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giovedì 01 ottobre 2020

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TEATRO - "Le figlie di Magdalene"

In scena al Teatro Sala Uno lo spettacolo della Compagnia Cassiopea

12.07.2012 - Sara Benvenuto



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1964, Irlanda. Giovani donne, ragazze-madri, violentate, orfane o solo troppo "vivaci", vengono rinchiuse dai familiari in uno dei conventi Magdalene gestiti dalle sorelle della Misericordia. Le ragazze, per espiare i loro peccati, sono costrette a lavorare fino allo stremo delle forze e a subire percosse e ogni genere di violenza psicologica se non ubbidiscono agli ordini delle suore.

 In scena la donna peccaminosa per natura. L'uomo è peccatore, colpevole la cui colpevolezza è insita nella sua natura, la donna è tentatrice e per questo più diabolica. Negli anni della rivolta giovanile, delle rivendicazioni femminili alcune donne venivano punite dalla chiesa, Istituzione, e dalla famiglia, consenziente a far torturare la figlia sporca pur di seppellire il peccato e proteggere il buon nome. Sembra di tornare nell'Inghilterra puritana descritta da Hawthorne nella  "Lettera scarlatta" dove la stessa protagonista vittima della società repressiva si autopuniva esplicando il suo peccato nella lettera posta sul petto. A dirla tutta ne  "Le figlie di Magdalene" la certezza della colpevolezza è ben lontana, se non inesistente.

Ancora una volta è il dio denaro a vincere, la terra della purificazione diviene terra della sopraffazione, della repressione allo stato puro. Nel meraviglioso ingranaggio di tortura, celato nel buon nome della fede cristiana,le donne carcerate venivano costrette a spogliarsi della più intima dignità femminile e a concedere la propria forza lavoro gratuitamente, divenendo macchine senz'anima in grado di sostenere ritmi di lavoro estenuanti.

 Le giovani attrici della compagnia Cassiopea mettono in scena quella sofferenza che solo una donna può incanalare, un livello di sopraffazione fisica e morale che pone in profonda crisi l'individualità femminile. Momenti di recitazione convincenti e difficili da rendere: la disperazione per una reclusione ingiusta e ingiustificata, resa tale dal consenso della famiglia, nonché lo spaesamento nel sentirsi liberi, dopo anni di condanna interminabile. Momenti di forte tensione che ben si coniugano con l'ambiente gotico e con la scenografia, ridotta a panche di legno e grate di ferro. La danza e il canto inseriti nei momenti di maggiore pathos emotivo, per sopperire ai silenzi imposti dalle rigide regole delle case Magdalen: alle recluse è stata tolta anche la parola, non possono che  danzare con forza il movimento del lavoro, ostile e rabbioso .

Nonostante l'ultima "lavanderia messicana" sia stata chiusa nel 1996, probabilmente per la perdita di fascino che ha subito il lavoro manuale, lo spettacolo si chiude lasciandoci uno spiraglio di speranza, in linea con i moti rivoluzionari degli anni '60 che si facevano portavoce di uno spirito solidale e libertario.

 

Cassiopea - Teatro Sperimentazione presenta

LE FIGLIE DI MAGDALENE

saggio degli allievi di terzo anno dell'Accademia d'Arte Drammatica Cassiopea

con la partecipazione di Riccardo Monitillo

regia Tenerezza Fattore

allievi del terzo anno: Filippo Andreetto, Barbara Bianchi, Chiara Casali, Rosaria D'Antonio, Selena De Vitis, Chiara Laureti, Giuseppina Loschiavo, Chiara Postacchini, Arianna Saturni

scenografie Massimo Rizzuto e Alessandro Cremona

coreografie Michelle Ellis

ritmica strumentale e body percussion Mauro D'Alessandro

 

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