto, passione, sudore,volontà. I 200 partecipanti, o poco meno, si sono  concessi  solo per il gusto di farlo, solo per mettersi alla prova, giocare con il proprio corpo e la propria mente.  Non resta che chiedersi se rimarrà una piacevole pratica estemporanea o se porterà ad un seguito.

 

Atelier Gabriele Lavia. Ri-leggiamo "L'infinito" di Leopardi. Provate a caprila. Cancellate quello che vi hanno detto a scuola. L'atelier prende il via da un excursus che va dal mito platonico della caverna e dell'altrove e giunge fino ai parallelismi tra la filosofia/mitologia greca e la cultura giudaico-cristiana. In un primo momento l'analisi verte sulla parola, sul ritmo, sull'intonazione. Il risultato è un coro uniforme che recita all'unisono. Lavia una sorta di corifeo che guida i 200 nella lettura. Poi il corpo si fa parola. La siepe, "che da tanta parte dell'ultimo orizzonte il guardo esclude",altro non è che il nostro corpo, poco amato perché poco martoriato. L'uomo novecentesco ha bisogno di accecarsi: centro della conoscenza è l'accecamento. Le paure della cecità attaverso il pensiero si spaurano, dice Lavia, giacchè tutto nasce dall'oblio e dalla non curanza. Bisogna andare oltre con lo sguardo, oltre la siepe, oltre il corpo, per essere guardati dall'infinito. Dobbiamo liberare dalla prigione il corpo violentato mediante la condizione edipica dell' accecamento. Il corpo diventa testo, nel gesticolare esca da sé ed è guardato, entra nel mondo .Invochiamo l'uno tutto perché ci faccia andare insieme, affinchè  venga abolita la solitudine nel contatto comue. Per andare insieme bisogna essere liberi, condizione di massima limitatezza.

 

Atelier Vincenzo Pirrotta: Edipo Re. Sofocle.Primo stasimo. La sofferenza della città in scena, scandita da tre momenti distinti: al centro, sul palco, una sedia, simbolo dell'autorità prima e della sacralità poi. Tutto nasce dal respiro,agente fondamentale della tensione. Dal fiato sincopato alla parola:incanalare la disperazione. Due semicori, due ritmi, due sofferenze che convergono nell'universale richiesta d'ascolto. Un vortice si muove in modo circolare intorno all'autorità, le impone di osservare la sua sofferenza. Stacco. Il secondo vortice attraversa il corpo del singolo individuo, dopo aver vomitato la disperazione ,viene invocata l'autorità: "O dolce parola di Zeus". Fino ad arrivare alla catarsi.  La preghiera cantata, posposta alla preghiera vissuta nelle azioni fisiche. La finalità dell'attore in scena deve essere: far sobbalzare lo spettatore sulla sedia. Violentarlo attraverso l'energia  sinestetica e al tempo stesso ultra sensoriale. Deve essere ricettore attivo degli impulsi proiettati dall'attore cittadino. Far nascere in lui la necessità dell'azione.

 

Atelier Claudio Longhi.La città del sole. Longhi riprende il tema del corpo, ora politico. Pone subito due distinzioni: la città utopica e la città reale, infernale. Altro dualismo, dalla folla informe, somma delle individualità, alla comunità, intesa come punto di equilibrio tra il singolo e il collettivo. Emblema della comunità che si incontra, non a caso il coro greco. Nella situazione squilibrata di scompiglio deve vigere l'urgenza del dire, declinata non solo nella parola, ma anche nel corpo fisico. Occupare lo spazio mediante la simulazione dell'attraversamento  metropolitano: siete 200 cittadini che vanno a prendere il tram.  Emerge la condizione dell'uomo contemporaneo, critico, evidente anche dal collage di testi scelti da Claudio Longhi. Perdere il ritmo individuale e trovare quello collettivo,l'eterogeneità può non essere caotica.  La recitazione deriva dall'ascolto esterno,dall'impulso. Dalla camminata interiore messa in atto con Lavia alla camminata quotidiana. Un colossal messo in piedi in due giorni, che ha tutta l'aria di essere un flash mob di denuncia sociale. Vuoi vedere come siamo ridotti?

 

Atelier Pierpaolo Sepe. Come certi animali. Di Andrej Longo, 89 versi. Approccio metodologico, tecnico. Sepe spreme i suoi attori proiettandoli in una condizione di meditazione e introspezione a suon di Pink Floyd. Per un attimo l'India si trasforma in un luogo tribale nel quale ciascuno tira fuori la sua parte più umana o animalesca, che dir si voglia. Acuire l'istinto dell'attore, questo è il senso affinchè si arrivi a un gesto capace di narrare l'ossessione di raccontare quella possibilità emotiva.

Senso della progressione, architettura dello spazio: elementi indispensabili per la costruzione di una messa in scena umana e viva. Dalla progressione ritmica a quella emotiva. Gesti pieni, lasciatevi corrompere per portare qualcosa di bello sul palco.

 

 

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