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mercoledì 16 ottobre 2019

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MOSTRE - Baci rubati. Soprattutto uno

Doisneau è il protagonista della nuova mostra ospitata nel Palazzo delle Esposizioni

01.10.2012 - Valeria Arnaldi



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I capelli arruffati, segno della mano che poco prima deve aver tentato di pettinarli, la sciarpa aperta a mostrare il collo, la presa maschia ma dolce, il disordine studiato di un look fintamente bohemién, per traslazione poi divenuto parigino. Lui. Il collo rigido in una altrettanto falsa resistenza, tradita dall'abbandono nient'affatto stupito del braccio lungo il fianco. Lei. Intorno, la "pazza folla".

"Il bacio dell'Hotel de Ville" è uno degli scatti più noti della produzione di Robert Doisneau. Di più, è uno degli scatti più noti, forse, dell'intera storia della fotografia internazionale. Ancora di più, è una delle immagini più celebri di una Parigi novecentesca di prevertiana suggestione, "i ragazzi che si amano non ci sono per nessuno", libera e libertina forse, sicuramente romantica e sentimentalmente licenziosa perfino nella banalità del quotidiano. Ma soprattutto, così come per la pittura lo è "Il bacio" di Francesco Hayez, nella fotografia l'immagine di Doisneau è l'icona di una passione pura, istintiva, irruente, che è massima forma di comunione proprio in quanto momento e movimento d'esclusione.

Questo interessava al fotografo: fermare l'umanità che si manifestava sotto i suoi occhi. Un attimo prima di perderla e pure un attimo prima di comprenderla nella sua pienezza. Doisneau voleva la magia dell'istante irripetibile, la meraviglia del non-pensato, lo stupore dell'Essere e dell'essere felice. È alla sua filosofia dell'istante monumentalizzato che è consacrata la mostra "Robert Doisneau. Paris en liberté", ospitata a Palazzo delle Esposizioni, dal 29 settembre al 3 febbraio.

Attenzione, filosofia non realtà. Pura metafisica contaminata dalla necessaria impurità della pratica. In una panoramica di oltre duecentoquaranta scatti realizzati tra 1934 e 1991 e dedicati alla sua Parigi, fatta di facce, persone e gesti più che di architetture e scorci, consacrata ad indagare e restituire l'anima di una città ben oltre l'eternità delle sue pietre, a spiccare è il falso, lo scatto meditato, voluto e costruito che, eccezione alla routine, diventa, come vuole tradizione, la migliore delle sue conferme. Nonché, forse, il passo più importante di una filosofia dello sguardo interiore che rifugge dalle ombre platoniche per puntare gli occhi direttamente nel fuoco nell'Idea.

 Il bacio "rubato" di Doisneau, in realtà rubato non è. È ormai storia nota, da quando, spezzando il cuore ai romantici di tutto il mondo, nel 1992, una coppia si presentò a chiedere i diritti per l'immagine, accusando il fotografo di aver violato la sua privacy. Dichiarazione bomba che ruppe l'incantesimo, tentando di monetizzare il sentimento. Allora Doisneau si difese, facendo propria quella linea di violenza e violazione, per ammettere che lo scatto non solo era stato frutto di una posa ma era stato fatto in tale modo per rispetto della privacy degli innamorati, dato che quelle che si baciano in strada, di solito, replicò l'artista, non sono coppie legittime. Fango su fango. Il bacio "puro" diventò immediatamente l'impuro per eccellenza, ben congegnata icona di un falso mito, che toglieva alla passione la sua velatura aulica, condannandola a essere solo materia. Ecco la grande intuizione di Doisneau, nonché forse il suo testamento ideologico-artistico e umano.

La felicità che voleva ritrarre, al punto di farne recita, viene riconosciuta ambizione innata dell'uomo, Idea metafisica, possibile solo nella faticosa costruzione del giorno. La fotografia dunque non è più menzogna, ma prova di una poesia dell'esistenza che, proprio per il suo essere più alta, è in realtà, per paradosso, alla portata di tutti. Non è importante ciò che realmente è accaduto, ma ciò che l'uomo può immaginare e costruire per se stesso. L'istante è perduto solo se si accetta di ignorarlo, altrimenti è epifania di un Eden terreno, riconquistabile oltre peccati e trascendenze, e la felicità ha luci ed ombre certo, ma il fascino di un chiaroscuro, qui fotografico, che è esaltazione del potere seduttivo dell'illusione. È insomma, immagine in quanto immaginazione.

Di scatto in scatto, la felice e atemporale - seppure apparentemente legata a doppio nodo alla sua contemporaneità - Parigi che si svela nelle foto esposte è una città interiore, evoluzione moderna di quella città ideale inseguita e osannata dal Rinascimento. Qui, non sono più le pietre a documentare l'immortalità, ma le emozioni di chi tra esse abita. Il sogno diventa così il vero "tesoro" dell'uomo. Foto su foto.

Fonte: Exibart

 


Doisneau
Il Bacio dell'Hotel de Ville, 1950_copyright © atelier Robert Doisneau, La ballata di Pierrette d'Orient, 1953_copyright © atelier Robert Doisneau, Pont d'Iéna, 1945_copyright © atelier Robert Doisneau, Selezione per il Concert Mayal, 1952_copyright © atelier Robert Doisneau, Autoportrait au Rolleiflex, 1947_copyright © atelier Robert Doisneau


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