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mercoledì 16 ottobre 2019

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MOSTRE - Finalmente Vermeer!

Alle Scuderie del Quirinale fino al 20 gennaio

01.10.2012 - Valeria Arnaldi



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Via la pompa, lo sfarzo, l'ostentazione. Bandita l'opulenza barocca di temi per confermare, invece, la ricchezza di tecnica e sguardo. Ecco il segreto dell'arte di Johannes Vermeer e la rivoluzione, più o meno consapevole, affidata alle sue opere. Vermeer è il pittore della piccola borghesia e, soprattutto, per la piccola borghesia. I suoi orizzonti non devono essere eccessivamente alti, ma devono innalzare il quotidiano e l'evento spicciolo, regalando a ogni vita una pittorica illusione di importanza. Per strappare sorrisi e sospiri, non smuovere animi. Non all'epoca almeno.

Dal 27 settembre al 20 gennaio, le Scuderie del Quirinale ospitano l'attesissima esposizione "Vermeer. Il secolo d'oro dell'arte olandese", che già prima di aprire si è fatta notare per i suoi numeri da record. Primo tra tutti quello delle tele dell'artista, ben otto in mostra, contrariamente alle abituali quattro delle precedenti mostre internazionali, superata solo dalle nove di Madrid nel 2003. Attenzione, otto sulle trentasette conosciute. Sarà dunque un terzo della sua produzione a riunirsi in questa prima grande esposizione che la Capitale dedica al maestro olandese. Una rete di musei e prestatori  dunque, che ben illustra la "rete" di cui la pittura di Vermeer si nutrì e nutrì i contemporanei.

Collezionista e commerciante d'arte, prima ancora che pittore, Vermeer era un fine conoscitore di percorsi e tendenze del suo tempo, indagatore del mercato, esperto di domanda e offerta dell'animo e, di conseguenza, della tasca. È la quotidiana realtà dell'arte a sollecitare la sua attenzione per interni borghesi, piccole scene di vita familiare, intimità disvelate dal pennello e consacrate ad essere degne di nota, quasi a giustificare intere vite altrimenti perse. Non è un caso che ad a interessarlo siano soprattutto soggetti femminili. Non è solo questione di fascini, tantomeno di forme, è più che altro la suggestione di una "chiusura" di costumi più o meno rigorosi che è primo motore per entrare nella potenza dell'Oltre. Le sue donne, tra cameriere e dame, sono le imprescindibili abitanti di un universo di piccole cose, che si nutre però di grandi stupori. È il sorriso rubato alla ragazza con il cappello rosso, spezzato dall'incredulità di essere "rapita" su tela per il semplice fatto di essere in quell'istante e quel posto, manifestazione di luce e colore. Ma è anche la passione segreta della cameriera che, abbandonatasi all'amore, trascura la gestione della vita familiare, che è in realtà, più di tutto, gestione della sua stessa vita, alla casa strettamente legata. Gli interni di Vermeer sono ricchi di dettagli, simboli, motivi ornamentali e suggestioni. Gli esterni rivelano l'angustia di stradine strette e la delicatezza di cieli perduti, non potenti di per sé ma frutto di riflessi fragili di specchi d'acqua e paludi. Cieli trafitti dalla luce che sembra trascurarli per piovere sugli uomini - e sulle donne - imponendo loro di aggiungere poesia allo sguardo. Vermeer si guarda intorno e libera gli scorci e le intimità della sua Delft dal peso di uno sguardo paludato per definire al meglio ciò che gli artisti a lui contemporanei sembrano soltanto abbozzare. Ecco la rete. Più dell'orizzonte reale spesso ad attrarlo, è infatti quello già filtrato e dipinto, ma non sufficientemente meditato. Vermeer vede "l'affare", lo fiuta e ne fa mercato. Forza. Non è questione di mera economia, ma comprensione del momento.

La mostra romana racconta quella rete. Stupisce con il numero di opere dell'artista, appunto, ma le propone nel contesto di oltre cinquanta lavori di contemporanei, che alla sua rivoluzione sono legati, come spunto o conseguenza. Figlio di un tessitore di seta che commerciava pure nell'arte, Vermeer divenne rapidamente la guida di una gilda di pittori, dimostrando subito talento per la visione d'insieme, mai sorvolo ma approfondita ricerca del dettaglio, nella tela e nella vita. È la sua "traiettoria" quella che racconta nelle opere, il peso di un quotidiano forse piccolo che può però suggestionare gli animi ben al di là del limite della cornice. Così la sua scenetta quotidiana, lungi dal virtuosismo di impronta mariniana, è una sorta di più o meno consapevole revanchismo borghese, che invita a guardare al di là del dato per costruire il nuovo.

Le enigmatiche donne di Vermeer lo gridano di tela in tela, con sorrisi accennati e sguardi accesi: è la rivoluzione di un'intimità che si scopre pubblica, nel momento in cui ha il coraggio di riconoscersi comune.

Fonte: Exibart

 


Vermeer. Il secolo d'oro dell'arte olandese



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